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Memoria giudiziaria

Corte di Cassazione, il saluto romano è reato (forse)

Dunque, la Corte di Cassazione a Sezioni Riunite (le cui Pronunce, va rammentato, fanno Giurisprudenza) sul quesito se il saluto romano di marca fascista configuri o meno il reato di “apologia del fascismo”, la Suprema Corte ha deciso come segue: la “chiamata del presente” o “saluto romano” è un rituale evocativo della gestualità propria del disciolto partito fascista, integra il delitto previsto dall’articolo 5 delle Scelba, ove, avuto riguardo a tutte le circostanze del caso, sia idonea a integrare il concreto pericolo di riorganizzazione del disciolto partito fascista.” . Inoltre, “a determinate condizioni può configurarsi anche la violazione della legge Mancino” che vieta manifestazioni esteriori proprie o usuali di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, “i due delitti possono concorrere sia materialmente che formalmente in presenza dei presupposti di legge.”

La Pronuncia della Suprema Corte è stata definita da molti osservatori di buon senso, ma è facile immaginare come – “ai sensi e per gli effetti”, come si dice nel gergo giudiziario – di questa decisione spetterà comunque al Giudice, chiamato a giudicare nel singolo caso, stabilire se tendere il braccio in quel saluto debba considerarsi reato dovendosi provare (cosa non facile) – come conditio sine qua non per la realizzazione del reato di “apologia del fascismo” – “la volontà di ricostituire il disciolto partito fascista”, chiamando in causa – come comunque ha fatto la Suprema Corte e come avete letto – l’Articolo 5 della Legge Scelba del ’52, ma anche la Legge Mancino del ’93.

Saluto romano e Cassazione: la tesi della Procura Generale 

Il rappresentante della Procura Generale della Cassazione, Pietro Gaeta, che aveva chiesto di confermare la Sentenza della Corte d’Appello di Milano, ha detto che …

– Acca Larentia con 5mila persone è una cosa diversa di quattro nostalgici che si vedono davanti ad una lapide di un cimitero di provincia ed uno di loro alza il braccio. Bisogna distinguere la finalità commemorativa con il potenziale pericolo per l’ordine pubblico. La nostra democrazia giudiziaria è forte e sa distinguere. E’ ovvio che il saluto fascista sia una offesa alla sensibilità individuale ma diventa reato quando realizza un pericolo concreto per l’ordine pubblico. Non possiamo avere sentenze a macchia di leopardo in cui lo stesso gruppo viene assolto da un tribunale e condannato da un altro». (Fonte: Domani del 18 Gennaio 2024)

Insomma, il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto e la destra lancia segnali di giubilo per la decisione, anche se le norme delle due Leggi (che la Cassazione ha richiamato nella sua Decisione) parlano chiaro. Dunque, staremo a vedere se, quando si presenterà un nuovo caso di saluto romano, i Giudici terranno conto o meno di quanto sentenziato dalla Cassazione che comunque – richiamando le due Leggi citate e ribadendo la natura fascista del saluto a braccio teso – ha affermato alcuni criteri interpretativi fondamentali che sono antifascisti. (*)

Intanto – per la serie: se non sono saluti romani sono botte da orbi – a Napoli, quattro esponenti di Casa Pound, sui cinque indagati per un pestaggio, sono finiti ai domiciliari per avere aggredito brutalmente un fotografo che indossava una spilletta antifascista. Va ricordato che i quattro fascisti ora ai domiciliari, qualche giorno fa erano a Roma, in Via Acca Larentia, a salutare romanamente durante quella manifestazione fascista. Dunque, il fascismo, più che un’idea è (e resta) solo e soltanto un crimine.

(*) Va ricordato che la Pronuncia della Cassazione a Sezioni Riunite nasceva da una condanna in Appello per il reato di “apologia del fascismo” inflitta agli otto organizzatori fascisti (di Casa Pound) della commemorazione a Milano di Sergio Ramelli ucciso, nell’Aprile del 1975 durante alcuni scontri con manifestanti di sinistra. La Sentenza d’Appello è dunque stata annullata e i condannati (che erano stati assolti in Primo Grado) dovranno essere nuovamente sottoposti a giudizio alla luce di quanto deciso dalla Cassazione.

Memoria nera: non basta giurare sulla Costituzione per proclamarsi antifascisti, ovvero il passato di Giorgia Meloni (e non solo) che non passa

Pozzolo’s Story

Emanuele Pozzolo, Deputato (sospeso) di FDI, per la pistola calibro 22 dalla quale è partito l’ormai famoso proiettile di Capodanno 2024, è possessore di un regolare porto d’armi rilasciato per “difesa personale” per il timore di ritorsioni in seguito alla sua partecipazione ad un Convegno sulla situazione dei cristiani in Iran.

Ora, il Comando Provinciale dei Carabinieri di Biella – competente per territorio vista la residenza del Parlamentare – ha emesso una Nota nella quale precisa che: 

“Nell’ambito della procedura per il rilascio del porto di pistola a Pozzolo, con riferimento all’esposizione a rischio rappresentata dal Parlamentare, il comando Provinciale di Biella non ha espresso alcun parere, comunicando solo di ‘non essere in possesso di elementi utili di valutazione’ in ordine alle esigenze rappresentate dal richiedente al fine del rilascio del titolo autorizzativo da parte della prefettura.”

Dunque, non si è trattato di un parere negativo alla concessione di quanto richiesto da Pozzolo – come alcuni organi di stampa hanno titolato – ma quantomeno la Relazione dei Carabinieri avrebbe dovuto far riflettere il Prefetto di Biella che ha dato il nulla osta alla concessione del “titolo autorizzativo” al porto d’armi. 

