Quel tempio abbandonato nel Ghetto di Roma

Versa nel più completo degrado il Tempietto del Carmelo in Piazza Costaguti. A denunciare la situazione è stato Leonardo Ragozzino di Sel
di Serenella Napolitano - 26 Giugno 2012

Quello che è stato negli ultimi anni il simbolo del dialogo interreligioso e della pace nel Ghetto di Roma, torna ad essere un monumento a cui è stata negata la memoria: si tratta del piccolo ma importante Tempietto del Carmelo, situato nei pressi di via di Portico d’Ottavia, che ancora una volta, come trenta anni fa, è privato di quell’aurea che caratterizza i gioielli del passato.
“Esprimiamo l’auspicio che si chiarisca presto chi deve occuparsi della tutela e manutenzione del bellissimo Tempietto del Carmelo del ‘700 in Piazza Costaguti, in pieno Ghetto di Roma, che ora versa nel degrado più totale”, sostiene il responsabile cultura di Sel area metropolitana di Roma, Leonardo Ragozzino.
“Dopo il restauro di 97 mila euro del 2005 che lo aveva restituito all’antico splendore, facendolo tra l’altro diventare un simbolo del dialogo interreligioso e della pace, il conflitto su chi debba effettivamente occuparsene si è riproposto come accadeva prima ancora del restauro. Vogliamo che un tale esempio di civiltà e di bellezza architettonica smetta di essere un ricettacolo di immondizia e una cattiva istantanea per i turisti della Capitale per tornare a risplendere come un tempo”.

Il tempietto fu costruito nel 1759 da una famiglia di droghieri per proteggere un’edicola votiva della Madonna posta a ridosso del rinascimentale palazzo della famiglia Manili. Era nato per dare ausilio ai devoti della Vergine, che si raccoglievano in preghiera attorno alla sacra immagine riposta sopra un altare, ma nel corso del tempo è divenuto il testimone della storia travagliata del ghetto ebraico. Da una lapide affissa sulla parete interna si evince che il tempietto fu restaurato più volte durante il XIX secolo, ma nel momento in cui venne privato dell’effige della Madonna perse il suo ruolo di culto. Dai primi anni del ‘900, divenne sede di una bottega di ciabattini, ma dopo il crollo della cupola, si decise di restaurarlo.
I restauri più importanti sono stati fatti nel 2005 dalla la Soprintendenza statale dei Beni Architettonici e Paesaggistici di Roma, sotto la direzione dell’architetto Arianna Cajano, che è costato 97 mila euro. In quella occasione sono state riportate al loro estasiante candore le colonne di travertino e gli stucchi che decorano il soffitto che circondano una Colomba dello Spirito Santo. Mentre i restauri hanno ripristinato in base ai resti originali il pavimento che è stato rifatto in marmo di Carrara e bardiglio.
Ma evidentemente se la conservazione non continua, inutili sono stati gli sforzi di un così bel restauro.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti