Lei influenzata e lui in malattia obbligatoria

Il capo: potresti aver contratto il virus della suina
di Alessia Ciccotti - 11 Novembre 2009

Un giovane, 27 anni  (con una casa da ristrutturare per poterci andare a vivere con la sua fidanzata), una mattina arriva sul posto di lavoro, un’agenzia di finanziamenti, ma è costretto a tornarsene a casa perché il suo capo lo mette in malattia obbligatoria per una settimana. La giustificazione del responsabile è che essendo stato a contatto con la fidanzata nei giorni in cui questa è stata ammalata, febbre alta e raffreddore, potrebbe essere entrato in contatto con il virus dell’influenza A H1N1 e quindi rischia di contagiare i colleghi.
Peccato, si fa per dire, che lui non abbia avuto nemmeno una linea di febbre e che la sua fidanzata, molto probabilmente, non abbia avuto la tanto temuta febbre suina. Dopo una notte e un giorno con una temperatura di 39° e un normalissimo raffreddore, seppur molto fastidioso, (ma quale raffreddore non lo è?), la ragazza si è rimessa subito in piedi e ha ripreso, dopo appena due giorni alle prese con tachipirina e fazzoletti, a girare come una trottola per trovare la cucina per la sua prima casa. Inoltre non avendo registrato nessuno degli altri sintomi che caratterizzano questa nuova influenza, ossia perdita d’appetito, tosse, mal di gola, a volte anche nausea, vomito o diarrea, e non essendosi sottoposta ad alcun tampone, non c’è nessuna prova scientifica o medica che avesse contratto il virus.

Non è una barzelletta ma quello che è accaduto ad un giovane venerdì 6 novembre che, oltre a tornarsene a casa, avrebbe dovuto anche, su richiesta del suo capo, fornire all’ufficio un certificato medico per la sua assenza. Ma il dottore che cosa avrebbe dovuto certificare se il ragazzo era sano come un pesce? E, soprattutto, quale diritto aveva il datore di lavoro di prendere questo provvedimento?

Nonostante avessimo già intuito le risposte a queste domande, abbiamo chiesto spiegazioni ad un avvocato, esperto in diritto del lavoro, il quale ci ha confermato che non esiste nessuna legge o norma di qualsiasi genere che preveda la possibilità per un datore di lavoro di mettere un dipendente in malattia obbligatoria. «In Italia si stimano circa 800mila ammalati – dice l’avvocato – immagini cosa succederebbe se tutti quelli che entrano in contatto con loro venissero messi in malattia». Inspiegabile anche per il medico, al quale il ragazzo non ha nemmeno chiesto di fare quel certificato, che non sarebbe stato altro che un falso.

Ecco dunque l’unica, vera, e forse più pericolosa conseguenza dell’influenza A H1N1 e del clamore che sta riscuotendo da qualche mese a questa parte: la psicosi ingiustificata. Ingiustificata, e anche ingiusta, come la decisione di questo datore di lavoro perché non è assolutamente prevista, né dalla legge, né dal buon senso, la possibilità di mettere in malattia obbligatoria un dipendente, tantomeno per una semplice influenza.

Forse, ci viene da pensare, è il caso di punire, oltre che i dipendenti fannulloni, anche i titolari di attività che prendono provvedimenti “bizzarri” nei confronti di giovani che nonostante la crisi e nonostante le incertezze vogliono provare a costruirsi un futuro.

Fortuna che il capo si è ravveduto in tempo e il lunedì successivo il ragazzo era di nuovo in ufficio. E fortuna che ha un contratto a tempo indeterminato; cosa potrebbe accadere se al primo colpo di tosse sul posto di lavoro tutti i lavoratori precari, con un contratto di collaborazione o a progetto, che guadagnano in base alle ore di attività, venissero rispediti a casa? Oltre ad una paralisi di moltissimi fra uffici, imprese e industrie, si rischierebbe di creare, come forse già si sta facendo, allarmismi inutili.

Con questo non si vuole certo minimizzare l’esistenza e la diffusione dell’influenza, resta comunque necessario comprendere quando e chi ha realmente bisogno di fare più attenzione e chi invece può limitarsi a seguire delle semplici e comuni regole:

1. Lavarsi spesso le mani
2. Coprirsi la bocca quando si tossisce o starnutisce
3. Mantenere le distanze con soggetti ammalati
4. Arieggiare gli ambienti
5. Gettare i fazzoletti sporchi e i rifiuti infettati

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