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Firmani, ovvero l’arte del restauro a Centocelle

In visita alla bottega artigiana di via delle Rose 35 dove si lavorano pezzi unici e pregiati
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 9 Ottobre 2012

Signor Firmani quando ha cominciato a muovere i primi passi nella sua professione e come ha appreso l’arte del restauro?

Ho iniziato dando una mano a mio padre che era un ebanista. Mentre pulivo il bancone e lucidavo i mobili osservavo il suo lavoro, rubando, come si dice, il mestiere con gli occhi. In quel periodo, parliamo del 1942, dovemmo trasferirci dalla nostra Borgata Gordiani nella zona centrale in via Basento a causa dei bombardamenti su Roma. Questo cambiamento rendeva più sicuro il nostro lavoro e ci permise di approcciarci con il mondo dei signori. Ricordo di aver lavorato addiritttura per la figlia dello Zar e di aver operato molto spesso all’interno della villa dei Savoia.

Quando decise di iniziare a lavorare in proprio?

Intorno ai 20 anni quando ho capito che lavorare da dipendente portava ad avere pochissimi diritti e poca libertà. Decisi quindi di aprire una piccola bottega di restauro per conto mio in via delle Betulle a Centocelle ed in seguito mi sono trasferito a pochi metri nell’attuale sede di via delle Rose.

Qual era allora la situazione?

Era in corso il boom economico degli anni ’60 e l’antiquariato era di moda e in voga, quindi mi sono buttato in questo settore prima lavorando solo con persone di ceto elevato e, con il tempo, essendosi il popolo arricchito, anche con clienti di rango inferiore, perché il mobile antico era divenuto appannaggio di tanti.

Qual è stato il segreto del suo successo?

Soprattutto l’abilità e l’accuratezza artigiana. Dopo 70 anni d’attività credo di saper fare abbastanza bene il mio mestiere. Il mio lavoro è molto particolare perché ogni volta ci si trova a lavorare con pezzi unici, non prodotti in serie. Si richiede appunto una grande abilità e spiccata passione per il mobile. Per ottenere dei buoni risultati, occorre però fare grandi sacrifici ed essere sempre disponibili, lavorando, ove occorra, anche sette giorni su sette.

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Come ricorda il quartiere al momento dell’apertura della sua bottega?

Dalla Borgata Gordiani a Quarticciolo, qui attorno era una grande distesa di verde, ancora non era stata fatta via Tor de’ Schiavi. Un tempo Roma finiva a Porta Maggiore e questo era un quartiere in avviata e poi frenetica costruzione. Ricordo in particolare, proprio davanti alla mia bottega, una grossa buca e ricordo mia moglie che mi aspettava alla finestra vedendo quando scendevo dall’autobus.

Qual è il suo rapporto con Centocelle?

Posso dire che in questo quartiere, il mio quartiere da sempre, mi sono sempre trovato bene sia per vivere che per lavorare.  


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