

Realizzato il progetto operativo al San Giovanni-Addolorata
In Italia una persona su quattro soffre di dolore cronico, una forza malefica causa di stress psicofisico per il paziente e per la famiglia.
Sono colpiti dal dolore cronico in particolare i malati oncologici (96%), ma è un male che tocca persone di qualunque età.
L’Azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata è tra i pochi centri a livello regionale e nazionale che ha da tempo investito in una Medicina del Dolore strutturata per dare risposte concrete al territorio.
“In Italia l’attenzione rivolta al tema del dolore cronico è ancora molto scarsa, lo spazio che la medicina del dolore ricopre – spiega Luigi D’Elia, direttore generale dell’Azienda ospedaliera San Giovanni–Addolorata – nelle strutture sanitarie è frammentato e insufficiente. Una folta popolazione di pazienti non trova una risposta clinica efficace con una forte ricaduta sociale ed una notevole dispersione di risorse. Si tratta, tuttavia, di mettere in pratica modelli organizzativi e gestionali già collaudati. Se il dolore cronico è uno dei problemi medici meno riconosciuti e trattati del XXI secolo, la nostra Azienda può offrire un esempio di quanto già fatto in questa direzione”.
Il dolore cronico è quindi un problema grave e diffuso. Al momento il nostro Paese è collocato al terzo posto in Europa, preceduto solo da Norvegia (30%) e Polonia (27%). Le più colpite sono le donne giovani, in un’età non superiore ai cinquant’anni.
Questo problema spesso è sottovalutato, anche se le sue conseguenze sociali ed economiche sono importanti.
Dai dati risulta che il 17% degli italiani ha perso il lavoro a causa di questa condizione, il 28% ha visto un cambio delle proprie mansioni e delle proprie responsabilità e il 22% ha ricevuto una diagnosi di depressione.
Il dolore cronico nella vita sociale rimane la prima causa di assenteismo sul lavoro, la prima causa di inabilità, con costi sociali altissimi che spesso ricadono direttamente sulle famiglie.
“La volontà dell’OMS – conferma nella sua dichiarazione D’Elia – di pervenire alla realizzazione del progetto ‘Ospedale senza dolore’, peraltro confermata dalla legge nazionale del 2001, ha trovato già nel San Giovanni–Addolorata pratica applicazione per migliorare la qualità di vita del paziente e per favorire un migliore rapporto del paziente stesso con la malattia e con il medico curante”.
“L’approccio – spiega Mario Di Lazzaro, direttore del Dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’Azienda ospedaliera – prevede sia il ricorso a terapie di tipo non interventistico, come quelle farmacologiche, psicologiche e riabilitative, sia di tipo chirurgico. L’obiettivo è minimizzare il dolore e garantire al paziente una buona qualità di vita oltre al recupero delle normali capacità funzionali. Se oggi le cure ci sono e danno ottimi risultati, la difficoltà – conclude Di Lazzaro – risiede proprio nella diagnosi del dolore con solo il 2% dei pazienti che ne soffrono che si rivolgono allo specialista. Colpa la disinformazione innanzi tutto, come dire le cure ci sono, ma medici e pazienti non ne sono informati”.
L’Unità di Terapia del dolore del San Giovanni–Addolorata è impegnata nella diagnosi e cura di tutte le sindromi dolorose che, a seconda delle indicazioni, parte dalle terapie meno invasive fino ad arrivare a tecniche maggiormente invasive da effettuare in camere operatorie dedicate.
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