Il Nuovo Regina Margherita retrocesso da ospedale ad ambulatorio di quartiere

Tagliati posti letto e i piccoli interventi di chirurgia. I Sindacati: "Perché la Regione decreta la chiusura dopo la riconversione?"
di Francesca Romana Antonini - 30 Luglio 2009

Il cambiamento che aleggia sull’Ospedale Nuovo Regina Margherita di viale Trastevere considerato fino ad ora il vanto della politica sanitaria del Lazio ed esempio di ospedale del territorio è già nell’aria da un po’ di tempo. Il rischio che corre la struttura è quello di essere svuotato di «day hospital» e «day surgery», trasformandosi in semplice ambulatorio di quartiere.
Va avanti quindi il piano di rientro regionale, nell’ottica del contenimento dei costi e della riorganizzazione prevista dal decreto del presidente Marrazzo in qualità di commissario ad acta. Ma la scure dei tagli si abbatte anche sulla struttura della Asl RmA che per prima in regione applicò, nel novembre del 2007, il progetto pilota di continuità assistenziale.
Lo prevede il piano di Riqualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera della Regione Lazio, discusso il 28 luglio dal Consiglio regionale in un’audizione con i sindacati Cgil, Cisl e Uil che ha portato alla previsione di passare da 8 a zero posti letto di Chirurgia generale e da 12 a zero per day hospital, lasciando invariati la presenza di Rsa (residenza sanitaria assistenziale), hospice, poliambulatorio, day service, chirurgia ambulatoriale, punto di primo soccorso, ed aggiungendo 10 posti letto per il Presidio Territoriale di Prossimità.

In breve tempo il Nuovo Regina Margherita potrebbe nuovamente cambiare volto. Come si legge nella bozza del documento – “infatti, un arco temporale triennale può ritenersi sufficiente per realizzare una situazione a regime accompagnando gli stati di avanzamento con eventuali perfezionamenti”.

Quindi, niente più piccoli interventi di chirurgia che necessitavano di una notte di assistenza post-operatoria: via Onco-ematologia, Angiologia, Cardiologia, Medicina interna, Geriatria. Così come l’Endoscopia digestiva, uno dei servizi di alto livello che viaggia al ritmo di 9mila prestazioni all’anno: il piano ne prevede l’attività solo negli ospedali per acuti.
Per queste specialità si potranno fare solo visite, senza possibilità di piccoli interventi, a livello di un qualsiasi ambulatorio. Con forti ripercussioni sulle liste d’attesa delle altre strutture, con l’accordo avviato a febbraio scorso con il San Camillo, sono state sfoltite di molto le liste d’attesa dell’ospedale grazie ai piccoli interventi eseguiti nel presidio di viale Trastevere, 1.600 in sei mesi.

Non solo: tutti i soldi investiti nella ristrutturazione dei vari reparti, si parla di svariati milioni di euro, andrebbero persi. Il personale si dichiara in stato d’agitazione – “Quello che vogliamo capire – spiega Antonio Argentini, responsabile Cisl del Ptp Nuovo Regina Margherita – è perché la Regione decreta la chiusura dopo la riconversione. Non penso che siano 20 posti letto di day hospital e day surgery a inficiare i bilanci della sanità. Siamo preoccupati anche per la ricollocazione del personale in esubero”.

Sulla vicenda interviene anche la viceresponsabile per Roma dell’Italia dei Diritti, Anna Manfredi che ha così commentato la notizia – “Più che un progetto di riordino, sembra un banale tentativo di risparmio che avrà dei costi sociali altissimi. Ecco un altro caso di cattiva gestione della sanità tutto italiano, in questo caso tutto romano. Il Nuovo Regina Margherita sta pagando lo scotto degli sprechi e delle mal gestioni del passato, tutto a scapito dei servizi al cittadino”

“Dopo aver assistito al degrado del regina Elena – ha continuato l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – ormai ridotto a dormitorio, ora saremo spettatori della trasformazione di una struttura all’avanguardia in poco più di un ambulatorio. L’eliminazione di posti letto porterà inevitabilmente gli altri ospedali a dover gestire liste d’attesa chilometriche. Tenendo conto che l’Italia sta attraversando un periodo di crisi, i tagli in sanità appaiono quanto di più inopportuno possa essere concepito, perché vanno direttamente ad impattare sulle persone anziane che vivono di pensione e che saranno le più penalizzate. Ritengo triste dover confermare che il grado di civiltà di un paese lo si evince da molti aspetti, uno dei quali è la tutela della salute del cittadino. Con operazioni e ristrutturazioni prive di senso come questa non si sortirà altro effetto se non quello di diminuire i servizi medici fondamentali e creare nuovi disoccupati”.


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