

I cantieri sono fermi, i lavori bloccati e i disagi aumentati. Proseguono invece quelli 'secondari' dei complessi immobiliari
E’ oramai una triste realtà: la riqualificazione ambientale di Casal Bertone disattende le promesse iniziali. E i disagi che ne derivano sono tanti e sono troppi.
Sull’argomento, è opportuno fare un passo indietro: nel 2005, nell’alveo di un progetto di riqualificazione ambientale ed urbanistica del territorio, veniva siglato un accordo di programma cui seguiva lo stanziamento di fondi da parte del Comune di Roma direttamente al V municipio. Tale accordo, firmato fra le forze sociali più rappresentative del quartiere, le amministrazioni pubbliche ed i costruttori incaricati, aveva ad oggetto la creazione, a Casal Bertone, di una serie di opere pubbliche denominate “di compensazione“, che, cioè, gli appaltatori dovevano realizzare prima dei complessi immobiliari e residenziali contenuti nel medesimo progetto.
Il menzionato accordo prevedeva “su carta” la creazione di nuove infrastrutture pubbliche e l’ampliamento ed ammodernamento di quelle già esistenti quali, a titolo esemplificativo, la nascita di centri di accoglienza per immigrati e per anziani, l’ampliamento del parchetto di via Morozzo, la riqualificazione dell’asilo nido comunale, la costruzione di una struttura sportiva e socio – culturale in via De Dominicis e, infine, lo spostamento dello storico mercato di Casal Bertone da via Cesare Ricotti ad un altro spazio, appositamente previsto, situato in via A. Pollio – angolo via di Casal Bertone, dirimpetto al Centro Commerciale Auchan.
Quanto ai tempi, l’accordo di programma prevedeva l’allestimento e successiva chiusura dei cantieri predisposti entro due anni dalla loro messa in opera: conclusa questa prima fase, le società appaltatrici potevano passare alla successiva, avente ad oggetto la realizzazione di complessi immobiliari e nuovi condomini, coerentemente con le esigenze del cosiddetto “piano casa”.
Ebbene, a distanza di cinque anni dall’approvazione del progetto originario, i cantieri sono fermi, i lavori bloccati e i disagi aumentati. Infatti, delle cosiddette “opere di compensazione” non si vede la fine mentre, al contrario, i complessi immobiliari asseritamente “secondari” sono quasi finiti e i relativi lavori procedono senza sosta. Ancora una volta, secondo una prassi tristemente consolidatasi nella Capitale, i cantieri destinati alle infrastrutture sociali lavorano “a singhiozzo”, mentre la grande speculazione edilizia corre veloce, con conseguente peggioramento delle condizioni di vita del quartiere: più smog, più inquinamento, crisi della viabilità, inefficienza dei trasporti pubblici e privati.
E’ evidente che dei disagi descritti fa le spese, ancora una volta il cittadino. Il cittadino uomo della strada, che non ha voce, che paga le conseguenze di scelte di vertice teoricamente pregevoli e praticamente irrealizzate o irrealizzabili.
Cristina ha all’incirca 60 anni, abita in via D. Cucchiari da quando è nata, conosce il quartiere, ne respira l’aria. Porta i suoi nipoti a giocare al parchetto di via Morozzo, unico fazzoletto di terra verde esistente in una zona urbanistica nata senza un piano regolatore. Parla di un quartiere – Casal Bertone – cresciuto a ridosso del centro della città, periferico e fin da sempre poco considerato a livello comunale. Dice che il parchetto in cui ci troviamo significa molto per chi, come lei, è nato e vissuto nel quartiere: lo racconta come una conquista dei cittadini che, quindici anni or sono, lo imponevano al Municipio, rivendicandolo con la forza. Racconta come i suoi figli dovevano giocare a pallone in strada, in mezzo alle automobili che, per fortuna, a quel tempo erano molte di meno. Dice che proprio per questo il parchetto rappresenta ancora una conquista, spera che non verrà cantierizzato e poi abbandonato com’è accaduto per l’area del nuovo mercato perché questo non sarebbe giusto verso chi si è battuto per averlo, per assicurare ai propri figli uno spazio di gioco libero, tutto per loro.
Fra i banchi del mercato, la maggior parte dei negozianti è reticente, non accetta di parlare dell’imminente spostamento e smantellamento dei banchi. Solo Mario, dopo molte insistenze, racconta la sua storia: lui ha quarant’anni, un banco di prodotti gastronomici ed una licenza comprata dai genitori. Tutte le mattine, alle sei, apre il suo banco. Dice che ci sono delle grosse difficoltà nella concessione e nel rinnovo delle licenze di coloro che già si trovano nella zona perché sembra che queste non bastino per tutti: anche se lo spazio di nuova creazione coprirà una metratura più ampia, infatti, alcune aree sono già state concesse a terzi negozianti, con la conseguenza che non è detto che lui potrà proseguire la propria attività in quel posto. Aggiunge come questa situazione sia ingiusta per il suo lavoro e, prima ancora, per quello dei suoi genitori, per i risparmi di una vita investiti in quell’attività.
Anche Maria, che da anni fa la spesa al mercato, dice che non sarà la stessa cosa non trovarselo più là, davanti al portone, non sentirne più gli odori e i rumori al mattino. Dice che il mercato rionale rappresenta un momento di ritrovo soprattutto per gli anziani, che escono da casa al mattino con la voglia di raccontare e raccontarsi le rispettive vite, di prendere un caffè o semplicemente di passeggiare fra i banchi. Dice che il nuovo mercato è più fuori mano, che non ci sono bar lì vicino, che chi ha difficoltà di deambulazione non potrà raggiungerlo facilmente.
Le citate testimonianze raccontano una realtà di quartiere non dissimile alle tante che si registrano, allo stato attuale, nel Comune di Roma.
Nell’operazione edilizia denominata “housing sociale”, che ha interessato tutte le aree più o meno periferiche della città, che avrebbe dovuto riqualificare quelle già esistenti accanto alla creazione di nuovi alloggi per i cittadini, il patrimonio pubblico è stato svenduto. E’ così che nascono nuovi quartieri fuori dal raccordo, che quelli più antichi non vengono riqualificati e valorizzati ma, al contrario, diventano invivibili per chi ci abita. La città si sviluppa nella logica della rendita facile, del caro affitto, dei centri commerciali, dei box auto che costano come appartamenti. Quindi, ancora una volta gli interessi privati prevalgono sui bisogni dei singoli, gli accordi originari non si rispettano e le promesse si trasformano in illusioni non appena i seggi vengono chiusi.
Pertanto, stando così le cose, la situazione di Casal Bertone non costituisce che un triste esempio della fredda razionalità con cui i vertici cittadini gestiscono la vivibilità di Roma, ovvia conseguenza di una politica amministrativa che non reca benefici ma, al contrario, profondissimi disagi.
Mercato di Casal Bertone: la parola ai commercianti
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.