Andrea Catarci (Sel): “Sull’ex deposito di San Paolo decida la cittadinanza”

Il presidente del municipio Roma XI sulla questione del complesso immobiliare Atac
di A.C. - 14 Luglio 2011

Lunedì 20 giugno 2011 l’ex deposito Atac in zona San Paolo è stato occupato da alcune centinaia di attivisti contrari alla delibera 35, sulla svendita del patrimonio immobiliare Atac, in favore di un recupero degli spazi e di una loro destinazione alle esigenze sociali.

É solo uno degli esempi di una pratica urbanistica che da diversi anni si attua senza pensare alla città, ai suoi bisogni e problemi reali, ma che principalmente s’impegna a incrementare le casse comunali.

L’occupazione e il presidio dell’ex deposito di San Paolo hanno originato una polemica in consiglio municipale. Il Pdl, criminalizzando l’iniziativa, ha presentato un atto al quale il Pd, mediante astensione, ne ha permesso l’attuazione. Il Partito Democratico locale, insieme all’Idv, ha poi proposto un proprio documento che sostiene per l’ex deposito la necessità di un ritorno alla situazione precedente.

Una condizione quindi di decennale abbandono, disuso e degrado. Ma la possibilità di un utilizzo pubblico dell’ex rimessa e delle altre proprietà Atac sembra essere ancora attuabile grazie alle iniziative e alle mobilitazioni ultimamente organizzate.

«Va giocata fino in fondo – sostiene Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI – mettendo al centro le esigenze del quartiere San Paolo in termini di servizi e spazi socio-culturali ed educativi, respingendo l’idea di una valorizzazione puramente economica e a vantaggio di pochi.»

Per continuare la mobilitazione da lunedì 11 luglio in via Alessandro Severo è iniziata una discussione pubblica e l’installazione di una mostra sul riutilizzo della zona realizzata da alcuni studenti e docenti dell’Università Roma Tre.

«Il centro sinistra la smetta di fare regali ad Alemanno e alla maggioranza capitolina – conclude Catarci – e rigetti quella tentazione ad inseguire il centro destra, già foriera di innumerevoli danni, che purtroppo sembra pervadere parte del quadro dirigente territoriale.»


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