Diventare psicologi ai tempi del Coronavirus: “mission impossible”?

Difficoltà e richieste degli abilitanti psicologi per il tirocinio e l'Esame di Stato al centro della manifestazione di giovedì 4 giugno a Roma, in piazza Montecitorio
Emanuela Carnaroli - 2 Giugno 2020

Sono tempi confusi. Ogni cosa normale della vita è in trasformazione e passiamo il tempo a cercare di capire come comportarci nell’alternarsi delle diverse fasi dell’emergenza sanitaria.

Ci sono poi gruppi di persone che, per motivi diversi, si ritrovano a vivere situazioni particolarmente ambigue, contraddittorie, rese ancora più complesse, nelle incertezze della pandemia, dalla difficoltà delle istituzioni a fornire risposte soddisfacenti.

Una di queste categorie, di cui poco si parla, è quella degli Abilitanti, che manifesteranno il 4 giugno 2020 a Roma, in piazza Montecitorio.

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Gli Abilitanti sono i futuri professionisti, fra i quali farmacisti, medici, psicologi che, per poter esercitare la professione, dopo aver concluso gli studi e i tirocini, devono sostenere un’ulteriore serie di prove teoriche e pratiche con un Esame di Stato.
Peculiarità tutta italiana, perché nessun altro Paese europeo obbliga chi, per esempio, si è laureato in Psicologia a dover sostenere, dopo i 5 anni di università e l’anno di tirocinio, un esame di Stato al fine di iscriversi all’albo ed essere, finalmente, dichiarato “Abilitato alla Professione”.

L’attuale emergenza sanitaria ha reso l’iter dell’Esame di Stato 2020 ancora più farraginoso, con il rischio che diventi un ostacolo insormontabile per centinaia di migliaia di futuri professionisti, impossibilitati a esercitare. E’ proprio della specifica condizione degli Abilitanti in Psicologia che ormai da mesi un gruppo di Laureati si sta occupando, cercando di far sentire la propria voce e aprire un dialogo con il Parlamento e il Ministro del MIUR, con esiti per ora insoddisfacenti.

I laureati in psicologia

Ma chi sono le persone che si laureano in Psicologia? Potremmo dividerle in due gruppi.
Se la maggior parte di chi consegue il titolo magistrale in questa area disciplinare è costituita da giovani alla prima laurea, un’altra fetta significativa è costituita da persone che vi accedono in età adulta. 

Lo studio delle scienze psicologiche si è andato affermando lentamente nel nostro Paese, ma si è ormai diffusa la consapevolezza dell’importanza di conoscere i meccanismi interiori in ogni ambito professionale, dall’insegnamento al marketing, dal settore terziario alla moda.  La laurea in Psicologia è considerata, così, uno strumento che può agevolare le funzioni di un professionista e la sua carriera nonché contribuire allo sviluppo del benessere personale.

Perché non inserire il tirocinio già nel percorso universitario?

In questo percorso, un grande valore viene attribuito allesperienza del tirocinio post lauream.  Si tratta di un impegno considerevole, che si snoda in mille ore da svolgersi in due semestri consecutivi, per 4-5 ore al giorno, tutta la settimana. 

E’ in sostanza un impiego part-time: per i più giovani questo significa rimandare ancora per quasi 2 anni l’entrata nel mondo del lavoro e restare dipendenti dalle proprie famiglie; per le persone più adulte diventa una sorta di secondo lavoro non retribuito da conciliare con la propria attività professionale e la famiglia. 

Nonostante sia un impegno gravoso, è sentire comune tra i futuri professionisti che si tratti di una preziosa, irrinunciabile opportunità. E’ infatti opinione condivisa che, in una professione delicata come quella dello Psicologo, appartenente alle Professioni Sanitarie, siano necessarie gradualità, possibilità di essere guidati e accolti dal tutor come dalla struttura ospitante. Il tirocinante può così iniziare a mettersi in gioco all’interno dei limiti del proprio ruolo, che tutelano sia l’apprendista che l’utenza. 

