

Gli operatori del turismo green fanno muro sulla Proposta di legge 302 in Regione Lazio
Un giro d’affari stimato attorno ai 20 milioni di euro, una forza lavoro di circa 1.000 addetti — per un quarto giovani al di sotto dei 35 anni — e l’ambizione di garantire una fruizione della Capitale a impatto zero.
È la carta d’identità di METUR, la sigla associativa che raccoglie le imprese della mobilità turistica elettrica a Roma, finita al centro del dibattito della politica regionale.

Gli operatori accolgono favorevolmente le modifiche correttive avanzate in commissione, che puntano a delegare ai Comuni il potere di organizzare flussi, fermate e numeri dei mezzi in base all’affluenza effettiva dei visitatori, anziché applicare la scure del divieto generalizzato.
«Siamo i primi a chiedere regole chiare. Il disordine danneggia noi per primi» osserva Mattia Rosini, portavoce dell’associazione. «Le regole devono servire a governare il servizio, non a cancellarlo. Roma non è un centro storico piccolo e compatto: chiudere tutta l’area di maggiore interesse turistico significherebbe escludere il servizio dalla città. Premiare chi lavora da anni, con mezzi propri e personale assunto, è il modo più semplice per distinguere gli operatori seri da quelli improvvisati».
Per superare le riserve legate al decoro urbano e alla sicurezza viaria, le aziende associate a METUR mettono sul piatto un codice di autoconduzione rigoroso:
Servizi esclusivamente su prenotazione: Stop all’adescamento dei turisti per strada (pitching), limitando il servizio a itinerari e pacchetti turistici prenotati preventivamente.
Sicurezza e decoro: Obbligo di cinture di sicurezza allacciate, salita e discesa consentite unicamente dal lato del marciapiede, fermate dedicate e rispetto delle distanze di sicurezza dai complessi monumentali.
Solo flotta green ed etica: Mezzi a propulsione 100% elettrica guidati unicamente da personale con regolare contratto di lavoro.
La navetta elettrica non viene proposta come un succedaneo del servizio pubblico non di linea, ma come un’esperienza integrata di scoperta culturale con guide abilitate, capace di rendere accessibile il patrimonio artistico romano anche a persone con disabilità, anziani e famiglie.
Un presidio che gli operatori chiedono di tutelare e normare, anziché affossare sotto il peso di divieti indifferenziati.
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