

“Di notte si sente gente entrare. Abbiamo segnalato tutto, ma nessuno interviene”, raccontano alcuni cittadini
Nel cuore di Monteverde, all’ombra dei palazzi di via Fabiola, c’è un edificio che non passa inosservato. È l’ex scuola “Fabrizio De André”, chiusa nel 2020 per problemi strutturali e da allora lasciata al proprio destino.
Oggi è un luogo silenzioso e abbandonato, segnato da vetri rotti, ingressi forzati, libri dimenticati e la costante paura dei residenti: “Temiamo che venga occupato”.
Chi abita in zona, soprattutto nei palazzi di via Sanarelli, da mesi assiste impotente al degrado che avanza. Lo stabile, un tempo sede di cultura e socialità, si è trasformato in un rudere aperto, senza vigilanza, facile bersaglio di vandali e senzatetto in cerca di un rifugio.
“Di notte si sente gente entrare. Abbiamo segnalato tutto, ma nessuno interviene”, raccontano alcuni cittadini, che un mese fa hanno scritto direttamente al sindaco Roberto Gualtieri e al minisindaco del XII Municipio, Elio Tomassetti.
Eppure, l’edificio aveva avuto un’opportunità di rinascita. Dopo la chiusura, era stato individuato come sede per una Casa della Comunità e della Salute da realizzare con fondi del Pnrr. Il progetto era pronto, approvato in Conferenza dei Servizi: prevedeva il consolidamento dell’immobile e un utilizzo misto, con spazi dedicati a servizi sociosanitari gestiti dall’Asl Roma 3. L’Assemblea capitolina aveva anche confermato il vincolo scolastico per sei anni, prorogabili. Tutto sembrava procedere.
Poi, l’impasse. Un passaggio formale — l’ok del Ministero per lo sgombero dei locali — non è mai arrivato. E così, a maggio 2024, la Regione Lazio si è chiamata fuori: tempi troppo stretti per rispettare le scadenze del Pnrr. E con la Regione, se n’è andato anche il finanziamento.
Oggi resta solo l’incuria. Porte aperte, arredi abbandonati, documenti sparsi tra le aule, nessun controllo. “L’edificio è nel caos – denuncia Giovanni Picone, capogruppo della Lega a Monteverde –. Ho presentato un’interrogazione urgente al presidente Tomassetti. È evidente che manca una visione sul suo riutilizzo. Si è lasciata scappare una grande occasione“.
Da un anno si cercano soluzioni alternative, ma il tempo passa, e la ferita resta. Intanto, l’ex De André è lì, a ricordare ciò che poteva essere. Un luogo che ha ospitato generazioni di studenti, ora dimenticato da tutti. Tranne dai residenti, che ogni giorno ne guardano le finestre buie e si chiedono quanto tempo ancora servirà per rivederle accese.
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