

È questa l’idea che Unione Inquilini ha messo nero su bianco, chiedendo una tregua dalle esecuzioni di sfratto dall’inizio delle festività natalizie fino a marzo 2026
Roma potrebbe fermarsi. Non il traffico, non la città che corre verso il Natale, ma gli sfratti: quelli che, ogni inverno, rischiano di trasformare una crisi abitativa in un’emergenza umanitaria.
È questa l’idea che Unione Inquilini ha messo nero su bianco, chiedendo una tregua dalle esecuzioni di sfratto dall’inizio delle festività natalizie fino a marzo 2026.
Una richiesta che arriva in un momento tutt’altro che casuale e che, per una volta, non è accompagnata solo dalla denuncia, ma anche da un riconoscimento politico.
Il sindacato degli inquilini, reduce da una trattativa lunga e logorante ma conclusa con successo per la ricollocazione di tutte le famiglie dell’ex residence di Val Cannuta, guarda al Campidoglio con uno sguardo diverso. Alla giunta Gualtieri viene riconosciuto un cambio di passo sulle politiche abitative, pur senza abbassare la guardia.
La lettera è arrivata sulla scrivania del prefetto di Roma Lamberto Giannini, del sindaco Roberto Gualtieri e dell’assessore alla Casa Tobia Zevi.
La richiesta è chiara: convocare una seduta straordinaria del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e mettere in pausa gli sfratti, almeno fino alla fine dell’inverno. Un modo per evitare che famiglie già fragili si ritrovino senza un tetto nei mesi più freddi dell’anno.
Non sarebbe una decisione senza precedenti. Negli anni passati, una sorta di “tregua natalizia” era stata spesso praticata, seppur in maniera informale.
L’unico stop ufficiale resta quello della pandemia, quando per ragioni di sanità pubblica lo Stato bloccò gli sfratti in tutta Italia. Oggi, però, il contesto è diverso ma altrettanto significativo.
«Siamo nell’anno del Giubileo, dedicato ai più fragili e agli esclusi», ricorda Unione Inquilini. E c’è di più. Roma Capitale, sottolinea il sindacato, ha compiuto passi concreti sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica: l’annuncio dell’acquisto di oltre mille alloggi Enasarco, che si aggiungono ai più di duecento già acquisiti dall’Inps, rappresenta una boccata d’ossigeno per chi da anni attende una casa popolare.
La sospensione degli sfratti avrebbe così una doppia funzione. Da un lato darebbe tempo all’amministrazione di completare le procedure di acquisto e assegnazione degli alloggi; dall’altro permetterebbe di affrontare con maggiore attenzione i casi più delicati, quelli che riguardano minori, anziani e persone con disabilità. Situazioni che difficilmente trovano risposta nelle soluzioni emergenziali e che richiedono percorsi di reale tutela e continuità abitativa.
Ora la palla passa alle istituzioni. Trasformare una prassi non scritta in una scelta politica formale significherebbe dare un segnale chiaro in una città dove la casa resta una delle ferite più profonde. E farlo proprio nel periodo dell’anno in cui quella ferita rischia di diventare più dolorosa.
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