Immobiliare Atid, un’agenzia in simbiosi con Tor Tre Teste

Conoscenza del quartiere ed elevata professionalità alla base del successo di un’impresa a carattere familiare
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 19 Ottobre 2012

È davvero un invidiabile punto di osservazione sul quartiere e sulla sua vita, l’ufficio dell’agenzia immobiliare Atid, in via Giiuseppe Candiani 71-73, posto alla confluenza con via Targetti e via Falk,  di fronte al parco di Tor Tre Teste. L’appuntamento e l’intervista sono con Domenico Cerini e Giuliano D’Alesio il quale ultimo risponde alle nostre domande

La vostra esperienza nel campo immobiliare è longeva. Come prende avvio?

Tutto prende vita da mio padre Armando D’Alesio, ormai quasi novantenne, ma ancora sulla breccia in veste di consigliere, che, arrivato a Roma dalle Marche, per caso si trova a cercare un appartamento per un suo caro amico. Una volta riuscito nel suo intento, il proprietario, al momento della stipula del contratto gli offrì la commissione per la vendita. Sorpreso, mio padre avendo scoperto che poteva guadagnare esercitando un simile lavoro continuò notte e giorno ad esercitarsi nell’impresa di diventare un agente immobiliare.
La sua attività si è sviluppata soprattutto durante il periodo del boom edilizio e delle lottizzazioni abusive mentre iniziavano a sorgere quartieri come il Casilino, Torre Angela, Valle Martella e limitrofi. A quei tempi si proponevano terreni a pochi soldi, nei quali poi l’acquirente abusivamente tirava su la sua bella casetta.

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Quando ha deciso di coadiuvare suo padre nell’attività?

Mentre cresceva la sua attività di intermediazione, avendo preso il diploma da geometra, ho iniziato a lavorare in agenzia, divenendo agente immobiliare nel 1977, dedicandomi a tempo pieno alla professione, prima come disegnatore, poi come calcolatore del cemento sino ad arrivare alla progettazione vera e propria degli edifici. Così unendo le forze abbiamo creato questa struttura diventata ufficialmente Atid- Agenzia Tecnico Immobiliare D’Alesio nel 1986. Un’attività che continua a mantenere il carattere familiare. Da diversi anni infatti è entrato nella nostra squadra anche mio cognato Domenico Cerini, prima come disegnatore e poi come socio ed insieme continuiamo quest’avventura.

Quale il segreto del successo di questa Agenzia Immobiliare?

Soprattutto la capacità di integrare la conoscenza degli aspetti tecnici di un immobile a quella di valutarne la commerciabilità. Questo grazie anche all’unione delle mie conoscenze come libero professionista di diversi piccoli e medi costruttori e quelle più importanti di mio padre che hanno permesso di affermarci come punto di riferimento nella zona. Inoltre conosciamo benissimo gli edifici di questo territorio sin dalla loro progettazione ed edificazione, addirittura conserviamo nel nostro archivio documenti assai importanti per la conoscenza di tutta la zona.

Come è cambiato il mondo della vendita immobiliare?

A partire dagli anni ’80 è stato introdotto il concetto del franchising, prima fra tutte ad utilizzare questo nuovo approccio di vendita è stata la famosa Tecnocasa. Da un punto di vista generazionale abbiamo creduto di essere superati e di aver fatto il nostro tempo, ma fortunatamente il nostro modo di reperire e vendere immobili, la nostra serietà e affidabilità e la conoscenza perfetta del nostro territorio, hanno consentito la prosecuzione della nostra attività nella zona e non solo. Oltre a questo non abbiamo accettato il metodo aggressivo imposto dalla logica del franchising.

Come è cambiato il modo di approcciarsi con voi del cliente?

Sicuramente i clienti sono cambiati, ci troviamo di fronte a persone molto preparate sia in caso di vendita che di acquisto. Questo però comporta anche un risvolto della medaglia, perché sul mercato si cerca di acquisire più immobili causando una lievitazione del prezzo. In un periodo di crisi questo discorso crea non pochi problemi. Bisognerebbe rivedere questa tipologia di vendita sul mercato al momento poco disponibile a comprare e sarebbe necessario aiutare chi è intenzionato ad investire.

Come ricorda il quartiere al momento della nascita della vostra attività?

La mia famiglia è arrivata a Roma nel 1959 dalle Marche e io ero ancora un bambino. Ricordo che erano presenti solo le strade che costituiscono l’insediamento storico di Tor Tre Teste ovvero via della Farfalla, via della Cicala e via della Formica.
In seguito noi ci siamo trasferiti in via Casali del Drago dove c’erano pochissimi edifici, per arrivare dove siamo attualmente in via G. Candiani, un tempo conosciuta come la "via degli eucalipti" perché circondata da enormi alberi di eucalipto. Adesso di fronte a noi abbiamo il parco (e il cantiere della Prenestina bis) ed il centro sportivo della Nuova Tor Tre Teste, invece prima vi era un grande campo di tabacco dove da ragazzo andavo a lavorare per racimolare qualche soldo.
In quegli anni Tor Tre Teste era piena di verde. Il cemento era inesistente; i primi fabbricati veri e propri vennero costruiti nel periodo 1966-1974 con il comprensorio di via Lepetit e via Campari. Si parlava della prima edilizia pubblica realizzata dalle cooperative, realizzata in via Campari e Lepetit.
Il nostro era un quartiere di estrema periferia. Ricordo che, dopo solo una settimana che ero arrivato nel quartiere, alcuni amici mi chiesero se volevo andare a rubare una bicicletta con loro. Adesso per fortuna la mentalità è cambiata molto grazie anche alla presenza di strutture quali la Biblioteca Gianni Rodari, il Centro Sportivo Tor Tre Teste, l’impianto di atletica e rugby di largo Cevasco, l’ufficio postale.

A proposito del Centro sportivo, lei che è molto attivo su questo fronte, cosa può dirci?

Proprio di quel Centro della Nuova Tor Tre Teste sono stato un fondatore indiretto, complice la richiesta di mio cugino Romeo Tomassini di adoperarmi per creare un campo di calcio e contattare il proprietario dei terreni dove sorge attualmente. Venni poi coinvolto in seguito anche nella realizzazione del centro sportivo della zona. Ed oggi siamo in presenza di un’eccellente società sportiva, tra le più importanti in Italia a livello dilettantistico. Molti giovani hanno imparato presso il nostro centro non solo ad essere buoni calciatori ma anche ragazzi bene educati.

Cosa manca attualmente a Tor Tre Teste?

Mancano soprattutto i servizi pubblici come il trasporto, molto carente e purtroppo la manutenzione delle strade è davvero scarsa. La zona vecchia del quartiere è rimasta com’era e ci vorrebbe molta più attenzione da parte del municipio. Ma possiamo rimanere soddisfatti perché abbiamo un grande parco di cui vorrei prendermi cura realizzando un’associazione con l’obiettivo di garantire una migliore manutenzione ed una più elevata fruibilità, facendo accrescere l’interesse e l’amore per questo spazio sia nelle persone giovani che anziane. 


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