La possibilità di acquisire buone pratiche grazie al confronto con l’esperienza degli altri professionisti, tramite il tirocinio professionalizzante, potrebbe risultare, secondo alcuni, maggiormente valorizzata se fosse inserita all’interno dello stesso percorso formativo universitario, come avviene per Medicina, rendendo abilitante la laurea stessa.

L’Esame di Stato

Invece secondo la vigente normativa la conclusione del tirocinio non segna, come dicevamo, l’entrata nel mondo del lavoro, ma l’inizio del complesso sistema di prove che costituisce l’Esame di Stato. 

Si tratta di tre prove scritte e una orale.
Nella prima prova all’Abilitante viene chiesto di ricordare l’intero programma di Psicologia Generale e Storia della Psicologia, sul quale sono stati già ampiamente esaminati durante l’intero percorso universitario (3 anni più 2, con due tesi sostenute).
Nella seconda prova l’esaminato deve proporre un progetto rispetto a un contesto e un obiettivo da raggiungere; nella terza prova c’è la valutazione e ipotesi diagnostica di un caso clinico, e infine nella quarta prova c’è il colloquio conclusivo finale sul Codice Deontologico e la esplicitazione del proprio percorso di tirocinio post-lauream. 

L’Esame prima del Covid

Fino alla ultima sessione pre-Covid, le verifiche erano distribuite in un lasso temporale di 4-5 mesi.
Si trattava di due sessioni l’anno, una con inizio a giugno e una a novembre. Basta non superare una sola delle prove per dover sostenere da capo l’intero percorso, attendendo mesi per la successiva sessione. Inoltre, pur essendo un Esame di Stato nazionale, non c’è uniformità rispetto ai temi indagati e alle varie tracce, lasciate al libero arbitrio di ogni singolo Ateneo.

Tutto ciò crea, tra l’altro, un problema di equivalenze di titoli, in una situazione di svantaggio per i professionisti italiani che si trovano a concorrere con professionisti provenienti altri paesi europei che, non avendo bisogno di sostenere nei loro paesi prove così complesse e dispendiose in termini di tempo denaro, si trovano abilitati e pronti a entrare nel mondo del lavoro prima dei colleghi italiani.

Tirocinio ed Esame 2020 dopo il Covid 

Se dunque, tutto questo aveva già bisogno di una semplificazione, nella situazione attuale le difficoltà a cui sono sottoposti gli Abilitanti sono ormai drammatiche e richiedono attenzione urgente e corrette risposte istituzionali.  La pandemia ha reso molto difficile in molti casi portare avanti l’esperienza del tirocinio.

La direttiva del Ministro del MIUR, pur consentendo in via eccezionale il tirocinio on line, di fatto non è stata accolta né da alcuni Atenei né da alcune strutture, impedendo, di fatto, a troppi laureati la possibilità di completare il loro anno di tirocinio creando un’ulteriore discrepanza tra gli stessi.

Per tutti quelli che, invece, avendo concluso l’esperienza di tirocinio, siano in procinto di sottoporsi all’Esame di Stato, le difficoltà sono aumentate a livelli drammatici.
Oramai da mesi si trovano in una situazione di stallo stressante, faticosissimo e poco compatibile con le esigenze di tranquillità necessarie a preparare un esame cosi vasto. La situazione si è spesso aggravata a livello economico.
Laureati fuori sede, perso il proprio lavoro saltuario per la pandemia e contemporaneamente la possibilità di tornare a casa, si sono trovati a gravare completamente, e ulteriormente, sulle proprie famiglie.
Professionisti adulti in attesa di essere abilitati si sono trovati a dover conciliare lo studio per l’esame con gli impegni di figli a casa e/o con il lavoro.

Non hanno, però, mollato la presa, ma hanno continuato a studiare e contemporaneamente a cercare un dialogo con le istituzioni al fine di comprendere le modalità con le quali svolgere le prove, senza mai smettere di chiedere di ottenerne la semplificazione, tanto promessa dal Ministro.

