

L'organizzazione sindacale guidata da David Granieri chiede un piano di crisi urgente: contributi straordinari sul gasolio agricolo, tavolo d'emergenza con gli Enti Parco contro le incursioni dei cinghiali e ristori per i comparti stremati del grano duro, dell'ovicaprino e del bufalino
L’ossatura produttiva del Lazio rurale è al limite della tenuta strutturale e sceglie la via della mobilitazione di piazza per costringere le istituzioni regionali ad uscire dall’impasse.
Coldiretti Lazio ha lanciato un vibrante allarme arancione sul futuro dell’agricoltura e della zootecnia regionali, preannunciando una protesta di massa sotto i palazzi della Regione per portare l’urlo degli agricoltori direttamente al tavolo della giunta.
A soffocare le aziende agricole della regione è una tenaglia micidiale composta dal costante aumento dei costi energetici e delle materie prime, prezzi d’acquisto all’ingrosso che non coprono nemmeno le spese vive di produzione, eventi meteorologici estremi legati al cambiamento climatico e l’incontrollata proliferazione della fauna selvatica.
Tra i punti fermi del pacchetto di rivendicazioni presentato da Coldiretti alla Pisana figura l’erogazione di un contributo straordinario regionale sul gasolio agricolo – pensato per integrare le provvidenze nazionali erose dall’inflazione –, unito ad interventi finanziari a fondo perduto per salvare dal fallimento le filiere strategiche del territorio.
A pagare il dazio più alto di questa crisi strutturale sono infatti tre comparti chiave dell’economia laziale:
Il grano duro: strozzato dalle speculazioni sui listini internazionali e dai costi di mietitura;
Il comparto ovicaprino: piagato dal calo dei margini sul latte e dalla concorrenza sleale;
La filiera bufalina: schiacciata dai vincoli igienico-sanitari e dal rialzo dei mangimi.

Altro capitolo rovente riguarda i devastanti danni arrecati dalla fauna selvatica, in particolare dai cinghiali, il cui numero spropositato nelle aree protette continua a distruggere raccolti, recinzioni ed investimenti pluriennali.
Su questo fronte, Coldiretti Lazio exige l’apertura immediata di un tavolo di confronto diretto con la Regione ed i presidenti degli Enti Parco per abbattere le lungaggini burocratiche ed attuare i piani d’abbattimento e contenimento previsti dalla legge.
«Le imprese non possono continuare a fare da ammortizzatore sociale ed assorbire perdite senza vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro», scandisce il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri. «La piazza è il luogo democratico in cui daremo voce a chi produce, chiedendo alle istituzioni impegni certi. Difendere il reddito agricolo significa difendere il lavoro, il cibo sano e la tenuta dei nostri territori: il PNRR ed i fondi regionali non devono essere rivoli di spesa sterile, ma strumenti capaci di incidere sui bilanci delle aziende agricoltori».
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