

Se da un lato l’indice generale rallenta, dall’altro alcune voci restano in piena corsa. Le spese legate all’abitazione, acqua, luce e gas, crescono dell’1,1% rispetto a giugno
Per la prima volta dall’inizio del 2025, a Roma l’inflazione fa segnare un passo indietro. A luglio l’indice dei prezzi al consumo è sceso da 121,4 a 121,3 punti. Una flessione minima, appena lo 0,1%, ma che rompe un trend che da mesi sembrava inarrestabile.
Un segnale positivo? Forse, ma non abbastanza per le famiglie romane, che continuano a fare i conti con un carrello della spesa sempre più caro e bollette sempre più salate.
Se da un lato l’indice generale rallenta, dall’altro alcune voci restano in piena corsa. Le spese legate all’abitazione – acqua, luce e gas – crescono dell’1,1% rispetto a giugno, mentre i trasporti segnano un +1,2%.
Unica buona notizia: i servizi di ristorazione e accoglienza (bar, ristoranti, alberghi) scendono del 3%.
Il quadro diventa più pesante se si guarda ai 12 mesi precedenti. Da luglio 2024 a luglio 2025 quasi tutto è aumentato:
“Altri beni e servizi” +4%
Istruzione +3,8%
Prodotti alimentari e bevande analcoliche +3,6%
Bevande alcoliche e tabacchi +1,9%
Abitazione, acqua, elettricità e combustibili +1,8%
Servizi sanitari, salute e abbigliamento +1,7%
Servizi ricettivi e ristorazione +1,5%
Unica voce in calo: le comunicazioni, -3,6%.
Ed è proprio lì, tra scaffali e banconi del supermercato, che i romani percepiscono il peso dell’inflazione. In dodici mesi caffè, tè e cacao hanno fatto un balzo del +20,4%. La frutta è salita dell’8,2%, mentre carne, pesce, latte e formaggi si attestano tutti tra il +4% e il +4,5%.
Insomma, il dato di luglio regala un piccolo segnale di fiducia, ma non basta a invertire la rotta. Per i cittadini della Capitale il costo della vita resta ancora alto, e ogni giorno la spesa al mercato o al supermercato continua a ricordarlo.
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