Nuova Tor Vergata. Quartiere o Fort Apache?

Mancano i servizi e gli abitanti, dopo tante promesse, si sentono abbandonati e isolati
di Aldo Pirone - 26 Gennaio 2010

Nuova Tor Vergata è un quartiere relativamente nuovo e giovane. Sorto dieci anni fa alle pendici dei Castelli romani come Pdz 167 avamposto dell’espansione urbanistica galoppante verso Frascati lamenta una notevole carenza di servizi. Il quartiere è vicino alla centralità urbana metropolitana di Tor Vergata già in via di sviluppo con l’Università, il Policlinico, il CNR, l’Agenzia Spaziale Italiana e, nelle immediate vicinanze, il Centro servizi della Banca d’Italia. Qui erano previsti anche la città dello sport e il campus universitario. Davanti all’abitato c’è anche la grande area della futura centralità di Romanina. Ultimamente il locale Comitato di quartiere si è rinnovato ed ha eletto un nuovo Presidente: Alessandro Egizi. A lui abbiamo voluto chiedere come vanno le cose.

Egizi, a che punto siamo con la realizzazione dei servizi nel quartiere a 10 anni dalla sua nascita? Vi sentite sempre isolati e abbandonati come una sorta di Fort Apache?

Questa prima domanda centra in pieno il vero nostro grande problema.. La mancanza, direi assoluta, dei servizi. Questo quartiere nasce per soddisfare l’esigenza abitativa presente nella Capitale, cavalcata più o meno da spinte imprenditoriali nonché speculative. Di fatto è sorto un quartiere abbondante di appartamenti e residenze varie a cui non ha fatto seguito una realizzazione idonea di servizi. Un quartiere che conta più di 10.000 persone e non ha un Ufficio Postale, ha una sola Farmacia, una sola Banca e soprattutto necessita di scuole. Non abbiamo le scuole, tranne che per la zona di Barcaccia e Ponte Linari. I negozi aprono e chiudono nel giro di pochi mesi. Addirittura ci ha sconvolto la vicenda dell’area edificabile di Via Sandro Penna. Il 14 luglio 2003 su proposta dell’Ass. LLPP del Comune di Roma [proposta 94 (Dec. G.C. del 14 maggio 2003 n. 88)] tramite la delibera 130 il Consiglio Comunale approvava la quinta variante al PdZ D3 Tor Vergata nata dalla necessità di accorpare due aree destinate ad attrezzature di interesse comune, sfruttando in maniera più consona le cubature già esistenti. Stabilendo una delocalizzazione di un complesso scolastico a favore di una edificazione non residenziale. Andando così a costituire un nucleo unitario localizzato in via Sandro Penna, dove precedentemente era ubicato un plesso scolastico. La motivazione fu che questa soluzione consentiva di aumentare sensibilmente l’area del parco archeologico di uso pubblico. Nell’ottobre 2003, il vecchio Comitato di Quartiere tentò di far revocare la Delibera in questione, inviando una lettera al  Sindaco di Roma, all’ Assessore ai LLPP del Comune e al Presidente del X Municipio dove si manifestava la contrarietà dei residenti per la variante operata con la Delibera 130. Senza sortire effetto. “ Difficilmente il Consiglio Comunale revoca una propria deliberazione” fu risposto. Ancor più clamoroso quando, scaduti i termini per l’inizio dei lavori, la Giunta Comunale in data 5 Novembre 2004, con la Delibera 721 confermò le assegnazioni alle Cooperative in questione con la seguente motivazione: “… Considerato che il Piano di Zona è carente di servizi sia pubblici che privati, al fine di soddisfare le esigenze della cittadinanza, in ordine al completamento sia dei citati servizi che delle opere di