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I fratelli Lazzerini e l’arte della tappezzeria a Centocelle

La pluriennale tradizione dell’artigianato nel laboratorio di via degli Olivi
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 9 Ottobre 2012

Siamo in via degli Olivi 47/b nel laboratorio di tappezzeria dei Fratelli Luigi e Carlo Lazzerini ed è piacevole lasciarsi permeare dagli odori e dai colori di cui si compone un’attività artigiana sulla breccia da tantissimi anni, dal 1958, e che conosce ora lo sviluppo in arredamenti curati dalla nuova generazione, cioè da Sandro Lazzerini che ci ha introdotto nella bottega e che lascia il campo per l’intervista all’empatico e simpatico Carlo.

Come nasce il vostro laboratorio di tappezzeria?

Eravamo due ragazzi, mio fratello Luigi ed io, di 18 e 13 anni quando decidemmo di intraprendere quest’attività. Quello del tappezzerie era un lavoro che ci piaceva molto, quindi mettemmo tutte le nostre energie e il nostro entusiasmo, portando avanti il laboratorio, lavorando con molto sacrificio anche 10-12 ore al giorno, senza conoscere né domenica né festività.
Grazie al nostro impegno ed al passaparola la clientela incominciò a crescere subito, con nostra soddisfazione. Nel corso degli anni in questo laboratorio si sono formati molti tappezzieri, che hanno poi anche aperto loro attività in proprio, da noi arrivavano giovanissimi per imparare come apprendisti.

Oggi invece si avverte la mancanza di apprendisti?

Purtroppo adesso le famiglie non sono intenzionate a mandare un ragazzo ad imparare un mestiere. Lo costringono ad andare a scuola, magari nonostante non sia un ottimo studente. Dovrebbero invece capire che non è una vergogna lavorare fin da giovani, e spesso un pessimo studente potrebbe però essere un eccellente operaio.
Anche lo Stato dovrebbe aiutarci in questa impresa con degli sgravi fiscali per le aziende che decidono di assumere degli apprendisti.

Qual è il segreto del vostro successo?

La formula vincente è stata quella di coniugare l’impegno, la serietà e far sentire il cliente come facesse parte della nostra famiglia. Sin dall’inizio la nostra clientela è stata molto modesta, popolare, non esigeva capolavori, ma voleva essere accolta con calore e seguita nell’acquisto. Questo ci ha permesso di andare avanti diventando in alcuni casi anche grandi amici dei clienti.
Adesso si aprono dei negozi dove manca la professionalità, un tempo era necessario avere il negoziante di fiducia questo perché "il mestiere si impara non si inventa".
Inoltre siamo stati sempre umili anche nella professione, adattandoci ad ogni tipo di lavoro, mentre l’artigiano del centro credeva, atteggiandosi, di essere un artista. Ma a Centocelle non servivano artisti ma bravi artigiani, anche perché sono poche le persone che hanno molte possibilità economiche.

Sandro, come ti sei trovato a lavorare con la vecchia generazione?

Adotta Abitare A

Sono entrato a far parte di quest’attività nel 1982 e mi sono sempre trovato benissimo. Questo laboratorio è qualcosa di meraviglioso e collaborare con loro è stato ed è un grande onore. Qui si lavora in maniera seria, professionale. Ricordo che molte famiglie un tempo portavano i propri figli a lavorare nel laboratorio per toglierli dalla strada.
In seguito dopo dieci anni di esperienza tecnica mi sono dedicato alla parte commerciale con la vendita dei prodotti correlati alla tappezzeria nel negozio adibito ad esposizione qui di fronte.

Come ricordate il quartiere al momento dell’apertura del laboratorio?

Nel 1958 via degli Olivi non era asfaltata e d’inverno si creavano delle grandi pozzanghere. Possiamo dire che c’era solo un quarto delle persone presenti ora nel quartiere. Le case erano basse e i negozi davvero pochi.

Qual è il problema che affligge Centocelle?

Sicuramente desidereremmo maggiore sicurezza, visto che solo per un periodo abbiamo visto girare dei vigili per le strade del quartiere per poi vederli scomparire dopo poco tempo. Fondamentale sarebbe, inoltre, la creazione di un punto di ritrovo per i giovani anche andando a recuperare e ridonare splendore alle tante piazze di Centocelle, oggi troppo trascurate.

Come sta incidendo la metro C con i suoi ritardi nel commercio locale?

Questa zona ha avuto un momento in cui si stava creando qualcosa d’interessante, ma che è finito proprio nel corso della crescita del quartiere. Attendiamo la fine dei lavori della Metro C per vedere se questo servizio sarà in grado di restituire nuovo spirito e nuova linfa a Centocelle.

Come avete vissuto l’invasione dei centri commerciali?

I centri commerciali non ci hanno recato dei danni particolari sotto l’aspetto della vendita, ma hanno distrutto il commercio su strada, quello che rende vivo il quartiere. Un tempo Centocelle si reggeva su negozi a carattere familiare, le persone amavano passeggiare per le vie. Adesso ci si rifugia nei centri commerciali e noi non possiamo competere con la loro molteplice offerta. Bisogna rinvogliare il cliente a tornare a comprare sul territorio.  


Commenti

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  1. Sono la figlia di LAZZERIINI Felice defunto, sono la vostra cugina e mi fa molto piacere di aver letto quello che avete fatto. Abito in Francia a Marsiglia. Mi farebbe molto piacere aver vostre notizie.
    Grazie molto.
    Paolina

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