

Una notizia che ha spiazzato tutti, soprattutto considerando che il finanziamento, 2,6 milioni di euro, resta immutato
Gli ultimi giorni di novembre portano finalmente l’avvio di un’opera attesa da anni nel Municipio VII. Un progetto nato per unire ciò che il Grande Raccordo Anulare ha da sempre separato: Tor di Mezzavia, la Romanina e il resto della città.
Doveva essere la ciclabile simbolo della “ricucitura urbana”, l’asse verde capace di collegare i quartieri esterni al GRA con i mezzi pubblici, attraversando un sottopasso riqualificato e un nuovo cavalcavia.
Un progetto pensato, almeno all’inizio, per chi si muove sulle due ruote, con l’idea di ridurre l’isolamento e offrire un’alternativa reale all’auto.
Ma la realtà, oggi, racconta tutt’altro.
Durante una commissione mobilità molto partecipata, comitati di quartiere, rappresentanti istituzionali e tecnici hanno dovuto fare i conti con un paradosso: i lavori stanno per partire, la gara è stata aggiudicata, ma l’infrastruttura non sarà più ciclabile. Il percorso, infatti, è stato riclassificato come pedonale.
Una notizia che ha spiazzato tutti, soprattutto considerando che il finanziamento – 2,6 milioni di euro – resta immutato.
“Era una ciclabile perfetta, capace di collegare davvero i quartieri senza togliere spazio a strade e parcheggi” ha commentato la consigliera di Fratelli d’Italia Francesca Barbato. “Ora scopriamo che sarà solo pedonale. E i fondi sono gli stessi. Com’è possibile?”.
La risposta arriva dal dipartimento mobilità di Roma Capitale: i marciapiedi scelti come sede per la ciclabile sono troppo stretti per ospitare in sicurezza sia pedoni sia ciclisti. Una valutazione tecnica arrivata però a progetto già definito e gara già assegnata, scatenando lo sconcerto dell’opposizione.
“Il municipio elabora un progetto, si procede all’appalto, si arriva all’aggiudicazione e solo dopo qualcuno segnala che non è possibile realizzare una ciclabile” ha sottolineato il consigliere di Forza Italia Francesco Carpano. “È il segno evidente di un’amministrazione che non ha concluso il processo di decentramento”.
Intanto, nei quartieri interessati prevale una stanchezza mista a pragmatismo. A Tor di Mezzavia e alla Romanina lo sanno bene: oggi per raggiungere il resto della città occorre affidarsi a bus e automobile.
L’idea di poter attraversare il GRA a piedi, senza deviazioni infinite, viene comunque accolta come un passo avanti. “Meglio di niente”, dicono molti residenti, che questo intervento lo hanno atteso per cinque anni. Certo, non è la ciclabile promessa, ma rappresenta comunque un collegamento in più.
Come si è arrivati a questo punto? A chiarire la vicenda è intervenuto il responsabile unico del procedimento, presente in commissione. Ha spiegato di aver ricevuto nel 2020 un documento di quattro pagine dal dipartimento ambiente: osservazioni tecniche, non un parere negativo formale. Per questo, la conferenza dei servizi era stata chiusa con esito positivo.
Solo oggi, a distanza di anni, il dipartimento mobilità ha ribadito ciò che all’epoca non era stato messo nero su bianco: quel tratto non può essere considerato ciclabile.
E così, tra pareri incrociati e decisioni tardive, da via Biagio Petrocelli partirà un cantiere che cambierà il volto dell’area. Un’opera che permetterà finalmente di “scavalcare” il raccordo. Ma solo a piedi. Chi tenterà di farlo in bicicletta dovrà condividere un marciapiede troppo stretto, con il rischio di mettere in pericolo se stesso e gli altri.
Il presidente della commissione mobilità Giovanni Zannola (PD) ha annunciato una nuova convocazione con tutti gli uffici competenti: “È necessario fare piena chiarezza sulle motivazioni tecniche del diniego e individuare soluzioni utili a superare le criticità”.
Nel frattempo, resta l’amarezza per una grande occasione mancata: quella di trasformare una periferia in un corridoio ciclabile sicuro e moderno. Un sogno che, almeno per ora, dovrà attendere.
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