Che fine faranno i 300 mila euro previsti per l’impossibile raddoppio di via Salorno?

A rischio la vivibilità dell'area "Parco di Plinio"
di Claudia Tifi - 29 Maggio 2008

Dove finiranno i 300 mila euro previsti per il raddoppio impossibile di via Salorno? Si domandano quelli del LabUr, il Laboratorio di Urbanistica XIII. Il tratto da raddoppiare è già interamente urbanizzato – sottolineano – per restringere la sede stradale è stato costruito anche il marciapiede, largo appena 1,5 mt, dove l’Acea ha già piantato i lampioni, ben al centro così da impedire il passaggio alle carrozzine e costringere i passanti allo slalom.

“Parco di Plinio” è il progetto in questione previsto all’Infernetto già divenuto tristemente famoso per l’edificio a 4 piani che verrà costruito sopra un antico acquedotto romano.
L’adesione dell’ex-sindaco Veltroni all’Accordo di Programma stipulato il 21 giugno 2007 tra Regione Lazio e Comune di Roma, ratificata il 17 luglio 2007 dalla deliberazione nr. 136 del Consiglio Comunale, ha dato il via ai lavori.
In questo accordo di programma era previsto che, qualora per motivi indipendenti dalla volontà della Società Zio Sam S.r.l., non fosse possibile procedere alla realizzazione diretta della’opera e per quell’importo, la stessa Zio Sam S.r.l. avrebbe versato in contanti all’atto del rilascio dei permessi di costruzione o dopo a semplice richiesta dell’Amministrazione Comunale, la somma di Euro 322.581,44 da destinare in ogni caso ad urbanizzazioni nel quadrante di riferimento del programma in oggetto.

Questo cosa vuol dire? Significa che se non è più possibile ampliare via Salorno quei 300  mila euro devono comunque essere versati dalla ditta per realizzare opere pubbliche in quell’area.

Il Laboratorio di Urbanistica XIII si chiede come mai vengano previste opere di urbanizzazione a carico della Zio Sam che non possono essere realizzate e se esistano i presupposti per denunciare un danno erariale.

Un esposto presentato alla Corte dei Conti ha generato l’apertura di un’inchiesta ancora in corso.

Secondo i piani di qualcuno quei 300 mila euro dovrebbero finire per asfaltare il tratto di via Salorno compreso tra via Dobbiaco e via Torcegno, di fatto una strada privata fuori dal perimetro del progetto.

I problemi per il Parco di Plinio non finiscono qui. Via Salorno è l’unica strada percorribile per le betoniere e i mezzi pesanti diretti al futuro cantiere, ma se non verrà ampliata non potrà, per Legge, consentire il transito di mezzi pesanti industriali (le corsie devono avere larghezza standard di mt. 3,50, mentre attualmente la strada è larga appena mt. 6,40, cioè mt. 3,20 a corsia), senza contare che, non essendoci parcheggi, la sezione è ancor più ristretta per la sosta delle autovetture.

Poiché non sarà possibile ampliare via Salorno anche nelle restanti tratte, finiscono per decadere gli standard urbanistici previsti dall’Accordo di Programma, con il rischio di invalidare il progetto stesso. La relazione sulla mobilità allegata all’Accordo di Programma sarà oggetto di osservazioni proprio per evitare che questo quadrante dell’Infernetto finisca per soccombere sotto il traffico dei mezzi pesanti diretti al futuro cantiere.

Sorveglianza particolare riceveranno anche i due pini posizionati all’angolo tra via Salorno e via di Castel Porziano, di cui  si prospetta l’abbattimento per consentire la manovra (altrimenti impossibile) ai mezzi diretti al cantiere.


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