I miei primi due mesi chiuso in casa

La riflessione e il resoconto di un cronista ottuagenario

Ecco come sono stati i miei primi due mesi, chiuso in casa, dal 7 marzo al 7 maggio 2020 (anno bisesto, anno funesto).

È stata dura ma, tutto sommato, non troppo. Questo grazie soprattutto a mia moglie Vera. In questo lungo periodo, forti della nostra unione matrimoniale di 56 anni, ci siamo sostenuti a vicenda. In questi giorni Vera mi ha assecondato in tutto. Si è scoperta fotografa, regista, barbiere, consigliera, sportiva. È riuscita a coinvolgermi nelle pulizie di casa, in cucina anche per la preparazione dei dolci. Siamo stati un tandem perfetto e ben armonizzato.

Nell’arco delle giornate, ho dedicato del tempo a realizzare degli esercizi fisici, leggendo giornali e riviste, utilizzando il P.C. per diffondere notizie, sempre confortanti a sull’andamento del coronavirus, ma anche per pubblicare sulla mia pagina di facebook foto attuali e di repertorio, e anche notizie su Abitare a Roma

Ho dedicato del tempo perfino a farmi crescere e curarmi barba e baffi.

Molto tempo l’ho trascorso ad ammirare dal mio balcone le tante realtà limitrofe che sto riscoprendo per la prima volta dopo 50 anni di domicilio in quest’abitazione: numero di palazzi, i tanti vasi di fiori, alberelli, gazebo, terrazzi, ho contato il numero delle antenne e parabole televisive, il numero dei condizionatori, i tanti Tricolori che sono stati esposti in questo periodo del coronavirus, ma anche nell’ammirare i tanti piccioni che svolazzano in cerca di cibo, e le farfalle che vengono a visitare i nostri fiori.

Un divertimento, e più tempo, quello dedicato al conteggio dei fumaioli, delle caldaie di riscaldamento condominiale, e del conteggio dei balconi e delle finestre, e il numero di quelle protette da inferriate per cautelarsi dai ladri, le tende da sole, separandole per tipo e colore. E ancora i pochi minuti dedicati ad ammirare la scia del tricolore lasciata dagli aerei acrobatici la mattina del 25 aprile.

Durante l’arco della giornata non sono mancati i periodi di riflessioni sul caos economico e psicologico che sta creando questo maledetto Covid 19 e di sostegno verso amici e parenti. I pensieri rivolti innanzitutto ai tanti medici infermieri e tutte quelle persone che hanno lavorato e stanno lavorando per la nostra sopravvivenza. E poi ai titolari di grande e piccole aziende, ai commercianti e artigiani che, nonostante le loro attività chiuse, devono sostenere delle spese per l’affitto dei locali per le bollette, ecc. Ma il mio pensiero è andato spesso alle tante persone povere e senza mezzi economici.

Molto del mio tempo l’ho dedicato ad amici e parenti che vivono in casa da soli con delle telefonate, e in modo virtuale alle tante persone che hanno perso dei cari, senza poterle salutare prima di morire e senza cerimonia funebre.

Oltre alle mie iniziative e le mie riflessioni ho seguito i telegiornali (quelli più attendibili) per essere sempre informato sull’andamento del Coronavirus. Non mi sono fatto condizionare dai tanti dibattiti fatti in certe TV soprattutto per fare ascolti e nei quali però le notizie non sono attendibili.

Con l’inizio della fase 2 iniziata dal 4 maggio, ho la sensazione che sono in molti quelli che non hanno capito che questa disposizione non è per tutti, ma per un numero limitato di persone ad esempio i lavoratori.

Dico questo perché mi è sembrato di capire che le strade sono piene di gente che passeggia per le strade, corre e fa ginnastica nei  parchi, dai primi di marzo gli Italiani sembrano essere diventati tutti sportivi.

Io sinceramente, al momento, non mi sento motivato a uscire da casa, con pazienza seguiterò a contare finestre e balconi almeno fino al 18 maggio per capire bene i privilegi della fase 2 e le nuove disposizioni della prossima 3.

Un antico proverbio dice “ la prudenza non è mai troppa” specialmente per chi, come me, ha 85 anni.

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