

Vicari: "incoraggiare i trattamenti con solide evidenze scientifiche"
Circa 67 milioni di persone nel mondo sono affette da autismo. Dalla primissima età i bambini affetti da autismo, uno su 150, soprattutto maschi, mostrano una seria difficoltà di relazione e non riescono a comunicare.
L’ospedale pediatrico Bambino Gesù in collaborazione con Roma Solidale ha presentato in Campidoglio, martedì 29 marzo, nel corso di un convegno dal titolo ‘Bambini e autismo: quale trattamento?’, risultati importanti per il trattamento precoce e full immersion.
Questi traguardi significativi sono stati raggiunti e documentati da ‘Una breccia nel muro’, il primo Centro italiano per i bambini che si isolano perché il loro mondo emotivo non si intreccia con quello di chi gli sta intorno, nemmeno con quello di mamma e papà. Il trattamento full immersion, nel suo primo anno di applicazione su 42 bambini di età compresa tra i 18 mesi e i 6 anni, ha registrato il 100% di efficacia: in tutti i bimbi, anche in situazioni di estrema gravità, è stato infatti rilevato un miglioramento della capacità di comunicare e di socializzare, di articolare il linguaggio, di reagire agli stimoli esterni.
“L’esperienza di ‘Una breccia nel muro’ ci incoraggia ancor di più a proseguire nel ricorso a trattamenti i cui risultati abbiano solide evidenze scientifiche – dichiara in una nota il prof. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria infantile dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù – allertando al contempo i genitori di bimbi con autismo a diffidare di terapie non validate, spesso inefficaci, se non dannose, e inutilmente costose”.
Il Centro italiano ‘Una breccia nel muro’ segue i bambini autistici in un percorso terapeutico unico e innovativo con diagnosi precoce, formazione dei genitori alla costante applicazione del metodo per interagire nella maniera più idonea con i propri figli e per aiutare le complesse dinamiche dell’autismo anche tra le pareti domestiche.
I risultati, presentati in Campidoglio nella Giornata mondiale dell’autismo, puntualizzano non solo l’importanza della tempestività della diagnosi, delle terapie e della loro validità scientifica, ma soprattutto una maggiore individualizzazione dei trattamenti.
Per rompere la barriera dell’incomunicabilità, ciascun bambino necessita di una sua terapia.
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