

Il nuovo Regolamento introduce la SCIA per installazioni immediate
La semplificazione amministrativa approda in Assemblea Capitolina, ma sul terreno del decoro urbano si apre subito un fronte di tensione con i Municipi del Centro storico.
Al centro del confronto c’è la proposta di delibera firmata dai consiglieri capitolini Valerio Casini e Francesca Leoncini (Italia Viva), che punta a rivedere il regolamento sulle insegne commerciali, fermo al 1997.
L’obiettivo dichiarato è alleggerire il carico burocratico per i commercianti, superando procedure ritenute ormai anacronistiche.
Ma nei territori più sensibili sotto il profilo storico e paesaggistico — in particolare il I e il II Municipio — la proposta viene letta come un possibile passo indietro sul fronte della tutela.
Il cuore della riforma è il passaggio dall’autorizzazione preventiva alla SCIA (Segnalazione certificata di inizio attività).
Oggi un esercente deve attendere il nulla osta degli uffici prima di installare un’insegna. Con il nuovo impianto normativo, invece, basterebbe presentare la pratica in modalità telematica e procedere contestualmente al montaggio.
Una svolta che, nelle intenzioni dei proponenti, renderebbe più rapido l’avvio delle attività commerciali. Ma è proprio questo automatismo a sollevare le maggiori perplessità.
Il II Municipio contesta il rischio che gli enti di tutela, a partire dalle Soprintendenze, non dispongano del tempo necessario per effettuare verifiche approfondite, soprattutto sugli edifici di pregio storico.
La proposta introduce anche modifiche sostanziali sul piano estetico. Si prevede l’apertura alle insegne a cassonetto, con altezza fino a 70 centimetri, e ai tubi al neon a vista, superando l’attuale vincolo che privilegia lettere singole in metallo o marmo, soprattutto nelle aree centrali.
Novità anche per le targhe professionali: la sporgenza consentita aumenterebbe da 3 a 4 centimetri e sarebbe ammessa la retroilluminazione a LED.
Un dettaglio che, secondo alcuni consiglieri municipali, rischia di trasformare strumenti informativi in vere e proprie forme di pubblicità luminosa.
Sul fronte delle vetrine, la percentuale di superficie copribile da messaggi promozionali passerebbe dal 25% al 33%, ampliando lo spazio destinato alla comunicazione commerciale.
Dal I Municipio arriva un fronte critico compatto. Nathalie Naim (Lista Civica) e Federico Auer (AVS) parlano apertamente di rischio “inquinamento visivo”, segnalando in particolare l’allentamento delle restrizioni cromatiche, con l’introduzione del colore rosso anche per marchi registrati, finora limitato in molte zone del centro.
Dal II Municipio, la consigliera Barbara Auleta (SCE) solleva invece un rilievo procedurale: “la delibera sarebbe stata trasmessa ai Municipi priva dei pareri di regolarità tecnica e contabile, passaggi considerati essenziali prima dell’espressione di un giudizio formale”.
La richiesta che arriva dai territori è netta: se si intende procedere con la SCIA, il regolamento dovrà contenere criteri oggettivi e prescrizioni estremamente dettagliate, tali da evitare margini interpretativi che possano incidere negativamente sulle facciate degli edifici storici.
Il confronto, dunque, si annuncia acceso. Da una parte l’esigenza di modernizzare le regole e sostenere il commercio; dall’altra la difesa del paesaggio urbano in una delle aree più delicate della Capitale.
Una partita che intreccia semplificazione e tutela, e che nelle prossime settimane potrebbe trasformarsi in uno dei dossier più sensibili per il Campidoglio.
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