Polemiche contro il vademecum sulla sicurezza delle donne

Le donne romane contro il manuale realizzato da Omniares Communication e Roma Capitale, distribuito da alcune settimane nel circuito delle metropolitane
di Maria Giovanna Tarullo - 28 Luglio 2011

"Non siamo soggetti deboli da scortare a cui propinare fantomatici braccialetti elettronici con Gps per chiedere soccorso." Questa la polemica avanzata dalle donne romane contro il vademecum per la sicurezza, realizzato da Omniares Communication e Roma Capitale, distribuito da alcune settimane all’interno del circuito delle metropolitane.

Si tratterebbe, infatti, secondo la rivista femminile online "Noi donne.org" di una guida spicciola zeppa di consigli scontati dal sapore retrò, che sembra quasi voler essere un vademecum contro la libertà personale ed un’istigazione alla paura.

Un vero e proprio flop per le tanto osannate "dieci regole d’oro per la sicurezza", rivelatesi nient’altro che mezzucci per tenere a bada il fenomeno sempre più frequente della violenza sulle donne, senza rivolvere realmente il problema a monte.

Non indossare vestiti particolarmente appariscenti se prendi la metro di sera da sola, evitare strade buie, tenere nella rubrica del telefono cellulare alcuni numeri utili da chiamare in caso di emergenza, non inserire informazioni personali sui social network e non lasciare documenti sul posto di lavoro o in casa di amici.

Queste le indicazioni che hanno mandato su tutte le furie le donne della capitale che si sono date appuntamento mercoledì 27 luglio a piazza Trilussa, cuore della movida romana, per esprimere il loro concetto di di sicurezza e libertà. "Vogliamo una cultura – si legge nel manifesto ospitato in rete dal sito del movimento "Se non ora quando?" – rispettosa delle differenze, non una cultura della paura e dell’odio".

Subito pronta la replica di una delle autrici della guida Anna di Lallo, capo della società "Omniares comunication", che ha affermato: "Odio? Ma il mio voleva essere solo un modo per aiutare le fasce più deboli. Sono consigli forse banali, come mettere la borsetta nella busta della spesa. O tenere il cellulare in tasca quando si è da sole di notte, impostato sui numeri del 112 e 113. Consigli della nonna? Forse. Ma sempre validi.

Ci ho lavorato un anno su questo libretto, senza guadagnarci un soldo, sull’onda emotiva delle confidenze di un’amica "impazzita" per le continue telefonate e minacce di un uomo. Un anno trascorso ad ascoltare le richieste di tante donne, per capirne paure ed esigenze. Senza tralasciare le informazioni delle forze dell’ordine. Ho trascorso un sacco di tempo all’ufficio anti-stalking della questura.
Conclude con un dubbio Anna Di Lallo: "Forse la polemica è indirizzata al Campidoglio, perché l’opuscolo ha il patrocinio del Comune. Ma solo dopo che lo abbiamo realizzato, io l’ho proposto al delegato del sindaco per le Pari Oppurtunità, Lavinia Mannuni".

Anche se a pagina 8 è lo stesso sindaco, che sulla questione sicurezza ha vinto le elezioni, a spiegare il perché di questa pubblicazione. Scrive: "Per aiutarvi a sentirvi più sicure, sapendo che non siete sole".

Adotta Abitare A

Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti