

L’obiettivo: rendere i canoni più sostenibili per chi, pur non rientrando nei criteri dell’edilizia residenziale pubblica, non riesce più a reggere il mercato privato
È iniziato l’8 maggio, in assessorato al Patrimonio, il tavolo tra il Campidoglio e i sindacati degli inquilini per riscrivere le regole sugli affitti delle case comunali non popolari.
L’obiettivo è uno: rendere i canoni più sostenibili per chi, pur non rientrando nei criteri dell’edilizia residenziale pubblica, non riesce più a reggere il mercato privato.
A lanciare il confronto è stato il nuovo regolamento per la gestione del patrimonio disponibile, approvato a marzo. Una manovra che prevede sconti sugli affitti calcolati in base all’Isee, ma che, secondo i sindacati – Sunia, Sicet, Uniat, Unione Inquilini e FederCasa – può e deve fare di più.
Per questo hanno chiesto di riscrivere l’accordo territoriale sui canoni, utilizzando proprio uno spiraglio previsto nella delibera: la possibilità di applicare l’accordo vigente “più favorevole per il conduttore”. Uno spiraglio che si è trasformato in opportunità.
Il tavolo, presieduto dall’assessore Tobia Zevi e alla presenza del presidente della commissione Patrimonio Yuri Trombetti, parte da un numero concreto: le 500 case del patrimonio disponibile, a cui si aggiungeranno progressivamente altri immobili acquisiti, come le 208 case ottenute dall’Inps.

Un piccolo tesoro residenziale che il Comune intende utilizzare anche per aiutare la cosiddetta “fascia grigia”, quella classe media impoverita che non ha più diritto alla casa popolare ma neanche i mezzi per vivere dignitosamente in affitto.
Si tratta spesso di famiglie monoreddito, pensionati soli, giovani coppie con figli piccoli, travolti da un mercato immobiliare sempre più escludente.
“Un nuovo quadro aderente alla realtà sociale ed economica odierna”, è il mantra condiviso da Campidoglio e sigle sindacali. Con canoni modulati sul reddito e un sistema più trasparente e accessibile, il nuovo accordo punta a offrire una risposta concreta a chi è rimasto intrappolato tra le maglie larghe delle politiche abitative del passato.
Non tutte le case disponibili diventeranno automaticamente sociali – lo impongono i vincoli e una lista d’attesa per l’Erp con oltre 20.000 famiglie – ma il messaggio è chiaro: il Comune non intende più restare spettatore.
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