Agro Romano. Il comune di Roma dice no al vincolo imposto dal Ministero dei Beni Culturali

Bondi: "Lo Stato ha un autonomo potere di intervento. Dispiace che il Comune non tuteli zone di interesse e valore paesaggistico"
di Serenella Napolitano - 30 Gennaio 2010

Si è alzato un bel polverone tra il Ministero dei Beni Culturali e il Campidoglio.
Il 26 gennaio il ministro Bondi ha apposto dei vincoli sull’agro romano, cioè quella zona che racchiude la Laurentina, Ardeatina e Pontina, in accordo con i costruttori per frenare in qualche modo la continua cementificazione della zona.
Ma la cosa non è stata gradita dal Comune che, in questo modo, vede bloccata ogni modifica del piano regolatore.

Se a preoccuparsi del vincolo non è solo il Comune, ma anche alcuni costruttori, il sottosegretario Francesco Giro, ha dichiarato  che i costruttori possono dormire sonni tranquilli.
"Ricevute le osservazioni di tutti i soggetti interessati – continua Giro – abbiamo risposto predisponendo un vincolo molto meditato, realistico, capace di coniugare in modo straordinario ed efficace le esigenze assolutamente legittime rappresentate dagli imprenditori per uno sviluppo della città con il diritto-dovere dello Stato e del governo di tutelare compitamente l’identità dell’Agro romano".

Dura è stata la risposta dell’assessore comunale all’Urbanistica, Corsini che ha deciso di far valere le censure davanti all’autorità giudiziaria.
"Abbiamo sempre detto – prosegue Corsini – che il metodo seguito dalla Soprintendenza lasciava molte perplessità e abbiamo sempre, ma inutilmente, reclamato il rispetto del principio di leale collaborazione tra i diversi livelli di governo del territorio.
Soprattutto quando constatiamo che il Piano Regolatore Generale del Comune è stato approvato con il parere favorevole della Soprintendenza e che il tavolo istituzionale costituito dal Ministro non è mai stato convocato.
"Siamo convinti delle nostre ragioni – conclude Corsini – e non ci resta che chiedere al giudice la conferma di questa convinzione".

In realtà, come è apparso su molti giornali, tra cui La Repubblica del 26 gennaio, la Soprintendenza non sta facendo leggi create dal nulla.
Per la prima volta si sta attuando in maniera esatta il codice Urbani (testo legislativo che tutela i beni culturali, paesaggistici, ambientali), che eviterà la cementificazione, in parte dell’agro romano.
Il vincolo riguarda soltanto l’area più antica e preservata dell’agro, mentre a ridosso del Gra, si potrà continuare a costruire.

D’accordo con Bondi è stato il vice Presidente della Commissione Ambiente Athos De Luca,che, in una nota "esprime approvazione per la tutela dell’agro romano da parte del Ministero dei Beni Culturali".

"Dobbiamo evitare che Roma faccia la fine di Napoli, dove la città si è estesa a macchia d’ olio dal mare al Vesuvio – dice De Luca – L’agro romano è uno straordinario patrimonio ambientale che fa la differenza per lo sviluppo sostenibile della città che tutti a parole, compreso il Sindaco Alemanno dichiarano di voler perseguire, senza alcuna coerenza con i fatti.
Per esempio, il Sindaco ha aperto il discorso sulle Olimpiadi all’insegna della tutela dell’ Ambiente e subito dopo ha proposto il villaggio olimpico a Tor di Quinto!
La politica come ha detto Emma Bonino: ‘deve fare quello che dice’ per riconquistare forza, autorevolezza e fiducia popolare. Per il fabbisogno abitativo, il Comune si impegni per il recupero del patrimonio immobiliare esistente, per la rottamazione dei beni fatiscenti ed insicuri, per la intensificazione là dove possibile, per incentivare l’affitto delle migliaia di case sfitte, per cambi di destinazione d’uso a residenziale del patrimonio esistente, per l’utilizzo di aree degradate e marginali, ex aree industriali, che non rispondono più all’ esigenza della città’. Conclude Athos: "Queste devono essere le sfide del Comune".

Intanto Bondi ha fatto sapere che "lo Stato, ha un autonomo potere di intervento, e spiace rilevare che il Comune di Roma non consideri che la tutela di questi interessi e valori, anche nel caso specifico dell’Agro romano, assume un rilievo di carattere nazionale".


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