18 maggio 2020. La mia prima uscita dopo il lockdown

Le impressioni e le riflessioni di un ottantacinquenne
Aldo Zaino - 19 Maggio 2020

18 maggio 2020, l’Italia riparte, un’occasione anche per me, di seguire la scia delle tante persone con la partita Iva che riaprono le tante attività, come buon auspicio per loro, e da parte mia, per interrompere il lungo periodo di lockdown.

Non so spiegarmi come sia riuscito, io appassionato podista da tanti anni (solo pochi giorni fa ho festeggiato in reclusione i miei 85 anni), a rimanere in casa così per tanto tempo. Costanza, buon senso prudenza oppure paura del contagio?

La settimana scorsa durante un dibattito in TV ho appreso che tutte le persone che hanno deciso di rimanere in casa per mesi sono state condizionate “dalla sindrome della capanna”. Per interrompere questa mia costrizione che dura dal 7 di marzo, non a caso ho scelto proprio la data del 18 maggio, sia per rispetto ai decreti che come buon auspicio per tutti quelli che, seguendo le direttive delle Istituzioni, il 18 maggio hanno riaperto le proprie attività.

Da quando ho comunicato a mia moglie Vera e a mio figlio Fabrizio la mia decisione, d’interrompere il periodo di clausura, mi sono emozionato come un bambino, che deve fare la prima Comunione, e, forte di questo desiderio, ho pensato, anche se non è il mio solito abbigliamento, d’indossare giacca e cravatta, e di uscire nel tardo pomeriggio, per il semplice fatto che la mattina di norma gira più gente.

Ero consapevole di trovare davanti a me un mondo molto diverso da quello lasciato circa 70 giorni fa, quindi mi sono protetto con mascherina, guanti, e occhiali e ho mantenuto le dovute distanze, sperando nel buon senso delle persone incontrate.

La ripartenza è iniziata alle ore 18.00. Con Vera e Fabrizio abbiamo preferito scendere per le scale evitando di prendere l’ascensore. Fuori del cancello la gentilissima signora Rudia, la quale spesso si è resa disponibile per acquistare del pane, lei che è abituata a circolare, mi ha fornito degli ottimi consigli di comportamento, per questo nuovo inizio. Dopo aver percorso un centinaio di metri saluto, come da consuetudine, Elio che si trova davanti alla sua officina. E qui, prima delusione, perché l’amico ha risposto al saluto con la mano, forse non mi avrà neppure riconosciuto, mascherato com’ero!

Proseguendo la passeggiata, abbiamo incontrando pochissime persone, tutte con le mascherine e, giunti a Piazza Roberto Malatesta davanti all’ingresso della metro C, ci siamo fermati per fare qualche foto e notare che, anche con le dovute distanze, c’era tantissima gente.

Lungo il marciapiede che da Piazza Malatesta passa davanti alla chiesa di S. Luca Evangelista abbiamo incontrato tantissima gente nella maggior parte dei casi con le mascherine, ma qualcuno camminava senza protezione. Per ciò, in questo tratto, abbiamo camminato a zig zag per cercare di mantenere in qualche modo le distanze di sicurezza, e poi, invece di camminare in questo strano modo, abbiamo preferito ritornare a casa. Dopo circa una trentina di minuti, eravamo rientrati. Giunti a casa, un’altra prassi che c’impone il coronavirus, abbiamo osservato le dovute regole di sicurezza: depositare i guanti nella giusta sistemazione, le scarpe nel balcone, cambip d’abito, lavarsi accuratamente le mani.

Di questa nuova esperienza ho tratto questa convinzione: che convenga rimanere in casa e uscire solo in caso di bisogno. Non vale la pena uscire solo per una semplice passeggiata, infatti molte persone per leggerezza (o per stupidità) non mantengono le dovute distanze, non indossano la mascherina, quasi ignorassero che il virus non è morto ed è facile essere contagiati da persone asintomatiche.

Ho pure costatato le tante saracinesche dei negozi abbassate, tante attività che forse non riapriranno più. Questo fatto, oltre agli ormai più che 32.000 morti in Italia, dovrebbe far riflettere tutti sulla realtà, del momento. Il virus già ha fatto tanti danni, e ne può fare ancora altri poiché questo maledetto virus  circola ancora fra noi, e se non ci atteniamo alle regole, ci toccherà di nuovo rimanere chiusi in casa.

Il desiderio e la gioia di uscire da casa sinceramente in parte mi è passato, forse mi conviene aspettare tempi migliori, quando la maggior parte della gente si renderà conto che dobbiamo abituarci a un nuovo comportamento di vita.

In questo periodo di preparazione al ritorno alla vita normale, ho pensato con riconoscenza e ammirazione a tutte le persone che oggi mi offrono la possibilità di cercare di tornare alla vita normale, anche se ci vorrà ancora molto tempo. E cioè ai Medici, Infermieri, Protezione Civile, i Trasportatori, al Personale dei negozi alimentari, e tante altre Categorie di lavoratori, che hanno permesso a tutti di rispettare il lockdown ordinato dalle Autorità.


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