In piazza del Campidoglio per riprendersi la città

La manifestazione cittadina indetta dai comitati, dalle associazione dai movimenti di lotta per la casa
di Aldo Pirone - 3 Aprile 2009

Quella del 2 aprile è stata una manifestazione forte e partecipata. Centinaia di cittadini dei movimenti di lotta per la casa, dei comitati di quartiere e delle associazioni che si battono contro la cementificazione del territorio; che lottano per la riqualificazione delle periferie e per la salvaguardia dell’agro romano; che reclamano i servizi, il potenziamento degli spazi sociali, il trasporto pubblico su ferro contro il dominio dell’automobile; che vogliono respirare aria pulita e non essere sottoposti all’inquinamento elettromagnetico; che chiedono la raccolta differenziata dei rifiuti contro discariche e inceneritori.

Sotto un cielo prima incerto e poi definitivamente volgente al bello e al sereno, Roma ha sfoderato una delle sue più belle e caratteristiche giornate primaverili in uno dei suoi luoghi più coinvolgenti e carichi di storia, la michelangiolesca piazza del Campidoglio. Qui i cittadini che si battono contro la privatizzazione della città e il dominio incontrastato dei palazzinari e degli speculatori, della finanza e della rendita immobiliare, hanno fatto sentire alta e forte la loro voce, hanno portato in piazza le vertenze aperte nei quartieri della capitale, hanno riproposto con decisione al Sindaco Alemanno, alla sua giunta, alle forze politiche capitoline di maggioranza e di opposizione, l’idea di una città pubblica, di tutti e non solo di pochi privilegiati. L’idea di una città che vuole trasformarsi e non più espandersi a macchia d’olio consumando quel che resta dell’agro romano, di una città che vuole riportare i suoi cittadini ad abitare e ripopolare il centro storico mettendo a frutto il patrimonio demaniale e pubblico del Comune e non più ‘’deportarli’’ in periferie sempre più lontane, degradate, senza qualità e senza funzioni. Un’Urbe che vuole arricchirsi di relazioni sociali e di spazi pubblici, una ‘’res pubblica’’, appunto, non una monarchia dominata dai soliti ‘’Re di Roma’’.

E’ stata una manifestazione a più voci. Tanti rappresentanti dei movimenti e dei comitati promotori della manifestazione si sono alternati al microfono illustrando le richieste scaturenti dalle vertenze aperte in tanti quadranti della città.

La folla dei partecipanti, popolare e multietnica, si è mescolata alla folla colorata dei turisti per lo più giovani scolaresche provenienti da altre parti d’Italia e d’Europa. Striscioni e cartelli hanno avvolto la piazza e la scalinata che da essa porta all’altura dell’Ara coeli, l’antica Arx capitolina dove sorgeva il tempio di Giunone Moneta e dove, accanto, era allocata la Zecca della Roma repubblicana.

Una delegazione dei manifestanti è stata poi ricevuta nella sala del ‘’Carroccio’’ dai capigruppo Dario Rossin per la maggioranza PDL, Gianluca Quadrana della ‘’lista civica’’ di Rutelli, Umberto Marroni del PD, Andrea Alzetta della lista arcobaleno.

Marcello Paolozza, a nome di tutti, ha illustrato un documento con le richieste qualificanti dei cittadini. Prima tra tutte quella di adottare una norma di salvaguardia urbanistica che impedisca, in assenza di vigenza del PRG sospeso dal TAR, un ritorno alla deregulation delle politiche urbanistiche. E non perché il PRG di Veltroni sia piaciuto o piaccia tanto è vero che si è ribadita la richiesta di una sua sostanziale revisione che ne azzeri le parti espansive e speculative a cominciare da alcune ‘’centralità’’ private inutili da cancellare insieme, come detto dall’urbanista Paolo Berdini, allo strumento degli ‘’accordi di programma’’ e delle compensazioni.. E poi l’emergenza delle emergenze: la casa. Anche qui, Bartolo Mancuso e Luca Fagiano dei movimenti di lotta per la casa, hanno chiesto un intervento immediato per le situazioni di maggiore sofferenza e un piano massiccio di edilizia residenziale pubblica cominciare dal riuso e dalla ristrutturazione di strutture dimesse di proprietà pubblica. Massimiliano Taggi dell’ ‘’ex Lavanderia’’ del S.M. della Pietà (ex manicomio) ha precisato che i comitati e le associazioni partecipative sono stanchi e rifiutano un modello partecipativo stantio che non dà risultati messo in campo dalla vecchia giunta Veltroni. Un modello che ha prodotto solo prese in giro e tentativi di coprire con un certo consenso sociale scelte puramente speculative all’insegna di un’espansione neoliberista della città. I cittadini vogliono risposte concrete a problemi concreti non balletti attorno a tavoli ‘’partecipativi’’ o ‘’concertativi’’ che assomigliano sempre più a sedute spiritiche dove i problemi evocati finiscono sempre per provocare la ‘’trance’’ degli amministratori e qualche volta anche quella degli amministrati. Le risposte sono state piuttosto deludenti. Di circostanza quelle di Marroni che dichiarandosi d’accordo su tutto forse non ha inteso la portata delle richieste e che, pur convenendo anche lui sull’opportunità di rivedere il PRG, ha poi precisato al vostro cronista che la revisione non deve riguardare i numeri del Piano ma solo le destinazioni. Cioè non i 70 milioni di mc. stabiliti ma i cambi di destinazione d’uso. Non la cancellazione delle espansioni ingiustificate ma la loro ‘’riconversione’’ cementificatoria. Anche Quadrana si è detto d’accordo con le richieste avanzate, salvo sulla questione degli inceneritori per la raccolta dei rifiuti che comunque, secondo lui e anche gli altri capigruppo presenti, sono ineliminabili. Ha poi lamentato una scarsa pressione dei comitati per far discutere dal Consiglio comunale le famose delibere di iniziativa popolare che, in violazione dello Statuto comunale, giacciono nei cassetti malgrado gli impegni assunti a più riprese dal Sindaco e dal Presidente del Consiglio comunale. Dimenticando che è il Consiglio fuori della legalità e che i comitati in proposito hanno fatto tutto il possibile in termini di pressione e di denuncia. Dario Rossin invece ha preferito, sostanzialmente, rievocare le responsabilità circa i problemi irrisolti, a cominciare da quello della casa, delle precedenti giunte di centrosinistra non dicendo praticamente nulla su che cosa vuole fare di concreto l’attuale amministrazione Alemanno.

Solo sulla ‘’clausola di salvaguardia’’ si è ottenuto un assenso di Marroni e Quadrana, mentre Rossin si è mantenuto nel vago chiamando in causa il ruolo della Commissione urbanistica.

Alla fine i rappresentanti dei comitati e dei movimenti hanno fatto presente che le richieste avanzate costituiranno oggetto di una mobilitazione dura e continua nei quartieri della città che non darà tregua all’amministrazione. La giunta e il Sindaco debbono capire che lo sviluppo e la trasformazione della città vanno discussi pubblicamente con i cittadini e non nelle segrete stanze con i ‘’Re di Roma’’.

Adotta Abitare A

Si è poi tornati in piazza per informare i manifestanti e per dare nuovi appuntamenti di lotta nella città che sarà solcata nelle prossime settimane e nei prossimi mesi da una ‘’carovana’’ di iniziative in vari quartieri.

E’ calato il tramonto sulla piazza michelangiolesca. Qui, nell’antica valle del Campidoglio c’era l’’’asylum’’ che accoglieva gli immigrati, per lo più schiavi, fuggiti dalle città circonvicine rendendoli liberi cittadini romani e qui, in seguito, i padroni a volte rendevano la libertà a qualche loro schiavo che si era particolarmente distinto e reso utile. Oggi ha dato ‘’asylum’’ a liberi cittadini che vogliono riprendersi una città su cui da troppi anni hanno messo le mani esclusivamente speculatori finanziari e palazzinari deturpandone il volto meraviglioso.


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