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Intervista di Andrea Catarci ad Abitare a Roma

Il presidente dell'XI: "Il Comune di Roma fa ostruzionismo. E la Regione Laziosta bloccando i nostri progetti di crescita"

Abbiamo  intervistato il presidente dell’XI municipio sui temi più caldi dell’attualità. Partendo dal piano di riordino della sanità nel Lazio. Tra i tagli previsti dalla Polverini, il CTO Alesini subirà una pesante destrutturazione, con una perdita di più di 70 posti letto e chiusura di alcuni reparti. Quali saranno le prossime mosse del Municipio?

Il Municipio ha fatto una prima manifestazione appena saputo dell’approvazione del piano, con una partecipazione basata sull’istinto, sulla volontà di reagire dei cittadini, all’ingresso del CTO, prendendo l’impegno di strutturare insieme una mobilitazione più ampia. Il 14 ottobre si è svolta una fiaccolata in difesa del CTO, a cui hanno partecipato circa 2000 persone.
Questo piano pensiamo due cose: 71 posti letto, chiusura del pronto soccorso e trasferimento dell’unità spinale, avviano inesorabilmente alla chiusura del CTO Alesini. Secondo, siamo convinti che si fa un danno all’intera sanità regionale. L’ospedale di via San Nemesio, con tutti i suoi problemi, rappresenta l’eccellenza, ad esempio nell’ortopedico traumatologico, per tutto il Lazio.
E’ un doppio danno: alla sanità locale, perché i quartieri di Garbatella e Tormarancia, presentano un forte tasso d’invecchiamento e togliendo ben 20 posti letto di area medica il Municipio XI, con i suoi 140 mila residenti, si ritroverebbe senza un nessun posto nell’area fondamentale della struttura, senza pronto soccorso.
Continueremo con le mobilitazioni, benché la Polverini continui ad ignorarle, perché siamo fermamente convinti che questo piano di riordino è decisamente sbagliato e inadeguato e non vengono neanche specificati il risparmio e tagli ai costi. In 3 mesi si distruggerebbe il diritto alla salute della Regione Lazio e verrebbero agevolate le strutture private, come il Campus Biomedico dell’Opus Dei e il Policlinico Casilino di Giuseppe Ciarrapico. Prossimo passo istituzionale sarà la richiesta di un incontro a Renata Polverini in cui avanzeremo tutte le nostre perplessità sul CTO e sul tutto il Piano di riordino, chiedendo il ritiro dei provvedimento riguardanti il CTO stesso, la struttura a Roma più mortificata, in attesa proprio del prossimo incontro con i sindacati, contando di fare un fronte comune con tutta la Regione Lazio.   Nei mesi scorsi sono emersi parecchi punti di disaccordo, soprattutto a causa del silenzio del Comune su molti argomenti (ex Fiera di Roma, movida di via Ostiense). Quanto penalizza il Municipio XI questo comportamento del Campidoglio?   Siamo fortemente convinti della necessità del dialogo, della partecipazione, del confronto, che però dal momento dell’elezione del sindaco Alemanno, non abbiamo mai avuto. Noi riteniamo la giunta comunale attuale assolutamente inadeguata a guidare la città.
I problemi di riqualificazione urbana che abbiamo sul nostro territorio sono tutti fermi. Quello
degli ex mercati generali, una delle più grandi trasformazioni avviate nel 2007, in questi due anni e mezzo non ha fatto un passo in avanti. Sarebbe dovuto essere un luogo denominato la “città dei giovani”, un progetto importante, ma in realtà ad oggi ancora nulla.
Da novembre/dicembre 2009 segnalavamo, insieme ai cittadini e al concessionario, una cordata di imprenditori guidata dai fratelli Toti, lo stato penoso in cui versavano i cantieri, creando disagi ai quartieri vicini, e che la sera c’era qualche povero senza tetto che ci trovava anche rifugio. Per mesi queste voci sono rimaste del tutto inascoltate, finché a giugno, quando si voleva riprendere i lavori, sono andati sul posto gli operatori edili, che hanno trovato uno scenario da laguna, con insetti, rane e persino un germano reale, un esemplare di anatra, che stava nidificando e, essendo protetto dalla normativa, si è dovuto attendere il termine del suo processo di nidificazione poi terminato a settembre 2010. Ma da quel momento ancora non si muove nulla.   Sulla ex Fiera di Roma è andata forse anche di peggio, perché ancora non si è compreso se vuol proseguire sull’idea del precedente Consiglio Comunale, sul quale il Municipio aveva comunque espresso contrarietà, oppure rinnovare il tutto.   Per mesi e mesi abbiamo tentato invano incontri, anche con l’assessore Corsini che non si è mai presentato a nessun incontro pubblico. Come Municipio abbiamo elaborato il nostro progetto con due elementi che lo contraddistinguono: riduzione delle cubature, dalle 288mila della giunta Veltroni a 120 mila massimo, e revisione delle funzioni d’uso, visto che la giunta Veltroni prevedeva anche la realizzazione di alcune case di pregio, peraltro inaccessibili.