“Fratelli D’Italia è totalmente estranea alle manifestazioni neofasciste di commemorazione dei tre militanti del MSI uccisi nel 1978 nella Sezione Acca Larentia, di Roma”. Così il Presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, all’indomani delle polemiche sulla manifestazione fascista organizzata davanti alla ex Sezione missina. Certo, è difficile credere alla genuinità di quelle parole, dato il carattere politico di chi le ha pronunciate, il quale (Seconda carica dello Stato) non ha mai rinnegato il suo passato nelle file dell’MSI (di cui il padre è stato tra i fondatori) insieme al fratello Romano. 

Se ad ascoltarle ci fosse stato, mettiamo, Black Elk (leggi Alce Nero), “Uomo di Medicina” degli Indiani Oglala, avrebbe certamente esclamato, con assoluta convinzione: “L’uomo bianco parla con lingua biforcuta”. (*) Si dirà: “Eppure La Russa, Parlamentare della Repubblica di lungo corso, ha giurato sulla Costituzione, che è antifascista.” Ma – come ha precisato lo scrittore Maurizio Maggiani sul Quotidiano La Stampa di Lunedì 15 Gennaio – non basta giurare sulla Costituzione per proclamarsi antifascista. Ci vuole un “dopo” fatto di atteggiamenti e comportamenti conseguenti, cosa che – a mio giudizio (ma non sono solo in questa considerazione) – né nel Presidente del Senato, né nella Premier Giorgia Meloni ha ancora avuto luogo.

Mentre per La Russa sembra che il tempo non sia passato (vista anche la sua nota collezione di busti del duce), la Presidente del Consiglio tenta spesso di accreditarsi come esponente di un’idea politica diversa e lontana dai tempi in cui anche lei “tifava” MSI e militava nella destra parlamentare, espressione politica infinite volte beccata a braccetto con la sua ala estrema, che di parlamentare nulla aveva e lo rivendicava apertamente. Dunque, se si guardano i risultati e si mettono in fila non solo le sue parole passate e presenti, ma anche i suoi recenti silenzi, appare chiaro quanto il tentato maquillage democratico non le sia riuscito.

Qualche esempio? Volentieri. E perché non sembri un mio personale “accanimento politico”, prendo in prestito qualche riga del pezzo che il Sociologo Edoardo Novelli ha pubblicato su Domani del 15 Gennaio scorso, con il titolo: “Quelle radici profonde che non gelano. L’iconografia FDI resta fascista”

Scrive Novelli 

  • “[…] LE RADICI Il primo anno al governo della nuova classe politica ha offerto una molteplicità di occasioni istituzionali per fare finalmente chiarezza non tanto sulle origini e sulla matrice identitaria di FdI, ben note e tutt’ora illuminate dalla fiammella tricolore, ma sul suo processo di elaborazione politica. Un tema che si è imposto con ineluttabilità storica alla neo premier sin dal momento del suo insediamento a Palazzo Chigi, avvenuto (per terribile coincidenza, o segno?) nell’ottobre del 22. Esattamente cento anni dopo la marcia su Roma e l’ascesa al potere di Mussolini. La questione si è riproposta ad ogni ricorrenza storica – l’eccidio delle Fosse Ardeatine e il 25 Aprile – e in occasione di vicende d’attualità vissute dai protagonisti con la testa rivolta al passato – funerali, dichiarazioni sui social, l’assalto alla sede della Cgil. In nessuna di queste occasioni, né il presidente del Consiglio, né Fratelli d’Italia sono stati in grado di fare chiarezza e di compiere quel passo necessario per entrare a pieno titolo nell’Italia democratica e antifascista, sancita dalla Costituzione alla quale il governo ha giurato fedeltà nelle mani del suo Presidente. Un sottile gioco di equilibrio sul filo dell’ambiguità e della reticenza che anche quando obbliga a confrontarsi con la storia, come in occasione della lunga lettera inviata da Giorgia Meloni al Corriere della Sera per il suo primo 25 aprile da presidente del Consiglio, a fianco del riconoscimento dei valori democratici «conculcati dal fascismo», permette di non pronunciare mai la parola «antifascismo» e di limitare la «resistenza» alla brigata bianca Osoppo o quella della guerra Russo-Ucraina. Arroccati, ma anche vittime, di una cultura politica e di un universo valoriale che confondono l’evoluzione con l’abiura, il cambiamento con il tradimento, l’ostinazione con l’eroismo, attingono e si nutrono di simboli, immagini, mitologie di chiara e indubbia provenienza.”

Qui il resto del pezzo: https://www.editorialedomani.it/politica/italia/iconografia-fratelli-italia-fascista-libro-luciano-cheles-ee0ctqqy

Fin qui Novelli e da parte mia aggiungo solo l’ultima riga, dell’ultima strofa della celeberrima “Hotel California”, dei nordamericani Eagles (pezzo cult inserito nell’Album omonimo del 1977) che recita: “Puoi lasciare la stanza e pagare quando vuoi, ma non potrai mai andartene”. Parole che – con qualche adeguata sostituzione di un paio di termini – mi pare esprimano bene la condizione politica della Premier italica e di molti dei suoi sodali. 

(*) Occorre ricordare che sia Ignazio che Romano La Russa erano presenti – in qualità di dirigenti del MSI almirantiano milanese – alla manifestazione missina del 12 Aprile 1973 (per altro vietata dalla Questura) nella quale un estremista di destra del Gruppo nazifascista “La Fenice”, Vittorio Loi, figlio del noto pugile Duilio) lanciò una granata SRCM 42, colpendo e uccidendo l’Agente di PS 22enne Antonio Marino.

Ugo Fanti, Presidente della Sezione Anpi di Roma Aurelio-Cavalleggeri “Galliano Tabarini”

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