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Fratelli Marinelli: 52 anni fra tradizione e innovazione

Nella storica sede di via dei Noci a Centocelle
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 10 Ottobre 2012

All’insegna di un sempre migliore e più efficace servizio agli utenti. Potrebbe essere questa la sintesi della storia della ditta la ditta Fratelli Marinelli che, a marzo 2010, con la discrezione che da cinquant’anni la contraddistingue, inaugurò i locali radicalmente rinnovati e ristrutturati della storica sede di via dei Noci 38-44 a Centocelle, al giro di boa di mezzo secolo di attività.

Noi li visitammo allora, ricavandone un’impressione favorevole, di fronte a un’esposizione più ricca e volutamente non sovrabbondante, di proposte. Anzi con suggerimenti di ambientazioni selezionate per agevolare le scelte, più che frastornare chi è alla ricerca di nuove soluzioni per la propria casa. Oggi siamo qui di nuovo per farci raccontare dal signor Carlo, in breve, la storia di questo storico laboratorio-negozio.

Da dove inizia la vostra vicenda?

La nostra azienda è presente sul territorio di Centocelle da ormai 52 anni, tutto ha preso vita con mio nonno Enrico e mio padre Lucio che, arrivati dalle Marche alla fine degli anni ’50, si sono impiantati nel quartiere in corso di realizzazione. Il primo laboratorio l’hanno aperto qui vicino, in via dei Lauri 59, ed in seguito si sono trasferiti nell’attuale sede di via dei Noci.

Come si è sviluppata l’azienda?

Nel corso degli anni siamo cresciuti partendo dalla produzione di mobili e arredamenti d’interni da parte di mio padre, ebanista, arrivando successivamente all’ampliamento della parte commerciale alla fine degli anni ’70, quando siamo subentrati noi figli, non più solo con la produzione ma anche inserendo la parte relativa al settore della sicurezza, con porte e infissi, e poi con tutto quello che occorre ad un moderno appartamento. 

Come si sono evoluti i comportamenti dei clienti?

Tantissimo. Un tempo la porta doveva servire solo per la sicurezza della casa o per separare degli spazi, adesso c’è l’attenzione al dettaglio di design, si bada molto di più anche alla parte estetica. Il rapporto con il cliente richiede una certa preparazione, poiché egli è divenuto consapevole del prodotto che vuole nella propria casa, complice anche la maggiore informazione che deriva dall’uso di internet. Oggi non lavoriamo più solo o prevalentemente con il cliente locale, ma spaziamo sul tessuto romano relazionandoci con una clientela di tipo eterogeneo. Noi abbiamo cercato sempre di andare incontro alle esigenze della clientela, cercando sempre di soddisfarle e mantenendo anzi l’ambizione di anticiparle, spinti dalla passione per il nostro mestiere, con un occhio alla nostra tradizione artigiana e un altro proiettato su ciò che di nuovo si muove nel pianeta dell’abitare, in continua evoluzione. Nonostante questa spinta verso la modernità non abbiamo abbandonato il piccolo laboratorio di falegnameria, mantenendo un attaccamento viscerale. Anche se dobbiamo prestare molta attenzione sia per i costi di gestione che per le problematiche relative alle diverse normative previste. La nostra attenzione però negli ultimi dieci anni si è focalizzata sul mondo del design.

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Quale il segreto del vostro successo?

Sicuramente la passione per il nostro lavoro a cui dedichiamo il nostro tempo, cercando sempre di trasmettere l’esperienza e capacità al cliente accompagnandolo nelle scelte. È molto importante coniugare servizio, disponibilità e studio delle esigenze del cliente. Entrare in un appartamento e sentirsi dire: “questo mobile l’ha fatto tuo nonno” ci lusinga molto.

Come è cambiato il quartiere dal momento in cui vi siete insediati?

Centocelle era un quartiere duro, periferico e di frontiera, con tutti i problemi che ciò può comportare. Oltre ai disagi, però, ricordo con nostalgia anche le persone presenti un tempo, che purtroppo sono venute a mancare, ed i ricchi rapporti di solidarietà in uso allora. Il tessuto sociale era povero, ma ricco d’umanità. Oggi si sta meglio ma quei rapporti sono venuti meno, con le conseguenze negative in termini sociali che tutti conosciamo e sperimentiamo.

C’è una diffusa lamentela a causa del disagio del cantiere della Metro C. Come e quanto hanno inciso i ritardi nella sua attuazione nella vostra attività?

L’arrivo della nuova linea della metro C sarà un’ottima risorsa per il quartiere. Non possiamo negare però che il ritardo nei lavori ci ha creato dei disagi. Il cantiere ci ha bloccato l’ingresso di via dei Faggi su via dei Castani e questo ci ha penalizzato e continua tuttora, rendendo scarso e difficoltoso il transito dei cittadini e quindi l’incontro tra negozio e cliente.

L’avvento dei centri commerciali come ha influito sulla vostra azienda?

Non c’è stato un grande impatto sulle nostre vendite anche perché non ci sono strutture specializzate in questo settore. E le multinazionali tipo Ikea che insistono vicino al nostro territorio possono toglierci sì qualche frettoloso o superficiale cliente, convinto che sia più conveniente acquistare lì, risparmiando o magari pensando di risparmiare qualche euro, ma ricevendo meno assistenza ed un servizio nullo o carente, ed in ogni caso inferiore a quello garantito dalla nostra esperienza e competenza artigiana.

Avete una richiesta specifica da rivolgere all’amministrazione municipale?

Vorremo più attenzione per le aziende del territorio, magari studiando insieme un approccio più efficace al mercato. Per prima cosa bisognerebbe agevolare e rendere meno farraginoso l’aspetto burocratico e poi permettendo alle aziende del tessuto cittadino di lavorare con il quartiere, non cercando soluzioni altrove. Ne deriverebbe una ricchezza notevole anche per il territorio stesso. 


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  Commenti: 1

  1. DONATELLA CESARI


    GRANDE CARLOOOOOO!!!!! GRANDE DITTA ” FRATELLI MARINELLI” !!!!!!!!!!!!!!

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