Roma violenta

Fanno sempre più parlare le aggressioni agli autisti Atac. Le cabine di guida sono il rimedio?
di Mauro Carbonaro - 4 Ottobre 2011

L’escalation di violenza nella capitale è ormai sotto gli occhi di tutti. Dalle faide tra bande criminali, passando per le “bravate” notturne nei quartieri della movida, fino ai pestaggi ai danni degli autisti Atac, provocando sdegno e messaggi di solidarietà da parte degli amministratori capitolini, ma nessun provvedimento d’impatto.
Sono almeno una dozzina le aggressioni ad autisti in servizio Atac avvenute, nonché denunciate, negli ultimi dodici mesi per le strade di Roma. L’ultima in ordine temporale è avvenuta lo scorso sabato 1° ottobre. Sulla linea 01, in zona Ostia, calci e pugni all’autista, davanti a più di venti passeggeri inermi e disinteressati.
Poche settimane fa la stessa sorte era toccata al conducente della linea 105. In zona Termini un uomo ubriaco ha aggredito l’autista ed un suo collega accorso in aiuto.
E così via, per mesi e mesi, a partire dallo scorso mese di dicembre, sulle linee 451 e 498 (zone Togliatti e Tiburtina), in quella che sembra essere divenuta una variabile impazzita sulla rete degli autobus romani.
Eppure da più di un anno gli autisti dell’Atac denunciano l’accaduto e reclamano a gran voce provvedimenti, ad oggi mai avvenuti, nonostante appelli e proclami degli amministratori cittadini.
Ma quali sono gli accorgimenti richiesti? Prima di tutto una vigilanza aziendale a bordo dei mezzi pubblici. Molte linee notturne, spesso senza passeggeri a bordo, rappresentano vere e proprie “navi abbandonate” in balia della notte capitolina.
Come più spesso fatto notare dai dipendenti dell’azienda municipalizzata, l’apertura verso l’esterno della cabina di guida, rappresenta un pericolo costante per gli stessi.
Nel 2010, Alberto Chiricozzi, segretario regionale Cisl Trasporti, espose il problema, segnalando la precarietà degli “autisti, in quanto, prestano servizio in zone di periferia estrema a contatto con il delinquente”.
Da ormai molti anni la richiesta dai conducenti sembra essere la stessa: cabina chiusa con vetri blindati.
Era addirittura il 1996, durante uno sciopero degli autoferrotranvieri, che cominciò ad essere di pubblico dominio l’argomento cabine chiuse per la sicurezza del conducente. A parlarne furono proprio le maggiori sigle sindacali, Cgil, Cisl e Uil, convinte della bontà della proposta per via dei numerosi turni notturni.
Gli autobus urbani, i cosiddetti “Citelis”, necessiterebbero di importanti modifiche a livello strutturale per consentire l’installazione delle cabine. Nonostante ciò, alcune linee periferiche, come un autista stesso conferma, quale ad esempio il 20-Express (tratta Stazione Anagnina – Tor Bella Monaca), rappresenta un andirivieni di giovani adolescenti “che si divertono ad aprire le porte, con il manettino di emergenza, durante la marcia, tirare petardi sotto i sedili o prendere ed usare l’estintore a bordo dell’autobus”.
A quindici anni di distanza, quando la necessità si è fatta pressante, la questione delle cabine protette resta ancora lontana dall’essere risolta. L’esasperazione del rapporto tra utenti e dipendenti della municipalizzata, alla luce delle inchieste e degli scandali “parentopoli”, o legato alle inchieste sul numero di incidenti annui dovuti a guidatori distratti, è alle stelle.
Un passo in avanti per la tutela dei lavoratori e dei cittadini stessi, inconsapevolmente a rischio di aggressioni sulle linee tranviarie, aiuterebbe non di poco il servizio principale offerto dalla città di Roma.


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