

Un Giorno memorabile nella Storia
Dopo 17 giorni di violenti combattimenti a Berlino, il 2 Maggio 1945, si conclude l’ultima battaglia delle forze armate naziste davanti e all’interno del Palazzo del Reichstag. Il fanatismo nazista costringe i tedeschi, asserragliati nei sotterranei, a continuare a combattere inutilmente.
Dopo una falsa trattativa di resa il Primo Maggio i nazisti continuano a combattere e cercano di incendiare l’Edificio per costringere i sovietici ad evacuare. Al contrario i soldati dell’Armata Rossa continuano gli scontri tra le fiamme e il fumo, costringendo gli ultimi superstiti tedeschi ad arrendersi nella mattinata del 2 Maggio 1945.
Nel momento in cui i Sergenti dell’Armata Rossa Egorov e Kantaria innalzavano la bandiera della vittoria sul Reichstag, Adolf Hitler e sua moglie Eva Braun si sono suicidati da un paio di giorni.
La resa della Germania nazista fu firmata presso un Castello sopravvissuto ai bombardamenti, situato alla periferia di Berlino, alla fine del’8 Maggio ‘45, quando a Mosca era già il 9 Maggio, a causa della differenza di fuso orario.
Il Feldmaresciallo Wilhelm Keitel, Capo del Oberkommando der Wehrmacht OKW (Alto Comando delle Forze Armate Tedesche), firmò il Documento di resa, controfirmato dal Maresciallo Georgy Zhukov, a nome del Comando Supremo dell’Armata Rossa, e dal Maresciallo Capo dell’Aeronautica, Arthur Tedder, a nome del Allied Expeditionary Force, alla presenza del Generale Carl Spaatz e del Generale Jean de Lattre de Tassigny, come testimoni.
Nel Pacifico invece, come è certamente noto, la guerra ebbe termine solo il 2 Settembre del 1945, dopo che il 6 ed il 9 Agosto gli americani avevano lanciato due bombe atomiche sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, provocando centinaia di migliaia di morti e così costringendo i militaristi nazifascisti giapponesi alla resa incondizionata.
Il 26 Giugno del 1945, a San Francisco, durante la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite, fu approvata la “Carta delle Nazioni Unite”, ovvero lo Statuto dell’ONU che sarebbe nato ufficialmente il 24 Ottobre successivo.
Con quell’importante Documento, le 51 Nazioni al tempo aderenti all’Organizzazione Internazionale, nata sulle ceneri della Società Delle Nazioni, dichiararono il loro “MAI PIU’”: “Mai più guerre, Mai più distruzioni e vittime militari e civili”.
Purtroppo – come la realtà delle cose s’incarica di ricordarci ogni giorno a suon di morti e distruzioni – l’auspicio contenuto in quel “MAI PIU’” è rimasto lettera morta, solo un proposito, lodevole certo, ma solo un proposito, lontano dal realizzarsi.
A provarlo – oltre alla guerra d’invasione della Russia all’Ucraina (con la quale Putin, di fatto, sputa ripetutamente sui 30 milioni di morti sovietici della Seconda guerra mondiale (di cui 18 milioni di civili) e alla carneficina operata da Israele nella Striscia di Gaza (che non solo umilia i sei milioni e più di morti della Shoah del popolo ebraico, procurati per mano nazifascista, ma allontana sempre più velocemente da Israele la simpatia e la stima del mondo democratico) – stanno i 56 altri conflitti armati attivi oggi nel mondo.
Li chiamano “conflitti a bassa intensità”, ma la definizione non regge, se si pensa che – solo nel 2024 – questi conflitti hanno provocato oltre 233mila vittime tra combattenti e civili.
L’impresa della PACE è certo ardua e la sfida per un mondo privo di guerre è senza dubbio impari, ma con la forza della ragione e l’ostinazione convinta di chi sa di essere nel giusto, gridiamo alto e forte:
William Shakespeare, nel IV Atto (Scena I) della sua Tragedia intitolata “La Tempesta” (1610-1611) fa dire al personaggio di Prospero, il Duca di Milano esiliato su un’isola caraibica: “Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e nello spazio e nel tempo d’un sogno è raccolta la nostra breve vita”. Anche se quel “MAI PIU’!” può sembrare solo un sogno, dobbiamo farcela, possiamo farcela e ce la faremo!
Per ricordare il 176° Anniversario della Battaglia di Porta Cavalleggeri, del 30 Aprile 1849 che vide la vittoria dei Repubblicani romani contro i francesi del Generale Oudinot, accorsi in aiuto di Papa Pio IX ed in Memoria del Professor Giorgio Giannini (1949-2023) componente del Direttivo della nostra Sezione ANPI, scomparso il 4 Settembre del 2023.
Di seguito un Articolo di Giannini su quella Battaglia ed altri suoi articoli pubblicati su questa Testata Giornalistica online. https://abitarearoma.it/?s=30+Aprile+del+2022+Giorgio+Giannini
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