Cattiva gestione alberate nel centro storico, tristi conferme in viale Trastevere

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico odv - 9 Marzo 2021

Riceviamo e pubblichiamo

Viale Trastevere, taglio alberi (febb. 2021)

Dal 2016 al 2018, in soli due anni, l’Amministrazione comunale di Roma Capitale guidata da Virginia Raggi ha fatto fuori 9.111 alberi.

Più di mille nel centro storico.

Tante belle parole, tante belle intenzioni, ma la realtà parla di alberi tagliati – spesso senza motivo reso pubblico – e mai sostituiti.

Ben 153 alberi fatti fuori nel solo 2016, senza finora aver provveduto alla loro sostituzione, come evidenziato in vari casi fra cui l’abbattimento di un Platano forse secolare nel bel giardino pubblico di Via Gulli, angolo Via Faà di Bruno, nello storico Rione Prati, nonostante le proteste dei residenti e le istanze (5 e 12 dicembre 2016) del Gruppo d’Intervento Giuridico.

Oggi gli alberi fatti fuori non si contano più.

Fra gli ultimi, piuttosto osceni casi, il recente taglio dei Pini dell’alberata lungo Via San Gregorio, a due passi dal Colosseo e dal Foro, nel cuore di una delle aree archeologiche più importanti al mondo, forse privo delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e storico-culturali..

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Ora una nuova conferma dal Viale Trastevere e dal Lungotevere dei Vallati, in pieno centro storico.

Il Ministero per i beni e attività culturali ha risposto (nota prot. n. 8892 dell’8 marzo 2021) all’istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inviata (4 febbraio 2021) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico odv (GrIG) su tagli nelle relative alberate, fornendo gli accertamenti condotti dalla Soprintendenza speciale per archeologia, beni culturali e paesaggio di Roma (nota prot. n. 8892 del 24 febbraio 2021), dopo un sopralluogo congiunto (22 febbraio 2021) svolto con i tecnici del Dipartimento Ambientale del Comune di Roma Capitale (che ancora non ha fornito alcuna informazione):

Nel corso del sopralluogo i rappresentanti del Comune hanno consegnato la documentazione relativa all’intervento e mostrato le immagini a dimostrazione dello stato del deperimento definitivo degli esemplari arborei, dovuto al ‘cancro rosso’ del platano.

La SSABAP ha evidenziato che questa situazione è il risultato della ventennale mancata manutenzione e del mancato monitoraggio del verde, di interventi errati di potatura, dell’asfissia degli apparati radicali. Inoltre a questo si sommano le criticità dovute agli adeguamenti impiantistici incontrollati che hanno messo in serio pericolo la stabilità degli alberi.

Essendo le strade pubbliche e i filari stradali soggetti alle disposizioni dell’art. 10 comma 1 del D.lgs 42/2004, i funzionari … hanno proposto ai responsabili del Dipartimento Ambientale le seguenti azioni riguardanti gli iter progettuali e i controlli, ex art. 18 e 19 del suddetto Codice dei Beni Culturali:  

in osservanza della trasparenza e dell’art. 21 del Codice dei beni Culturali, gli interventi

* devono essere preventivamente comunicati inviando anche per le vie informali la documentazione al riguardo;  

* prima dell’abbattimento dovranno essere effettuati, quando possibile, i sopralluoghi congiunti per le verifiche sullo stato dei luoghi.  

* Per affrontare una programmazione a medio e lungo termine, vista la straordinaria diffusione di patologie gravi, come il ‘cancro rosso’ dei platani, si ritiene opportuno estrapolare per Trastevere un tratto del filare dei platani allo scopo di applicare una metodologia sperimentale di intervento, sia per le sostituzioni, sia per la conservazione, per la pianificazione dei singoli episodi di tutela. Infatti il problema non riguarda esclusivamente il singolo esemplare – su cui si interviene quando si è al caso estremo della rimozione – ma deve operare sulle alberature in quanto sistema complesso (controllando l’ossigenazione delle radici, la correttezza delle potature, l’equilibrio dell’impalcato).  

* Un problema molto grave riguarda i sotto servizi (Acea, Italgas, ecc.), per cui si ritiene imprescindibile affrontare le operazioni legate all’adeguamento degli impianti con la stessa cura applicata nell’archeologia preventiva.  

* Si dovranno evitare le amputazioni e tutte le alterazioni degli apparati radicali, compreso il costipamento del terreno, a garanzia della vitalità delle specie e come azione preventiva nei confronti delle fito patologie. Nel caso si ritenga necessario modificare l’aspetto della sezione stradale, o l’immagine della strada, attraverso una sostituzione completa delle specie, questa non dovrà avvenire in modo estemporaneo e improvviso; ma al contrario in modo controllato e consapevole, in un ragionevole lasso di tempo.  

* Dovrà essere studiato un programma di transizione, condiviso e fondato anche sugli studi specialistici (insieme a figure di ecologi e biologi), verificando anche il caso di utilizzare specie diversificate, con una adeguata distanza di impianto”.

Soprintendenza e Dipartimento Ambientale comunale hanno “concordato che a breve saranno esaminati i casi più urgenti”.

Finalmente, era ora.

Finora solo meri cartelli sibillini (“D. D. N. VA/140/2021 del 27 gennaio 2021 prot. VA/9830/2021”) attaccati agli alberi e strisce di plastica da cantiere, nessuna spiegazione comprensibile per i cittadini-sudditi, splendido esempio dell’involuzione di un’amministrazione pubblica dichiaratamente votata alla trasparenza, ma dedita all’opacità.

L’intero centro storico è tutelato con vincolo paesaggistico e con vincolo culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), si ignora quali siano le motivazioni di tagli arborei che mortificano un luogo unico al mondo.

Senza effettiva necessità per scongiurare pericoli sanitari o difendere l’incolumità pubblica (formalizzata in provvedimento urgente e contingibile (art. 50 del decreto legislativo n. 267/2000 e s.m.i.), l’intervento di taglio dev’essere preceduto da specifiche autorizzazioni, in assenza delle quali si versa in ipotesi di reato (artt. 734 cod. pen. e 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. per la violazione del vincolo paesaggistico, gli artt. 733 cod. pen. e 169 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. per la violazione del vincolo culturale) e obblighi di ripristino (artt. 160 e 167 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico odv, raccogliendo numerose segnalazioni indignate di residenti, ha coinvolto il Ministero per i beni e attività culturali e il turismo, la Soprintendenza speciale per archeologia, beni culturali e paesaggio di Roma, il sindaco di Roma Capitale, il Dipartimento di Tutela ambientale di Roma Capitale, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

La Soprintendenza speciale per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma si era recentemente (nota prot. n. 51658 del 31 dicembre 2020) già espressa pesantemente sulla politica di gestione del verde di Roma Capitale: infatti “il Comune di Roma ha istituito un tavolo tecnico a riguardo: è necessario mettere in pratica le dichiarazioni di intenti, che oltre ai censimenti, attuino pratiche di conservazione sostenibili in modo che la trasformazione della configurazione del verde urbano avvenga in modo controllato e condiviso dalla cittadinanza”.

E non sarà certo la futura approvazione da parte del Consiglio comunale del Regolamento del verde cittadino a risolvere – come una bacchetta magica – problematiche che discendono da cattiva gestione e da mancanza di elementare buon senso.

Come abbiamo già detto, di sicuro non finisce qui, forse, però, è stato finalmente avviato un principio di percorso virtuoso per gestire bene il grande patrimonio verde di Roma.

 

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico odv


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