Vasco Rossi “porta la gioia” allo Stadio Olimpico

Il 29 maggio la prima data romana del Tour 2008. Il 30 si replica
di Alessia Maestà - 30 Maggio 2008

Il 29 maggio con “Qui si fa la storia”, brano tratto dall’ultimo album “ll Mondo che vorrei”, Vasco Rossi inaugura la prima data romana del Tour 2008. Il 30 si replica.
Con un leggero ritardo, giusto il tempo di far smaltire la fila per assistere al suo show, il Blasco mantiene le promesse regalando ai suoi fan “un concerto maschio, rock” composto da 23 canzoni e due Medley. Ma è anche capace di stupirli, ironizzando sul presidente del Consiglio quando cambia alcuni versi della canzone "Non appari mai" cantando "Qui siamo tutti belli e buoni, votiamo tutti Berlusconi" o quando si improvvisa filosofo citando Spinosa: "Chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi siamo qui per portarvi un pò di gioia".
Davanti al palco di 70 metri, posizionato di fronte la curva sud e ornato da due maxi schermi laterali, una folla scatenata a dimostrargli affetto. Cantano con lui, ballano con "Rewind", si commuovono con “Sally” e gli dichiarano tutto il loro affetto negli striscioni più sentimentali come “Nel mondo che vorrei ci sei tu” o in quelli più smart come “Vasco Santo Subito”.
Il rocker modenese non delude nessuno, neanche i nostalgici di "Siamo solo noi" “C’e’ chi dice no”, “Canzone” e “Vita Spericolata” . Tra le vecchie anche “La noia”, "Stupendo" "Gli spari sopra", “Siamo soli” e “Un senso”.
Vasco sa essere saggio con “il Mondo che vorrei” e scatenato nei pezzi hard rock. Dopo 30 anni di carriera sa farsi amare dai suoi fan come nessun altro. Come se tra lui ed il pubblico ci fosse un patto tacito; lui non tradisce loro e loro non tradiscono lui.
Dopo due ore e mezza di concerto, tra le note di "Albachiara" la folla capisce che lo spettacolo è finito. E mentre 65 mila persone abbandonano lo stadio Olimpico ci si mette la pioggia che vuole rovinare la festa. Ma non ci riesce perché quella è la loro serata. Quella in cui Vasco ha voluto regalare loro un po’ “di gioia”. Missione riuscita.

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