urbanizzazione, si ritiene necessario procedere alla conferma del diritto di superficie e proprietà così come disposto dalla citata deliberazione G.C. n. 478/2003 …”. La stessa Assurdità nel dicembre 2005 poiché (ad oltre due anni e mezzo dalla assegnazione) non si era pervenuti ancora all’inizio lavori, la Giunta Comunale, con delibera 801 confermò che: “… non essendo detti interventi pervenuti alla fase di inizio lavori entro la tempistica normativamente prevista, gli stessi sono stati confermati con deliberazione G.C. n. 721 del 5 novembre 2004, in considerazione dell’interesse pubblico che il piano fosse dotato delle necessarie infrastrutture non residenziali a servizio della cittadinanza”. Nel dicembre 2006 un Dirigente responsabile della Sovrintendenza Archeologica di Roma confermò che nessun progetto era stato al momento sottoposto al vaglio della Sovrintendenza e che l’area in oggetto risulta essere sottoposta ai vincoli della legge Galasso. La ciliegina sulla torta l’abbiamo agli inizi del 2006 quando una società di intermediazione immobiliare collocò nella zona dell’intervento un cartello nel quale si pubblicizzava la vendita di “… monolocali di varie metrature in residence … ottimo investimento ad alta redditività”. Ma allora che c’entra: al fine di soddisfare le esigenze della cittadinanza? In tal caso si sarebbe prospettata una variazione di destinazione d’uso (per legge una struttura turistico-alberghiera deve essere indivisa e a conduzione unitaria) con conseguente illecito penale. Quel cartello fu successivamente rimosso in conseguenza di alcune segnalazioni fatte al Sindaco ed all’Ass. dei LLPP del Comune di Roma. Il Presidente Medici dichiarò su un giornale, di rendersi subito disponibile, definendo tale operazione “una schifezza”. Ad oggi ci troviamo con un’area recintata a favore di una Concessione Edilizia Scaduta con la prospettiva di veder erigersi una struttura di ancora dubbia utilità sociale per il quartiere e con convinzione si tratti dell’ennesima speculazione edilizia di cui questo quartiere si conferma essere un ottimo terreno fertile. Un quartiere d’oro per le tasche dei “palazzinari” che ha visto nascere Centri Commerciali come funghi, speculare sulle “già denunciate” violazioni sui Prezzi Massimi di Cessione imposti per Legge (167) ai danni degli acquirenti esigenti per necessità abitativa e reddituale (vedi requisiti soggettivi richiesti al momento della prenotazione) a favore dei “soliti noti”. Un appartamento di 80 mq che la Legge impone di vendere a 120.000 euro circa, viene venduto a più di 300.000! Chi incassa la differenza? Abbiamo un Parco che tale ancora non è. Abbandonato e lasciato alla cura di quei pochi cittadini volenterosi che ogni tanto puliscono. Non abbiamo ancora una Parrocchia idonea per capienza e strutture capace da far da baricentro per i giovani quanto per gli anziani. Così come ci mancano altre strutture di agglomerazione, biblioteche, ludoteche, centri ricreativi, sportivi e quant’altro. Sicuramente ci sentiamo ancora isolati sia dal punto della viabilità sia dal punto dell’attenzione ai problemi sociali. In un incontro pubblico, un Assessore ha ricordato la necessità di favorire l’edilizia sociale anziché quella speculativa. I fatti parlano al contrario. I 10 anni non hanno un colore politico ma sicuramente un carattere speculativo.

Cosa chiedete alle amministrazioni comunale e municipale per migliorare la mobilità e la viabilità locale?