Il nostro progetto è stato inviato a tutti, approvato dal Consiglio municipale, revisionato da urbanisti, dai comitati, però dell’assessore Corsini non c’è traccia.
Due anni e mezzo sono troppi per capire cosa si vuole fare, così come è incomprensibile osa vuole fare del progetto del Campidoglio 2, quello che andrebbe proprio alle spalle dell’Ostiense, dove andrebbero trasferiti tutti gli uffici amministrativi dal Campidoglio, lasciando là solamente la parte politica. Risultato: non è piaciuto il vecchio progetto, quello della precedente giunta, è stato così accantonato e tutto è fermo senza una ragione.
Noi stiamo lavorando perché non si facciano speculazioni, ma queste trasformazioni del territorio rimangono fondamentali.   Il mercato Garbatella, un progetto prima iniziato poi interrotto: quali sono state realmente le ragioni dell’interruzione dei lavori?   L’ultimo progetto è quello relativo al “contratto di quartiere”. Quel mercato, svuotato nel 2002, sta per essere completato, ma c’è il rischio che anche questo percorso non sia definitivo. Quella era una struttura degli anni ’50 e l’intervento era assolutamente necessario. Più di una volta si è dovuto intervenire sulle fondamenta, per assicurare la necessaria stabilità e da quello che mi è stato segnalato anche in questa ultima tornata di lavori, in corso ora, c’è stato un intervento sulle fondamenta, per la normativa entrata in vigore dopo il terremoto dell’Aquila, togliendo parte delle risorse economiche. L’assessore Ghera, nella polemica politica riguardo i soldi che non c’erano, ha detto molte banalità, come la storia dei fondi finiti perchè spesi sull’Urban Center di via Odero, o che erano stati dati al centro sociale “La strada”. Cose false, indimostrabili, visto che l’Urban Center è stato realizzato con tutti altri finanziamenti e il centro sociale “La strada” non ha mai preso un soldo in nessuna maniera. Piuttosto rigiro la domanda all’assessore Ghera: dove sono andati a finire quei soldi?   Ma esiste già una data, un periodo, da considerare per la chiusura dei lavori?   I lavori stanno comunque andando avanti, ma si pone un altro problema: molti degli operatori che c’erano non vogliono rientrare, quindi dobbiamo fare altre scelte: o con un nuovo bando per riassegnare gli spazi, o una scelta mista parzialmente commerciale. Stiamo vagliando nuove possibilità, pronti ad ogni evenienza, però ci si deve consegnare una struttura finita. Ufficialmente doveva essere settembre scorso, ma comunque restiamo fiduciosi che entro l’anno si possa terminare.   Negli scorsi mesi abbiamo visto quanto il Municipio stia facendo per la demolizione degli abusi edilizi. A che punto è questo lavoro, portato avanti con l’ausilio responsabile dell’ufficio regionale anti-abusivismo Massimo Miglio?   E’ un lavoro che ha dato tanti frutti, dal giugno, luglio del 2009, quando lo abbiamo avviato, fino a marzo, aprile 2010, quando abbiamo subito un brusco stop. Tante sono state le demolizioni fatte: la villa di Gaucci, il parcheggio di Scarpellini, il supermercato della proprietà Cavicchi, per citare i nomi più noti. Importante però è stato anche l’intervento di recupero di una cisterna romana, molto difficile e oneroso, con tanto di archeologi presenti sul territorio. Abbiamo creato un senso di attenzione sull’Appia Antica. Ci sono stati proprietari, autori di alcuni abusi, che sono venuti loro presso di noi al Municipio, autodenunciando il loro abuso quindi demolendo di loro volontà, per paura che arrivasse il Municipio XI. Da tempo noi abbiamo pronta una mappa degli abusi. Abbiamo quindi dato dimostrazione a vari enti di come il pubblico possa fare il controllo del territorio, una lotta all’abusivismo, in quella che è una delle vie più belle, la Regina Viarium, ed il parco più bello del mondo, il Parco dell’Appia Antica.
