“Cantoledonne”, canti popolari ai musei Capitolini

Il concerto si è svolto il 18 settembre di fronte ad un attento pubblico

Un concerto tutto dedicato alle donne attraverso un percorso fatto di canti popolari della nostra storia. Questo il tema dell’incontro musicale “Cantoledonne”, tenutosi ai musei Capitolini martedì 18 settembre nella splendida cornice della sala Pietro da Cortona. La manifestazione, promossa dall’Assessorato e dal Dipartimento di Politiche di Promozione dell’Infanzia e della Famiglia (tra i presenti anche lo stesso assessore Lia Di Renzo ringraziata dagli artisti per l’interesse mostrato), è stata organizzata dall’Associazione culturale Trotula, che si occupa appunto delle condizioni culturali e sociali della donna. L’ingresso era libero.   Di fronte a un centinaio di persone che hanno riempito la sala, Graziella Antonucci, la cantante e studiosa dei canti dialettali italiani, accompagnata alla chitarra da Marco Quintiliani, ha offerto l’interpretazione di 16 canzoni, alcune molto famose, altre riscoperte tra i meandri della provincia italiana, ma tutte legate dal sentimento delle donne di tempi andati, imprigionato dallo stato di subalternità, da ingiustizie, da tragedie, ma anche da momenti di allegria. Tra i vari canti è stata presentata una canzone narrativa lucana chiamata “Sinte Cicilia”, o “Trotula De Ruggiero”, da cui prende il nome l’associazione organizzatrice. Ricordiamo anche “La bella Lisa”, canzone narrativa laziale (una nuova versione l’Antonucci l’ha trovata nei pressi di Palestrina), o “Clara Botzi” storia di una donna bruciata viva perché processata come strega (risalente al 1545 in Ungheria), o “Artemisia”, passando poi per dei canti marchigiani, abruzzesi o siciliani, e per concludere con “Bella ciao”, che prima di diventare l’inno della lotta partigiana, ha raccontato storie di donne e di risaie.   Il senso di questo concerto è stato quello di raccontare, attraverso la musica popolare, di donne perseguitate per questioni d’onore, di vedove abbandonate a se stesse, o di altre vessate per la loro vivacità intellettuale. Merito soprattutto a Graziella Antonucci, che, dopo un accurato lavoro di ricerca che dura ormai da molti anni, ha interpretato con vibrante passione queste storie femminili.   L’associazione culturale “Trotula” prende il nome da Trotula De Ruggiero, una medichessa del 1050 d.C. circa, che fu autrice del trattato “Sulle malattie delle donne”. Nel 1500 il suo ricordo, dovuto soprattutto alla sua celebrità, venne cancellato e la sua opera fu attribuita ad un certo Eros, vissuto nel periodo dell’imperatore Augusto.

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