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Terapia del dolore

Ad un anno dal varo della legge 38/2010 l’Umberto I si interroga sulla sua reale applicazione

Il policlinico Umberto I, ad un anno dal varo della legge 38/2010 del 15 marzo 2010, fa il punto della situazione, giovedì 14 aprile, nel Salone Generale dell’Umberto I, durante il convegno “Regione Lazio: Terapia del dolore e Cure Palliative. Un anno di legge 38/2010”.

La legge n°38 del 2010 tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore, anche in età pediatrica. Con questa legge l’Italia è tra i primi paesi europei a legiferare e a riconoscere al singolo cittadino il diritto fondamentale di ricevere cure per il dolore non solo neoplastico, ma anche cronico benigno.

Per il paziente che vive in una condizione di disagio esistenziale, la Regione Lazio ha istituito nell’applicazione della legge 38/10 la Rete regionale delle Cure Palliative e quella per il Trattamento del Dolore cronico non oncologico in modo da offrire e migliorare la qualità di assistenza del malato sia nell’ambito residenziale (Hospice) che a domicilio.

Il convegno ha inoltre analizzato l’applicazione del decreto n°83 del 30/09/2010 che tratta “la Rete Integrata Ospedale Territorio per il trattamento del dolore cronico non oncologico” che si occupa del percorso assistenziale sia a livello territoriale che ospedaliero, secondo Linee Guida e Protocolli. La Rete di trattamento del dolore della Regione Lazio è articolata in due Centri di riferimento (Hub): Policlinico Umberto I e Torvegata, in circa cinquanta strutture di primo livello (spoke) e in gruppi di Medici di medicina generale, prima porta di accesso della rete.

Il prof. Guido Fanelli, coordinatore Commissione ministeriale terapia del dolore e cure palliative, considera “c’è ancora da lavorare, per garantire a tutti i cittadini il diritto a non soffrire e vincere l’oppiofobia”. “Manca ora l’attivazione di un monitoraggio capillare sul consumo di oppiodi e l’appropriatezza prescrittiva, si tratta – prosegue Fanelli – di un percorso che dovrà andare dalla periferia al centro del sistema in maniera biunivoca e che richiede del tempo per poter essere correttamente attivato”. Per Fanelli è “la vera sfida per passare da una legge-manifesto innovativa come la Legge 38 a una legge del tutto operativa si gioca ora sull’applicazione delle linee guida a livello territoriale. Una condizione essenziale per poter pervenire a questo obiettivo è la formazione di chi opera sul territorio: solo così si potranno annullare le differenze, che ancora oggi esistono nel nostro Paese, tra Regioni più evolute ed altre più arretrate, garantendo appropriatezza terapeutica e uniformità assistenziale sull’intero territorio nazionale”.

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