Come Comitato di Quartiere ci siamo preposti di essere propositivi e costruttivi cercando di elaborare idee e proposte al fine di migliorare le attuali problematiche. Presenteremo a breve al Comune ed al Municipio un Documento nel quale sono inserite una serie di proposte. Come Comitato abbiamo cercato di accentrare in un unico quartiere le attuali 5 porzioni di cui questo quadrante di distingue, cercando di andare incontro a realtà sociali cadute nel dimenticatoio, sollecitati dai residenti stessi. Così le zone di Via di Tor Vergata, di Viale Galvano della Volpe e Jean Paule Sartre, la zona di Barcaccia, Ponte Linari limitrofa a Via di Tor Vergata e la Via Tuscolana e, non per ultimo, le Vigne di Passo Lombardo e la zona limitrofa di Vermicino. Questo puzzle scomposto dalla viabilità e conseguentemente dalla mobilità. La realizzazione di viabilità adeguata è già percorribile tra la zona di Via di Tor Vergata e Viale Galvano della Volpe, in attesa che inizino le nuove concessioni edilizie previste tra i due quadranti. Così pure le zone di Galvano della Volpe e Barcaccia dove Via Marguerite Yourcenar appare già pronta ma di fatto non transitabile e non fruibile. La zona di Barcaccia potrebbe anche usufruire di un collegamento con Via di Tor Vergata favorita dalla presenza di Via Simeri Crichi che per una semplice linea di terra di pochi metri impedisce questo collegamento. Si dovrebbe però intervenire sull’inserimento di questa via su va di Tor Vergata con la previsione di un impianto semaforico in quanto in prossimità di una curva. Chiediamo anche la costruzione di uno svincolo sulla via Tuscolana, con impianto semaforico, all’altezza dell’ingresso alla zona di Barcaccia, consentendo sia alla traffico proveniente da Roma ad accedere direttamente a Barcaccia, sia ai residenti di Barcaccia di accedere direttamente sulla corsia diretta fuori Roma. E’ un aiuto anche per le attività commerciali di quel settore. Prevedendo pertanto anche un’adeguata mobilità dedicata. E’ proprio la mancanza di questi collegamenti che generano le continue aperture e chiusure di attività commerciali così per Barcaccia come per la zona di via di Tor Vergata e viale Galvano della Volpe oltre alla presenza dei Centri Commerciali. La zona delle vigne di Passo Lombardo che lamentano mancanza di mobilità e viabilità fatiscente. Continui allagamenti per mancanza di impianti di deflusso delle acque piovane che in inverno producono formazioni di ghiaccio. Abbiamo presentato la proposta di agevolare il collegamento con la Stazione ferroviaria della tratta Roma – Cassino, sia sotto l’aspetto della viabilità che per la mobilità. Molte strade necessitano di illuminazione, di marciapiedi, di manutenzione, l’illuminazione sugli attraversamenti pedonali, le pensiline alle fermate ATAC. Insomma il lavoro non manca. Rotatorie in incroci delicati come via di Tor Vergata con il sotto passo di Via Tuscolana. Curiosi di venire a conoscenza del nuovo sviluppo viario in conseguenza della prossima apertura dello svincolo autostradale di Torrenova che ci vedrà ospiti di chissà quale nuovo afflusso veicolare. Non abbiamo la possibilità di invertire la maleducazione di qualche cittadino che usa i marciapiedi come gabinetto per i cani ma chiediamo interventi esemplari dei Vigili Urbani, multando “pesantemente” tale inciviltà. Magari godere anche noi del Vigile di Prossimità del quale la “fortunatissima” Morena già ne usufruisce, insieme al Bilancio Partecipato e del collegamento alla Stazione delle FFSS di Ciampino. Per quanto riguarda i PUP abbiamo già constatato l’efficienza del nostro quartiere ad ospitare con una certa assiduità le carovane dei nomadi. Oltre al “PUP” tollerato (ma non dal Rettore di Tor Vergata) di via Schiavonetti, possiamo vantare anche i parcheggi di via Sandro Penna che anziché onorare le esigenze degli usufruitori del Parco “fantasma” (i residenti), agevolano le soste “temporanee” “permanenti” dei nomadi che interpretano a regola d’arte l’imposizione di lasciare tali soste entro le 48 ore, in permessi a sostare fino a 48 ore (di fatto diventare automaticamente di almeno 96 ore).

