

Dal 2026 la gestione delle case popolari sarà quasi totalmente online
Fino a pochi anni fa Roma non sapeva davvero cosa possedesse. Parchi, strade, impianti sportivi, case popolari, aree verdi, edifici storici, locali commerciali: un patrimonio immenso, frammentato in archivi cartacei spesso incompleti, difficile da consultare perfino per gli stessi uffici capitolini. Un gigantesco tesoro pubblico che, nel caos amministrativo di decenni, era diventato quasi invisibile.
Poi, nel 2023, il Campidoglio ha deciso di voltare pagina. Nasce “Atlante”, un progetto ambizioso che oggi – a fine 2025 – ha già trasformato radicalmente la conoscenza del patrimonio di Roma: 100mila immobili censiti, digitalizzati e in gran parte consultabili online, a disposizione non solo degli uffici, ma anche di cittadini, imprese ed enti del terzo settore.
La fotografia da cui si partiva era impietosa: il Comune non aveva contezza delle condizioni dei beni, del loro stato di occupazione, di chi li gestisse e con quali titoli.
Un labirinto burocratico che rendeva quasi impossibile programmare manutenzioni, valorizzazioni o semplicemente verificare regolarità e utilizzi.
Per cambiare rotta, è stato messo insieme un team di quasi 60 professionisti, coinvolgendo società come IdeaRE, Kpmg, Maggioli, Nolan Norton, Medilife e Almaviva.
Il risultato si chiama Reftree, un software di nuova generazione capace di catalogare tutto: dagli alloggi Erp alle strade, dai parchi alle scuole, fino agli impianti sportivi.
Oggi, collegandosi ad “Atlante” sul sito del Comune, basta un click per trovare la scheda di un edificio, di un terreno o di un’infrastruttura. Nessuno SPID, nessuna password. Tutto pubblico.
L’aggiornamento fornito dall’assessorato al Patrimonio parla chiaro: il lavoro corre spedito.
Oltre 30mila abitazioni
22mila pertinenze
1.300 scuole
400 impianti sportivi
10mila strade
migliaia di aree verdi e fabbricati civici
Quasi 48mila immobili hanno già una scheda pubblica su Atlante; 42mila sono certificati dal dipartimento competente.
L’obiettivo è ambizioso: entro il 2026 digitalizzare quasi il 100% del patrimonio, con alcune eccezioni per immobili sensibili come le case per le donne vittime di violenza.
Alla trasformazione digitale del patrimonio si affianca quella delle case popolari. Con MyErp, l’app lanciata a fine 2024, i 48mila inquilini dell’Erp possono già:
controllare contratto e morosità,
pagare tramite PagoPA,
inviare segnalazioni su guasti e criticità,
richiedere a breve cambi alloggio e subentri interamente online.
E per chi non ha familiarità con il digitale? Restano attivi sportelli fisici, CAF convenzionati e, dal prossimo anno, l’Agenzia sociale per l’abitare, pensata soprattutto per gli anziani.
Il Comune non si ferma qui. In collaborazione con Sapienza, Tor Vergata e Roma Tre, è in costruzione un enorme archivio digitale tridimensionale: 20mila metri quadri già rilevati.
Significa che presto sarà possibile fare un tour virtuale all’interno di immobili comunali, utile per chi vuole richiederne la gestione o utilizzarli per eventi.
Dietro Atlantete c’è una scelta precisa, come sottolinea l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi:
“Digitalizzare il patrimonio non è un esercizio tecnologico. È un atto politico. Significa mettere ordine, sapere cosa possediamo, come lo usiamo e come possiamo valorizzarlo. Sapere cosa è pubblico vuol dire poterlo difendere”.
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