La nuova chiesa di Prato Fiorito dedicata a San Massimiliano Maria Kolbe

Viaggio tra i fedeli della periferia
di Gianmaria Ercoli - 27 aprile 2009
Il 26 aprile 2009 è stata una domenica con il cielo un po’ grigio ma senza alcun dubbio piena di luce per i fedeli di Prato Fiorito a Roma, che hanno partecipato numerosissimi alla celebrazione della Santa Messa per la dedicazione della nuova chiesa a San Massimiliano Maria Kolbe.  

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Correvano gli anni ‘90 quando, come qualcuno di Prato Fiorito-Ponte di Nona ricorda, Padre Piero con la sua barbetta ed i suoi saggi anni cercava il ferro per ricavare i fondi di un bel progetto, quello di una nuova chiesa per la borgata di Ponte di Nona, oggi meglio conosciuta come Prato Fiorito. In quegli anni nella borgata non c’era un parco ma una marrana, non c’erano le strade asfaltate e mancava oltre all’illuminazione pubblica anche qualche fogna.  

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Se fosse ancora tra noi oggi, domenica 26 aprile 2009, avrebbe potuto gioire della nuova chiesa intitolata a San Massimiliano Maria Kolbe.  Anche se non sono questi i frutti di quella sua raccolta di ferro.
Per 24 anni i fedeli della borgata, oggi quartiere, hanno partecipato alle cerimonie religiose in una chiesa provvisoria di circa 250 mq (foto vecchio edificio parrocchiale).  
 

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il percorso di questo progetto, che prevede la nuova chiesa limitrofa al parco, completa l’iter seguito dall’amministrazione comunale con la partecipazione dei cittadini, comitato di quartiere, movimenti politici, associazioni di cittadini e consortili. Come pubblicato anche dal sito ufficiale del Comune di Roma.

«C’è stato un grosso impegno da parte dell’Opera romana per la provvista delle nuove chiese e da parte del parroco – sottolinea il vescovo Ernesto Mandara, direttore dell’Opera stessa – per trovare una soluzione. E mentre veniva elaborato il progetto, il Comune ha risanato la zona creando un bellissimo parco, al cui interno c’è proprio il terreno per la chiesa. Si è passati da una situazione di estrema precarietà a una diametralmente opposta». Questa  riqualificazione riguardava un’area degradata di circa 8 ettari accanto al fosso di pratolungo, affluente dell‘aniene, appartenente al sistema delle acque pubbliche provinciali. Così nasce anche il parco dell’acqua e del vino, unico nel suo genere.  (link al sito del quartiere www.pratofiorito.net).
A un quartiere fino a oggi privo di strutture aggregative infatti il nuovo centro parrocchiale offrirà anche uno spazio esterno adibito in parte a verde e in parte destinato ad ospitare presto un oratorio già in fase di progettazione.
In più, continua il vescovo Mandara, «tutte le opere parrocchiali (casa canonica, sale per le catechesi, uffici) affacciano su una corte interna coperta. Un grande luogo di incontro per tutti i parrocchiani». A fare da cerniera tra questo spazio dedicato alle opere parrocchiali e l’aula liturgica, la cappella feriale, nella quale è custodita l’Eucaristia. Per la diocesi, rileva il vescovo, «è motivo di grande soddisfazione essere riusciti a realizzare in un quartiere privo di altri spazi aggregativi un centro parrocchiale che sarà molto significativo anche per la vita sociale del territorio». 

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Era domenica 21 gennaio del 2007 quando fù celebrata la Benedizione della prima pietra, con la processione che ha attraversato il parco partendo dalla vecchia parrocchia fino all’area di cantiere di quella che oggi è la bellissima chiesa di Prato Fiorito. Questo il primo passo che ha sancito quel percorso, il cui apice si è concretizzato con questa cerimonia presieduta dal Cardinal Agostino  Vallini, alla presenza del Vescovo Mandara, Don Giuseppe – parroco di Prato Fiorito (foto a destra il quarto) e molti altri presbiteri. 

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Alla cerimonia di circa 3 ore che rappresenta, per così dire, il battesimo e la cresima di questa nuova chiesa hanno partecipato circa un migliaio di persone, distribuite nella bellissima Capella ottagonale il cui retablo (foto sopra) è stato dipinto da Kiko Arguello e nelle 2 sale della nuova parrocchia dove i proiettori permettevano ai fedeli di seguire la cerimonia.
Altre 200 sedie circa erano predisposte anche nel cortile della parrocchia.   

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Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.L’altare era completamente spoglio, all’inizio delle liturgia, il Cardinale ed e i sacerdoti concelebranti entrando non hanno salutato l’altare con il bacio di venerazione. Dopo la consegna della chiesa da parte del  responsabile del Vicariato al Parroco insieme agli strumenti giuridici il Cardinale ha benedetto l’acqua e con essa tutti i fedeli presenti. E’ proprio questo il gesto che richiama il battesimo sostituendo l’atto penitenziale della celebrazione.  
 
Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.Nella periferia di Roma, oggi si erge davvero un bellissimo edificio religioso. Progettato dall’architetto Mattia Del Prete, con la pala d’altare a ridosso del presbiterio. La casa canonica, le aule per la catechesi e gli uffici parrocchiali affacciano tutti su una corte interna coperta, spazio aggregativo per i fedeli.  
La nuova chiesa rappresenta un grande passo avanti per il percorso neocatecumenale guidato da Don Duilio e Don Giuseppe, i parroci di questa parrocchia, ed una nuova casa del Signore per moltissimi fedeli che finalmente hanno modo di partecipare alle celebrazioni religiose senza restrizioni di spazio, non da ultimo un tassello in più che rilancia e riqualifica una periferia troppo spesso dimenticata ed unisce ancora una volta i fedeli, come detto anche dal cardinale nella sua predica,  delle due aree del quartiere a nord-est e a sud-ovest del parco e della parrocchia. Prima di oggi in  un salone di questa parrocchia è stata celebrata anche la domenica delle Palme e la benidizione delle campane celebrata poco prima.    Massimiliano Kolbe Massimiliano Maria Kolbe nasce nel 1894 a Zdunska-Wola, in Polonia.  Entra nell’ordine dei francescani e, mentre l’Europa si avvia a un secondo conflitto mondiale, svolge un intenso apostolato missionario in Europa e in Asia.  Nel 1941 è deportato ad Auschwitz. Qui è destinato ai lavori più umilianti, come il trasporto dei cadaveri al crematorio. Nel campo di sterminio Kolbe offre la sua vita di sacerdote in cambio di quella di un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. Muore  il 14 agosto 1941. Giovanni Paolo II lo ha chiamato «patrono del nostro difficile secolo». La sua figura si pone al crocevia dei problemi emergenti del nostro tempo: la fame, la pace tra i popoli, la riconciliazione, il bisogno di dare senso alla vita e alla morte. Se non è il primo è senz’altro fra i primi ad essere stato beatificato e poi canonizzato fra le vittime dei campi di concentramento tedeschi. E’ stato beatificato il 17 ottobre 1971 con papa Paolo VI e poi è stato canonizzato il 10 ottobre 1982 da papa Giovanni Paolo II, suo concittadino.


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