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Addio a David Riondino: scompare il “poeta della satira” che fece ballare l’Italia

L'artista fiorentino è morto a Roma a 73 anni. Dai successi di "Maracaibo" ai duetti colti con Bollani e Vergassola: martedì l'ultimo saluto alla Chiesa degli Artisti

Si è spento a 73 anni David Riondino, figura eclettica della scena culturale italiana, capace di attraversare con leggerezza e intelligenza teatro, musica, scrittura e satira. L’artista è morto nella sua casa di Roma. I funerali si terranno martedì 31 alle ore 11 nella Chiesa degli Artisti.

Nato a Firenze il 10 giugno 1952, Riondino aveva mosso i primi passi negli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara, con cui incise due album destinati a lasciare il segno nell’ambiente della canzone politica.

Dalla decade successiva prese forma una carriera solista ricca e originale, con dischi come “Boulevard”, “Tango dei miracoli” – impreziosito dalle illustrazioni di Milo Manara – e lavori tra musica e narrazione come “Racconti picareschi”, “Temporale” e “Quando vengono le ballerine”.

Autore raffinato, è sua la celebre “Maracaibo”, resa popolare da Lu Colombo, così come la sigla “Africa” della sit com Zanzibar.

Parallelamente alla musica, Riondino è stato protagonista della satira italiana, collaborando come verseggiatore con riviste iconiche come “Tango”, “Cuore”, “Linus” e “Comix”, fino alle esperienze con “Il Male” e “l’Unità”.

Foto LaPresse

Sul palcoscenico ha lavorato con artisti come Paolo Rossi, con cui nel 1987 portò in scena “Chiamatemi Kowalski”, e successivamente con Dario Vergassola, dando vita a spettacoli ironici e colti come “I Cavalieri del Tornio” e “Todos Caballeros”.

Importante anche il suo impegno nella promozione culturale: nel 2003 ideò il festival “Il giardino della poesia” a San Mauro Pascoli, luogo simbolico per la letteratura italiana.

In ambito radiofonico ha firmato programmi per Rai Radio3, tra cui “Il dottor Djembé” con Stefano Bollani, e cicli dedicati ai classici con il filologo Maurizio Fiorilla e il poeta Davide Rondoni.

Con la sua ironia sottile e la capacità di mescolare linguaggi diversi, David Riondino lascia un’eredità culturale trasversale e profondamente originale, che ha segnato oltre quattro decenni di spettacolo e pensiero critico in Italia.

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