Viale Giulio Agricola: una ferita aperta

Il cantiere del Pup è sospeso ma il luogo rimane recintato e abbandonato al degrado.
di Aldo Pirone - 15 Giugno 2012

 

Fa male al cuore vedere il tratto di viale Giulio Agricola su cui incombe ancora il pericolo del Pup.

Le alberature dissennatamente abbattute, lo square sconvolto, ovunque sporcizia e rifiuti. Qui il viale assomiglia ad un campo di battaglia dove qualcuno, il 10 maggio del 2010, ha pensato di operare un blitz cominciando ad espiantare con inaudita violenza i platani. Un blitz, come si ricorderà, che fu immediatamente bloccato dai cittadini residenti i quali riunitisi nel Comitato “Salviamo Giulio Agricola” hanno dato vita, da allora, a molteplici iniziative in questi due anni di lotta. Il luogo è stato visitato due volte anche dal Sindaco Alemanno che come commissario firmò nel 2009 l’ordinanza che aveva dato il via al Pup e che però deve essersi reso conto de visu dell’errore commesso. Sta di fatto che, a parte la recente mozione bipartisan del Consiglio municipale che ha infranto il muro puppista dell’Istituzione di prossimità durato oltremodo troppo a lungo, non c’è stato ancora un atto amministrativo del commissario-sindaco che metta fine positivamente a questa storia nel solo modo possibile: la cancellazione del Pup.

La ferita perciò rimane aperta e continua a sanguinare alla vista dei cittadini. La mozione del Consiglio municipale – di cui abbiamo trattato nel precedente articolo – all’interno della richiesta rivolta all’amministrazione comunale di revocare l’intero Piano urbano parcheggi del X Municipio chiede anche il cosiddetto “ripristino dei luoghi” nel posto che è stato l’epicentro della lotta contro i Pup nel territorio del X Municipio. Una battaglia che, a ben guardare, non ha avuto e non ha un valore solo locale interessante quel tratto di strada ma un valore più generale di cui si dovrà tener conto proprio al fine del “ripristino dei luoghi”.

L’interesse strategico di viale Giulio Agricola infatti è dato dal fatto che insieme a viale M.F. Nobiliore costituisce l’asse stradale che dovrebbe unire i due grandi Parchi archeologici degli Acquedotti e di Centocelle. Guarda caso in ambedue le strade sono stati previsti due Pup: uno è quello di cui si è parlato poc’anzi l’altro è quello di via M.F.Nobiliore che si vorrebbe situare proprio davanti all’entrata monumentale, come da progetto particolareggiato, del Parco di Centocelle.

A un certo punto sembrò che i lavori di quest’ultimo dovessero iniziare prima del blitz su Giulio Agricola; ma da una parte la mobilitazione preventiva dei cittadini di quella strada sostenuti dal Comitato di quartiere e dall’altra, probabilmente, la difficoltà a vendere i 270 box progettati da parte della concessionaria Plauto s.r.l. – per diversi mesi ha stazionato un malinconico camper per le prenotazioni su cui non è salito, visti i prezzi, quasi nessuno – hanno fatto sì che il “privilegio” della precedenza toccasse a Giulio Agricola.

Al di là di ogni altra e preminente considerazione di merito – considerazioni già esposte ampiamente su questo giornale negli anni trascorsi – i due Pup, sempre incombenti, inciderebbero negativamente anche sul piano propriamente urbanistico incrinando, e non di poco, l’asse strategico di cui si diceva. Quest’asse stradale, infatti, dovrebbe essere considerato – malgrado gli incroci ineliminabili con altre strade tra cui, preminente, quello di via Tuscolana e la piazza S. G. Bosco – una sorta di naturale boulevard intensamente alberato congiungente due siti archeologici, storici e ambientali di grandissimo pregio e valore per il nostro territorio e due quartieri di grande densità abitativa. Non indifferente è anche il valore commerciale di questo percorso sul quale si affacciano, sia nella parte del quartiere Don Bosco che del quartiere Appio Claudio, negozi di notevole qualità. Una via diventa famosa in base alla funzione che svolge e alle attività che la contraddistinguono.

E a questo fine dovrebbe essere potenziata e valorizzata. Il boulevard Agricola-Nobiliore, ci piace chiamarlo così per dare un’idea, dovrebbe essere, per le alberature che lo animano e che vanno potenziate riempiendo i vuoti creati, anche un corridoio ecologico dentro un’area in cui il cemento non manca. Per cui quando si parla di “ripristino dei luoghi” non sarebbe un fuor d’opera immaginarli all’interno di un progetto unitario che unifichi l’intero asse stradale.

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Allo stato attuale di questa futura “strada dei Parchi” è stata riqualificata solo la parte di via Nobiliore che va da via Tuscolana a via Salvioli. E’ stata eliminata la famigerata trincea della pista ciclabile che era diventata la latrina dei cani. La pista è stata rialzata a livello del margine di terra. Il risultato è che mentre prima nessuno passava né a piedi né in bici sulla pista ciclabile oggi l’intero corridoio viene utilizzato in condominio fra la specie umana e quella canina.

C’è stata nei fatti anche una naturale divisione dell’area: i cani continuano ad usare la parte sterrata, gli umani quella ciclabile. Qui sono stati spostati anche la rivendita di giornali e, prospiciente a piazza Don Bosco, un grande fioraio che prima occupavano malamente due marciapiedi. Più recentemente inoltre, nel tratto fra piazza Don Bosco e via Tuscolana, sono state situate nei tre slarghi ricavati alcune panchine molto frequentate da anziani. Insomma c’è stato un miglioramento per lo meno in questo settore che effettivamente ha assunto il carattere di un corridoio ecologico molto ombreggiato; una sorta di galleria verde. Mentre rimane del tutto incompleto quello da via Salvioli a via Papiria dove lo square centrale è utilizzato a parcheggio.

Il “ripristino dei luoghi” in viale Giulio Agricola giustamente richiesto potrebbe essere l’occasione non per metterci la solita toppa ma per riqualificare con un segno unificante l’intero asse stradale. A cominciare dall’eliminazione della rimanente trincea della pista ciclabile. Anche le bancarelle degli ambulanti che stazionano in malo modo sui marciapiedi di via Nobiliore andrebbero spostate in altro luogo più consono.

Inoltre si potrebbe pensare, in collaborazione con i commercianti, anche ad un arredo urbano particolare che richiami il carattere storico archeologico del boulevard.
Infine, ma non per ultimo, la riqualificazione dell’asse Nobiliore-Agricola dovrebbe essere l’occasione per attivare quella partecipazione dei cittadini e degli operatori, negata sul Pup, attorno ad un progetto su cui ci siamo permessi qui di delineare solo alcune idee. L’intento che dovrebbe animare tutti è quello di chiudere nel migliore dei modi una ferita che continua a sanguinare traendo dal negativo della vicenda Pup tutto il positivo possibile. Ex malo bonum, a patto che il male, il Pup, venga definitivamente e ufficialmente cancellato. 


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