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Ci piace vincere facile

A Marassi la Lazio convince, soprattutto se stessa

A Genova, la Lazio ritrova la possibilità di fare solo un campionato mediocre e non disastroso. Non è un esercizio di pessimismo, né difesa del ruolo di bastian contrario, ma consapevolezza dei limiti.

Analogamente all’ Hellas Verona, quello del Genoa non è un test probante, visto che alla Lazio rabberciata, con tanto di redivivo Bašić, basta davvero poco per sottomettere un Genoa di marzapane, con una difesa imbarazzante che concede praterie e si muove con lentezza inaudita.

Anche nella fase migliore, il Genoa della metà del secondo tempo, a cui viene prima concesso, poi negato, un rigore oggettivamente inesistente, non è sembrato nelle condizioni di ribaltare il due a zero del primo tempo, anche perché lo spostamento in avanti del baricentro del gioco genoano è stato favorito anche da un abbassamento di tensione della Lazio.

Sul piano tattico, la Lazio schierata da Sarri a Marassi è stata un 4-2-3-1 che, con le ripetute incursioni di Zaccagni e Cancellieri sulle fasce si tramuta in un 4-2-1-3 nella fase di attacco: questo assetto di Sarri funziona, grazie ai movimenti di Dia, a cui la posizione tra la linea di centrocampo e quella di attacco, sembra congeniale: come già da Baroni, al franco-senegalese viene chiesto un lavoro faticoso in cui macina chilomentri, partecipa alla densità di centrocampo e soprattutto fa ripartire la squadra, facendo da perno centrale, che distribuisce lateralmente i palloni. Segno più!

Ma tra biancocelesti viene in evidenza anche l’ottima prestazione di Cancellieri che non solo realizza il primo gol in maglia biancazzurra in campionato, con un bel sinistro che manda la palla sul palo opposto, ma propizia il terzo gol, con un prepotente e velenoso colpo di testa diretto all’angolo sinistro del portiere Leali e poi messo dentro da Zaccagni sull’ennesimo pasticcio difensivo del Genoa, fino a sfiorare la doppietta se, su invito del solito Taty, non cercasse l’eurogol, sparando al volo sopra la traversa.

Al di là degli episodi, Cancellieri si è battutto sulla fascia destra come un leone, sia in avanti con progressioni e inserimenti negli spazi, sia in fase di contenimento, a supporto di Marusic nella zona di campo da dove partiva Rafinha, che insieme a Malinovski, hanno dato prova di una certa offensività: l’assenza di Isaksen gli sta offrendo inaspettate possibilità di giocare con continuità e lui sembra in condizione di poterle sfruttare. Segno più!

Dopo un tre a zero è difficile trovare prestazioni non positive, ma non possiamo non menzionare il Taty che, a parte il gol tecnicamente pregevole, sta soprattutto mostrando una crescita in termini tattici e di maturità: alle spesso aleatorie giocate personali, sta sostituendo sempre di più, assist preziosi per la squadra. Segno più! Da qui viene da supporre che l’andamento in campionato della Lazio dipenderà in parte importante anche dai processi di miglioramento di Taty e di Cancellieri.

Detto ciò, c’era molta curiosità a rivedere Bašić in campo e il croato ha fatto una partita discreta, attenta e ordinata, senza guizzi ma senza sbavature.

Sulla destra, l’assenza di Tavares ha tolto un po’ di brio, ma anche Pellegrini sembra essere apprezzabile più in fase propositiva (suo il lancio in area, su punizione, che ha propiziato il tre a zero) che in fase difensiva: sta quindi lì una delle lacune della Lazio a cui il mercato avrebbe dovuto apportare migliorie: difficile quando la tua squadra di calcio è “Soldatino” e il suo presidente l’”avvocato de Marchis”!


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