Insolera e Italia Nostra ripropongono l’allarme urbanistico su Roma

La riedizione del celebre libro “Roma moderna” e il convegno sull’Agro romano con la partecipazione dei comitati aderenti alla Rete romana di mutuo soccorso
di Aldo Pirone - 16 Ottobre 2011

Venerdì scorso Italia Nostra ha riproposto l’allarme sulla cementificazione dell’Agro romano.

Nella vecchia cartiera Latina, sede del Parco archeologico regionale dell’Appia antica, numerosi intervenuti hanno discusso del tema “Agro romano tra conservazione e distruzione”. Con la sapiente regia di Annalisa Cipriani la mattina sono stati gli studenti dell’Istituto Tecnico Agrario "Giuseppe Garibaldi", con il Preside Prof. Franco Antonio Sapia e gli insegnanti, a discutere diffusamente del tema.

Anche l’ex presidente di Italia Nostra Carlo Ripa di Meana ha voluto dire la sua, colpito dall’interesse e dalla partecipazione dei ragazzi. E’ stato presentato anche un progetto riguardante l’asse di via Casilina dal comprensorio Casilino a Borghesiana che, ispirandosi al concetto di città-campagna, prevede la salvaguardia degli spazi agricoli rimasti promuovendone lo sviluppo produttivo e la trasformazione di via Casilina, con l’entrata in vigore della nuova linea C della metropolitana, in un grande boulevard con le numerose stazioni previste trasformate in spazi sociali e di riqualificazione di quartieri e borgate circostanti.

Il pomeriggio, sempre sullo stesso tema, c’è stato un dibattito appassionato con i comitati di quartiere di varie zone della città, con il sindacato Cgil rappresentato dalla segretaria del comprensorio Roma-sud Marina Pierlorenzi e da Antonio Castronovi, e con la presenza, anche se come al solito a singhiozzo per i soliti “improrogabili altri impegni”, di alcuni esponenti politici regionali (Montino del Pd, Nieri di Sel e Bonessio dei Verdi) e comunali (De Priamo del Pdl, presidente della commissione ambiente capitolina) tra i numerosi invitati.

Qualche giorno fa sui giornali è stato annunciato il ritorno in libreria di un libro fondamentale per la storia dell’urbanistica romana: "Roma moderna" di Italo Insolera (Edizioni Einaudi pagg. 403 euri 25); inizia con la Roma napoleonica e in quattro capitoli finali racconta, con la collaborazione di Paolo Berdini, la Roma dagli anni Ottanta a oggi. Due eventi, il convegno di Italia Nostra e la riedizione del libro di Insolera, che, anche se con punti di partenza diversi, arrivano comunque alla stessa conclusione: bloccare l’espansione a macchia d’olio della città è diventata la conditio sine qua non per la sua modernizzazione.

I comitati di quartiere, aderenti alla Rete romana di mutuo soccorso, intervenuti al Convegno d’Italia Nostra hanno concentrato la loro allarmata attenzione sulla salvaguardia di quel che resta al di qua e al di là del GRA dell’Agro romano. Un paesaggio di inestimabile valore ambientale, già corroso da una continua e secolare espansione urbanistica, è oggi sottoposto ad un assalto selvaggio.

Il concentrico attacco viene dalle giunte di centrodestra regionale e comunale. La Pisana ha lanciato il suo branco di famelici lupi con il piano casa che con l’emergenza abitativa c’entra come i cavoli a merenda. Il piano permetterà a chiunque, proprietario di capannone industriale, artigianale o commerciale, di trasformarlo in cubature residenziali senza tanti problemi. Per non essere da meno la giunta capitolina sorella, dismesse alla velocità della luce le iniziali velleità ambientaliste del sindaco Alemanno, ha sguinzagliato i suoi lupacchiotti sulle “ampie “praterie” delle centralità urbane metropolitane, già spalancate dal PRG di Veltroni, programmando densificazioni cubatorie, fino al raddoppio, per alcuni milioni di mc.

Per essere poi sicura che nulla sfuggisse alle fauci capienti delle simpatiche bestiole ha elevato a principio la concessione di altre cubature su terreni agricoli ai soliti “palazzinari” in cambio di infrastrutture pesanti come le nuove linee o i prolungamenti delle metropolitane che, una volta realizzate, saranno già insufficienti a coprire il fabbisogno di mobilità in una città che si allunga sempre di più, aggiungendo periferie a periferie senza qualità e senza funzioni.

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Il PRG veltroniano, con i suoi diritti edificatori, compensazioni, accordi di programma e ammennicoli vari, aveva già regalato alla rendita fondiaria la previsione di 65 milioni di metri cubi di cemento. Alemanno, per non fare la figura del parente povero, ne ha regalati finora ai soliti noti altri 17 milioni. Legambiente ha calcolato che nei suoi primi mille giorni di governo siano andati in pasto ai lupi cementizi 1.426 ettari di territorio; alla media di un campo di calcio al giorno è stata già consumata un’area vasta quanto la città di Salerno.

Ma il problema non è la particolare e singolare arrendevolezza, che pure c’è, di Polverini ed Alemanno agli interessi fondiari. La loro politica in fondo non fa che continuare quella che da oltre un secolo – come evidenzia, per tornare all’altro evento, il libro di Insolera – è dettata dai padroni della rendita speculativa che nessuna forza o coalizione politica, salvo la breve parentesi di Nathan agli inizi del Novecento e delle giunte di sinistra di Argan e Petroselli negli anni ’76-‘81, è riuscita a bloccare.

Un andazzo predatorio del territorio circostante la città che in questi ultimi 50 anni, anche per mancanza di una legge urbanistica nazionale suoi suoli che tagliasse inequivocabilmente gli artigli alla rendita, ha portato il consumo di suolo dagli 11.400 ettari del 1961 ai quasi 50.000 di oggi, con una popolazione che dai 2.300.000 è cresciuta di appena di 3-400.000 persone.

Insolera evidenzia bene nel suo libro l’inanità anche delle giunte di sinistra di Rutelli – che aveva promesso una rivoluzione urbanistica persasi nelle nebbie del “pianificar facendo” – e Veltroni smarritosi nei meandri dell’ “urbanistica contrattata” e ripropone un’aggiornata trasformazione della città a partire dal progetto Fori che fu di Benevolo e Cederna e ancor prima, durante l’occupazione napoleonica dell’urbe fra il 1809-14, del tentativo di attuare un piano regolatore da parte del prefetto De Tournon .

La modernità di Roma – secondo Insolera – è nella sua storia, nei suoi irripetibili e immensi giacimenti archeologici, di arte e cultura. E’ nella sua multietnicità incipiente. E’ nel suo territorio circostante, in quell’Agro romano da valorizzare per le bellezze paesaggistiche e per la produzione agricola.

Il vecchio maestro urbanista ha incontrato così in questi giorni, idealmente e culturalmente, i giovani studenti dell’Istituto agrario “Garibaldi” ma anche i cittadini dei comitati che, in varie e numerose parti di Roma, si battono contro la speculazione edilizia e il consumo di suolo e che ai politici presenti al Convegno – alcuni forse un po’ infastiditi dalle documentate e penetranti contestazioni – hanno posto un quesito molto semplice in vista delle prossime elezioni amministrative a cui tutti loro già stanno vistosamente preparandosi: alla città servono politiche alternative. L’alternativa da preparare è quella che sottrae la città a quell’intreccio fra rendita finanziaria e rendita fondiaria che domina e condiziona una politica debole e subalterna. Altrimenti l’alternativa sarebbe una semplice alternanza nella continuità del comando di lor signori. 


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