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Sanità Roma e Lazio: i sindacati lanciano l’allarme

Cgil, Cisl e Uil: posti letto insufficienti, troppi i precari e il blocco delle assunzioni impedisce l’efficienza del servizio, le liste d’attesa lunghissime

I sindacati tornano a lanciare l’allarme sulla sanità di Roma e del Lazio. Cgil, Cisl e Uil riunite intorno allo stesso tavolo hanno ricordato i problemi del nostro sistema sanitario regionale: i posti letto sono insufficienti, i precari sono troppi e il blocco delle assunzioni impedisce l’efficienza del servizio, le liste d’attesa nel settore pubblico sono ovunque lunghissime, il costo delle rette è il più alto d’Italia, 3000 euro al mese.

Per questo i sindacati chiedono all’attuale commissario Elio Guzzanti di rivedere alcune scelte chiave. Cgil, Cisl e Uil sono contrarie sia all’introduzione dei nuovi ticket previsti dal 1 aprile, che andranno a interessare le fasce sociali più deboli, sia al blocco del turn-over, che complica l’erogazione del servizio sanitario e ingrossa il precariato. Altra richiesta è l’introduzione delle esenzioni da reddito attraverso l’utilizzo dell’Isee a partire dal 1 aprile 2010, come del resto già previsto dal decreto n°24/08. Bisogna poi lavorare per cercare un nuovo equilibrio tra il settore della sanità pubblica e quello della sanità privata. Come primo passo per migliorare l’efficienza del pubblico, Cgil, Cisl e Uil propongono di aumentare l’offerta attraverso l’apertura dei servizi 6 giorni la settimana, per 12 ore giornaliere. Per quanto riguarda la riconversione e la riorganizzazione della rete ospedaliera, essa deve essere contestale all’apertura di servizi territoriali, RSA e assistenza domiciliare integrata. I sindacati si dicono pronti anche a discutere di flessibilità ma chiedono che si prendano decisioni sul personale analizzando i casi azienda per azienda, e tenendo conto delle diverse necessità dei territori.

Richieste vengono fatte anche al Governo. Troppo pochi i tre anni di tempo concessi al Lazio per il risanamento dei conti. Regioni come l’Emilia, il Veneto o la Toscana hanno impiegato tra i cinque e i dieci anni per la riorganizzazione della rete ospedaliera, e in alcuni casi i lavori non sono ancora terminati. Inoltre, il blocco dei finanziamenti dal Governo alla Regione (per una cifra che ammonta a 4 miliardi) sta avendo ricadute sul funzionamento della struttura sanitaria e sul suo risanamento. 

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