Le modalità in una girandola dei comunicati

A tutto ciò va aggiunta l’ansia di vivere appesi a comunicati che da metà aprile si sono susseguiti: “l’esame si farà comunque come sempre e in presenza, con le quattro prove suddivise in diverse giornate e intervallate l’una dall’altra da settimane”; “l’esame si farà on line in un’unica giornata in cui una commissione interrogherà oralmente l’esaminato sulle quattro prove insieme in un un’unica giornata” e per un tempo non precisato a partire dal canonico mese di giugno, successivamente e tardivamenteposticipato a partire da luglio” (fino a data da destinarsi).
Inoltre, secondo alcune facoltà, “se il collegamento dovesse saltare (si veda il caso delle richieste on-line dell’INPS, anche in questo caso si parla di decine di migliaia di persone che si dovrebbero connettere contemporaneamente da tutta Italia, anche da luoghi meno garantiti dalla copertura del WI FI) la prova viene automaticamente invalidata e l’esaminato dovrà ripresentarsi alla sessione successiva” (dopo cioè sei mesi in tempi normali, quando Dio vorrà oggi come oggi).
L’esaminato secondo alcune facoltà “dovrà tenere le mani in vista, lo sguardo fisso sulla telecamera, davanti ad una parete bianca per consentire alla commissione di vigilare” sulla eventuale presenza dei famigerati fogliettini.

Ogni settimana si cambiano le prospettive. Ogni facoltà decide autonomamente continuando a non garantire alcun criterio oggettivo né di valutazione né di conoscenza dei minimi requisiti di svolgimento di prove che, essendo scritte necessitano di un tempo di elaborazione al fine di permettere un ragionamento critico, elaborato, compiuto, preciso: stiamo parlando di relazionare sulle varie sfaccettature della complessità umana.

Senza dimenticare i criteri di equità di valutazione del candidato che davvero in questo modo non possono essere garantiti. Sembra essere più una roulette russa piuttosto che un esame di abilitazione.

La dimensione online dell’esame ha suscitato, e suscita, innumerevoli interrogativi da parte degli enti stessi che la propongono, consapevole della fragilità metodologiche e conseguenze giuridiche alle quali le stesse istituzioni potrebbero essere sottoposte in caso degli inevitabili ricorsi.

Non sarebbe il caso di fermarsi per chiedersi a chi giova tutto ciò?

Non sarebbe il caso di riflettere e di porsi qualche domanda in più? Gli antichi sentenzierebbero: cui prodest: a chi giova tutto questo? A cosa serve quest’esame? E’ davvero in grado di selezionare chi è idoneo a svolgere la professione dello psicologo?

Come mai non si dà ascolto alle proposte che provengono dai gruppi di Abilitanti che in questo periodo hanno lavorato a idee alternative?

La loro idea di base, prendendo a spunto quanto concesso con un decreto ministeriale a marzo per i medici – ricordiamo che psicologi, biologi e farmacisti sono tutte professioni sanitarie – è quella di rendere la laurea abilitante, valorizzando l’esperienza del tirocinio valutato come esame stesso delle competenze professionali ed umane.

In alternativa hanno proposto che il tirocinio diventi centro dell’esame teorico, dove la commissione potrà valutare maturità e competenza della persona che ha davanti sia rispetto alla conoscenza del codice deontologico sia dall’analisi dell’esperienza del tirocinio.

Gli “abilitanti psicologi” parteciperanno giovedì 4 giugno alle ore 15, in piazza Montecitorio a Roma, alla manifestazione nazionale autorizzata per tutte le categorie di abilitanti. Mentre un ulteriore appuntamento è stato fissato dagli abilitanti farmacisti e biologi per il 5 giugno, in molte città italiane.

Non vogliamo certamente psicologi impreparati, ma il loro percorso di studi e tirocinio non dovrebbe inibire tale possibilità? Abbiamo bisogno di validi professionisti, non di cittadini imprigionati in una burocrazia che sembra, francamente, impazzita.

Emanuela Carnaroli


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  1. Ottimo,preciso e dettagliato.Una ulteriore puntualizzazione è che questo esame ha un costo di 400€ che in caso di interruzione del collegamento e quindi impossibilità nella prosecuzione dell’esame,non sarebbe rimborsabile.Sono laureato in Sociologia,Pedagogia e Magistrale in Psicologia con relativo tirocinio professionalizzante.E’ mortificante.

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