Rigenerazione urbana, svolta dal Governo: via libera anche agli edifici condonati

Edifici nati abusivamente, ma poi regolarizzati, potranno ora essere demoliti e ricostruiti beneficiando delle premialità volumetriche previste dalla normativa regionale

Mentre in Campidoglio si tenta di mettere un argine alla nuova stagione della rigenerazione urbana, fissando criteri restrittivi e paletti stringenti, da Palazzo Montecitorio arriva una decisione destinata a cambiare le carte in tavola.

Un passaggio quasi silenzioso, inserito tra le pieghe della manovra di bilancio nazionale, rischia ora di aprire una fase completamente nuova per l’edilizia, soprattutto nel Lazio.

Il Parlamento ha infatti approvato un emendamento che estende gli interventi di rigenerazione urbana anche agli immobili che in passato hanno ottenuto una sanatoria grazie ai condoni edilizi del 1985 e del 2003.

Una scelta che segna una svolta netta: edifici nati abusivamente, ma poi regolarizzati, potranno ora essere demoliti e ricostruiti beneficiando delle premialità volumetriche previste dalla normativa regionale.

Il provvedimento si innesta sulla recente legge regionale sulla rigenerazione urbana, varata dalla giunta Rocca nell’estate del 2025, che ha riscritto in modo profondo le regole fissate nel 2017 sotto la presidenza Zingaretti.

In particolare, la possibilità di aumentare le cubature fino al 35% viene ora estesa anche a una fetta di patrimonio edilizio finora esclusa, con un effetto potenzialmente dirompente.

In concreto, il meccanismo introduce un doppio vantaggio: prima la regolarizzazione dell’immobile attraverso il condono, poi la possibilità di ampliarlo sfruttando le nuove regole sulla rigenerazione. Un punto che ha immediatamente acceso lo scontro politico.

Le opposizioni, soprattutto Alleanza Verdi-Sinistra, parlano di un regalo ai costruttori e di un colpo inferto a qualsiasi idea di governo del territorio orientata alla sostenibilità.

I numeri aiutano a capire perché il dibattito sia così acceso. Nel Lazio, tra la metà degli anni Ottanta e i primi Duemila, sono state presentate circa un milione di domande di condono edilizio.

Centinaia di migliaia di pratiche sono rimaste sospese negli anni successivi per l’arrivo di nuovi vincoli urbanistici e paesaggistici. Un patrimonio enorme, che ora potrebbe tornare improvvisamente appetibile dal punto di vista immobiliare.

Dal centrodestra regionale, però, la lettura è diametralmente opposta. Per Micol Grasselli, vicepresidente della commissione Lavori pubblici della Regione Lazio ed esponente di Fratelli d’Italia, l’intervento del Parlamento rappresenta un passo di buon senso: la rigenerazione urbana, sostiene, deve essere uno strumento inclusivo, capace di intervenire anche su edifici che, pur irregolari all’origine, sono diventati pienamente legittimi grazie a leggi dello Stato. Escluderli significherebbe rinunciare a riqualificare intere porzioni di territorio.

Intanto, il contrasto tra livello nazionale e amministrazioni locali si fa sempre più evidente.

Da un lato il Campidoglio, che cerca di contenere l’impatto della nuova legge regionale per evitare trasformazioni incontrollate; dall’altro il Governo e il Parlamento, che spingono per un’applicazione più ampia delle regole, nel nome della semplificazione e della ripartenza dei cantieri.

La rigenerazione urbana, da strumento pensato per recuperare e riqualificare, si trasforma così in uno dei terreni di scontro più delicati della politica urbana.

E mentre le norme iniziano a prendere forma, resta aperta la domanda più grande: se questa nuova stagione porterà davvero qualità e rigenerazione, o se finirà per riscrivere le città partendo proprio dalle ferite più controverse del loro passato.


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