

Andrea Rotondo, presidente di Confartigianato Roma, lancia l’allarme: "Siamo di fronte a una vera e propria emergenza"
Roma sta perdendo la sua anima produttiva. Un lento ma inesorabile declino che, negli ultimi cinque anni, ha visto svanire una su cinque delle sue imprese manifatturiere, lasciando dietro di sé serrande abbassate, capannoni vuoti e oltre 8.000 lavoratori senza un impiego.
La città eterna, un tempo fucina di artigiani e piccole industrie, oggi sembra diventare sempre più un mercato per prodotti realizzati altrove.
Il dato, impietoso, arriva da Confartigianato Roma, che ha elaborato gli ultimi numeri di Unioncamere: nel 2019 le imprese manifatturiere nella Capitale erano 18.812, oggi si sono ridotte a 14.754. Un crollo del 20% che ha colpito duramente sia le aziende artigiane (-2.098) che quelle industriali (-1.960).
Camminando per le strade della città, il cambiamento è evidente. Le botteghe storiche chiudono, rimpiazzate da franchising e attività temporanee. I laboratori dove si lavorava il legno, la pelle e il ferro lasciano il posto a magazzini in disuso o trasformati in locali commerciali.
A pagarne il prezzo più alto sono settori simbolo del saper fare italiano: la produzione di articoli in pelle è crollata del 40%, l’elettronica ha perso il 39% delle sue imprese, mentre tessile e lavorazione del legno registrano cali superiori al 30%.
Anche il comparto alimentare, una volta fiore all’occhiello del made in Rome, è in crisi. L’unica eccezione? Le industrie delle bevande, che con un modesto +9% sembrano essere le sole a resistere.

Ma cosa sta soffocando le aziende romane? Costi insostenibili, burocrazia asfissiante, mancanza di incentivi e politiche industriali adeguate.
Le officine silenziose, i negozi con le vetrine impolverate e i cartelli “Affittasi” raccontano di un sistema che si sta spegnendo.
A lanciare l’allarme Andrea Rotondo, presidente di Confartigianato Roma: “Siamo di fronte a una vera e propria emergenza. Roma si caratterizza sempre più come un grande mercato per le produzioni provenienti da altre Regioni e da altri Paesi.
Lo avevamo già segnalate durante il periodo del bonus 110 per cento, in cui avevamo registrato l’acquisto di infissi (legno e metalli) quasi totalmente da fuori regione.
Quello che chiediamo – ha concluso – è che Regione Lazio e Roma Capitale avviino un processo di risanamento e sviluppo delle aree produttive capitoline valorizzando il ruolo del consorzio unico industriale“.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.