Fin dall’inizio avete chiesto la delocalizzazione del campo nomadi di via Schiavonetti. Ve l’avevano promessa per la fine del 2008. Poi cosa è successo?

Abbiamo ricevuto questa promessa come quartiere ma come Comitato di Quartiere da poco costituito, abbiamo avuto la promessa da parte del Sindaco Alemanno, dagli Assessori competenti e dallo staff del Prefetto che avrebbero delocalizzato tale Campo entro dicembre 2009. Addirittura nell’aprile del 2009 girò la voce che il nostro quartiere era stato individuato come area idonea ad ospitare un Campo Nomadi Regolare. Smentita poi dal Sindaco, dal Presidente della Commissione Sicurezza e dal X Municipio. Sicuramente la preoccupazione fu particolarmente viva da parte dei residenti che oltre a far da collante alla nascita del nostro nuovo comitato di quartiere, riuscì anche a far firmare una Petizione (proposta dal Comitato) contro questa eventualità, a circa 1600 residenti. Questa petizione spinse il Sindaco Alemanno, in un’Assemblea cittadina organizzata dal Comitato di Quartiere suddivisa in due aree, al X Municipio ed in prossimità del campo di Via Schiavonetti, a promettere ai residenti che avrebbero delocalizzato questo campo entro dicembre 2009. La paura di una finta promessa è ancora viva poiché sappiamo che l’eventuale alternativa della Barbuta è al centro di un dibattito politico tra Comuni, tra amministrazioni centrali e periferiche e tra “lobby” imprenditoriali. Inoltre vediamo l’interesse degli Enti Locali verso altre realtà, vedi Casilino 900 e 700 mentre a noi i “PUP” di via Sandro Penna. Tra l’altro come possiamo dimenticare la facilità con la quale un Rettore è riuscito a convincere un Prefetto, un Sindaco e un Presidente di Municipio, a delocalizzare il Campo di via Salamanca proveniente da Testaccio – Boario (“finalmente” disse il Sindaco) in via Schiavonetti. Preferendo la sicurezza ambientale di una strada chiusa, lontano dalla viabilità a favore della sicurezza dei bambini dei nomadi, alla pericolosità di via Schiavonetti, strada ad alto scorrimento veicolare e chiusi dentro come i tipici campi profughi palestinesi. E la Politica Sociale sbandierata? Nell’attuazione del Piano Nomadi, via Schiavonetti risulta come Campo Tollerato e “Provvisorio”. I residenti conoscendo bene il significato di “provvisorio” hanno ferma la convinzione che le promesse hanno vita breve e la realtà possibile è quella data dalla consuetudine italiana: almeno trent’anni, poi si vedrà. Gli esempi storici non mancano.

Il vostro quartiere è vicino alla centralità di Tor Vergata. Quali benefici vi aspettate dalla realizzazione di opere come la futura città dello sport e il campus universitario in essa previste?

Adotta Abitare A

E’ sicuramente un’ottima prospettiva. Ci aspettiamo numerosi benefici. Sappiamo che questa centralità farà da calamita per una moltitudine di investimenti e conseguentemente di interventi. Il nostro quartiere godrà di riflesso delle agevolazioni che tale centralità richiede sia come viabilità che come mobilità, auspicando anche in un “apprezzamento” delle nostre abitazioni che attualmente per colpa dei problemi fin qua esposti, hanno subito solo inevitabili deprezzamenti ed hanno, altresì, costretto numerosi residenti a vendere per preferire altri quartieri. Ahimé, è nostra consapevolezza, che probabilmente usufruiremo di benefici perché ci troveremo in mezzo alle centralità di Tor Vergata e di Romanina, perché altrimenti non siamo così fiduciosi che i grandi “manager” non avrebbero interesse ad investire nel nostro quartiere, di fatto già “sfruttato”. Aspettiamo con ansia (paura) e speranza che venga deciso se nei terreni di Scarpellini (Romanina) sorga un Stadio, un Ministero oppure (ci manca solo questo) un Carcere.


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