Abbiamo fatto dei protocolli d’intesa con Regione Lazio, Ente Parco e Sovrintendenza Archeologica di Stato, grazie anche al lavoro prezioso di vigili urbani e guardiaparco, indicando ognuno cosa dovesse fare. In questo grande è stato il lavoro di Massimo Miglio, anche nel tessere i rapporti con le altre istituzioni. Dall’estate 2009, fino al marzo 2010 non ci venne segnalato nessun nuovo abuso, tale è stato capillare il lavoro, perché c’era la sensazione che tutto era sotto controllo. Purtroppo, dopo che le elezioni regionali hanno avuto un certo esito, l’ufficio è stato smantellato, Massimo Miglio trasferito e, da quel momento, nonostante le nostre richieste, mostrando a più riprese i protocolli firmati, non c’è stata alcuna risposta, bloccando di fatto quella sinergia, dove la Regione Lazio era fondamentale, visti i finanziamenti e vista la possibilità di reperire le ditte per lo smantellamento. Noi avremmo tutto per ripartire nuovamente, pronti ad effettuare anche un centinaio di interventi, ma siamo bloccati, visto che neanche dal Comune di Roma c’è arrivato un euro per la lotta all’abusivismo edilizio, nonostante il 70% del Parco dell’Appia Antica sia proprio in questo municipio. Comune di Roma e Regione Lazio di fatto tutelano l’abusivismo edilizio, lasciando spazio al deturpamento dell’area.   Di qualche mese fa la notizia dell’approvazione di un piano di urbanizzazione del quartiere Roma 70. Proprio in quell’area i residenti stanno combattendo la battaglia contro il prossimo quartiere “I-60”. Anche quello verrà rivisto secondo nuovi standard o i residenti saranno destinati ad essere circondati da questa enorme costruzione?   La trasformazione I-60 è una trasformazione onerosa per il quartiere, dal punto di vista socio urbanistico sarà un aggravio pesante sulla strada di via Grotta Perfetta, già molto impegnata. Bisogna però ricordarsi la storia di quella zona per poter essere seri. Quando venne approvata quell’ edificazione, paradossalmente nel territorio brindammo (io non ero presidente di Municipio), perchè sconfiggemmo quella che era la pù grande speculazione edilizia su Roma quegli anni: l’edificazione di Tormarancia, dove erano previsti 3 milioni di metri cubi. La giunta Veltroni rischiò di cadere per quel provvedimento, raggiungendo la maggioranza per un voto. Quella battaglia fu vinta da noi territorialmente, ma non vinse la città, perchè quella logica perversa delle “compensazioni” permetteva ai costruttori di avere in cambio dei territori, molto pregiati urbanisticamente nel caso della tenuta di Tormarancia, riducendo però i metri cubi a 400mila. Questo è paradossalmente un frutto delle battaglie vinte negli anni passati. Noi abbiamo fatto anche degli atti approvati nel consiglio del Municipio, lettere del sottoscritto, richieste al sindaco che c’ha risposto “Non si può fare niente, non si può cambiare nulla” (la lettera venne anche recapitata alla stampa).
Noi pensiamo che quel progetto vada rivisto, che debbano essere ulteriormente ridotte le cubature, ma su questo ci hanno preso un po’ in giro: si è fatto finta di ridurre le cubature, si è detto di fare i palazzi meno alti, ma poi ne sono stati progettati un numero maggiore. Non sappiamo se qualcuno andrebbe ad avere qualche interesse leso, non ci interessa, ma si deve lavorare sulla mobilità. All’inizio il progetto era legato alla realizzazione della metropolitana D finoai Granai di Nerva, nella previsione del Piano Regolatore. Così come era previsto si facesse il sottopasso dell’Appia, con tante previsioni che facevano pensare si stessero realizzando delle fortificazioni delle infrastrutture di zona. Una alla volta però sono venute meno, sono sparite all’improvviso, se non una stradina tra i Granai di Nerva e via del Tintoretto.   Ed in questo momento in che fase si trovano i lavori dell’I-60?   Capirlo sarebbe una cosa interessante. Abbiamo approvato anche degli atti dove abbiamo detto al Comune “dobbiamo rivederlo”, “sediamoci al tavolo tutti insieme, anche con comitati ed associazioni”, ma il Comune di Roma, evidentemente impaurito, non fa altro che confermare che si deve fare.   Ma non ci fu, con la giunta precedente di Veltroni, la possibilità di rivedere progetti di questa portata?   La possibilità c’era, benché la discussione fosse complicata. Per l’I-60 il discorso era ancora più complicato. Ogni volta che personalmente incontravo il sindaco, che lo invitavo a ridiscutere anche di I-60, lui mi rispondeva “Catarci ma che vuoi, ti abbiamo levato due milioni e mezzo di metri cubi e te ne abbiamo messi duecento mila. Abbiamo cementificato in tutta Roma per non cementificare a Tormarancia e mi stai chiedendo di toglierti anche quei duecento mila?”. Prima tra una battuta ed uni scherzo si parlava, ora invece c’è il silenzio, a me non arriva nulla sui progetti futuri, come l’esempio del Campidoglio 2.   In ultimo una battuta su un argomento forse più leggero: tessera del tifoso si o tessera dl tifoso no?   Purtroppo è un argomento serissimo. La tessera del tifoso è una speculazione che avviene sulla passione di milioni di persone perché è un’opera di “fidelizzazione” da cui trarranno profitto le banche interessate, più forse le società di calcio, che ha come corollario una schedatura preventiva di tutti coloro i quali andranno allo stadio. Questo sempre secondo quell’equazione fuorviante, schizoide, che allo stadio ci vanno gli animali. Io ci vado da quando ho 12 anni e quindi mi sento colpito. Ancora di più mi chiedo come possa essere sottovalutato un passaggio: quello che negli ultimi anni è stato sperimentato dentro lo stadio, spesso è stato portato fuori. Esempio: il provvedimento chiamato DASPO di cui parla il ministro Maroni, vuole essere riportato nella vita comune con l’introduzione dell’ASBO (ndr. Anti-Social Behaviour Order), di natura “Thatcheriana”, agli individui identificati come pericolosi per la società, quindi cui viene impedito loro di esercitare alcuni diritti. Sono preoccupato quindi per l’operazione tessera del tifoso e sia per gli effetti futuri sulla società.

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