

Le vetture venivano acquistate in Germania, dove spesso avevano già percorso molti chilometri
Il mercato delle auto di lusso di seconda mano era diventato la copertura di una truffa su scala nazionale. Ad orchestrare il tutto un imprenditore romano con un curriculum criminale di lungo corso.
Dietro offerte apparentemente irresistibili – berline tedesche seminuove vendute a prezzi molto competitivi – si nascondeva un sistema fraudolento basato sulla manomissione dei contachilometri.
A mettere fine all’attività illecita è stata la Guardia di Finanza di Trieste, che ha eseguito la confisca definitiva di beni per circa 1,5 milioni di euro riconducibili a un imprenditore romano con numerosi precedenti penali.
Il provvedimento, diventato definitivo dopo la pronuncia della Corte di Cassazione, sancisce il passaggio del patrimonio allo Stato.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Gico (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) delle Fiamme Gialle, il meccanismo era collaudato.
Le vetture venivano acquistate in Germania, dove spesso avevano già percorso molti chilometri.
Una volta importate in Italia, il chilometraggio veniva alterato per far apparire i veicoli molto meno usurati, aumentando così il valore di mercato.
Successivamente le auto venivano immatricolate tramite società con sede in Friuli Venezia Giulia, aggirando alcuni controlli previsti dalla normativa.
Le indagini hanno individuato 835 vittime in tutta Italia, oltre cento delle quali proprio in Friuli Venezia Giulia.
Molti acquirenti, convinti di aver fatto un affare, si sono ritrovati con vetture molto più usurate del dichiarato.
In alcuni casi è arrivata anche la beffa del sequestro della carta di circolazione, con l’impossibilità di continuare a utilizzare l’auto.
Parallelamente all’inchiesta penale, la Guardia di Finanza ha avviato approfonditi accertamenti patrimoniali.
Gli investigatori hanno rilevato una forte sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita dell’imprenditore, stimata in circa 4 milioni di euro.
Tra i beni sequestrati e poi definitivamente confiscati figurano:
Una villa con piscina, formalmente intestata alla moglie, e un appartamento;
Cinque auto di alta gamma, tra cui modelli Mercedes e Audi;
Undici orologi di lusso dei marchi Rolex e Cartier;
150 mila euro in contanti, parte dei quali custoditi presso un istituto bancario in Austria.
Dopo il provvedimento del Tribunale di Trieste, la vicenda giudiziaria si è conclusa con la conferma della Corte di Cassazione, che ha ritenuto legittimo il sequestro dei beni.
Con la decisione definitiva, il patrimonio accumulato grazie alle attività illecite viene ora definitivamente acquisito al patrimonio dello Stato, chiudendo un capitolo investigativo che ha coinvolto centinaia di vittime in tutta Italia.
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