

Un traffico illegale di cui si parla poco ma che muove circa 300 milioni di euro all’anno
Un traffico illegale di cui si parla poco ma che muove circa 300 milioni di euro all’anno. È quello dei cuccioli di cane e di gatto provenienti dai Paesi dell’Est. Sono diretti in Francia, Spagna e Germania. Oppure destinati a noi italiani. È un vero e proprio business di cui Roma rappresenta uno dei principali snodi di passaggio.
Tra il 2007 e il 2008 il Corpo Forestale dello Stato, nella sola capitale, ha sequestrato oltre 40 cuccioli, 18 dei quali stavano per essere venduti a un ‘grossista’ romano. Ma il sommerso è un numero inestimabile. Secondo quanto denuncia la Lav (Lega anti vivisezione), ogni giorno in Italia arrivano magliaia di cuccioli di gatti di razza (siamesi, persiani, chinchilla) provenienti dalla Slovacchia, Polonia, Romania e Repubblica Ceca. I cani più richiesti, invece, sono quelli di piccola taglia, soprattutto schitzu, west highland, carlini e arrivano direttamente dall’Ungheria.
Una cosa in comune: sono trasportati in piena clandestinità. Stipati e nascosti nel bagaglio di un auto o nel container di un camion. Trasportati in treno o anche in aereo. Il tragitto può durare fino a 11 ore. Circa il 40% dei cuccioli muore subito dopo il viaggio o nei primi mesi di vita. «La mortalità – denuncia la Lav – è elevata almeno quanto il prezzo che viene pagato da incauti acquirenti che nel miraggio di risparmiare, pur di avere cani di razza, si affidano a commercianti privi di scrupoli, scambi ai caselli autostradali, consegne a domicilio dopo contatti via e-mail». I cuccioli muoiono: di parvovirosi e di cimurro, infestati da parassiti intestinali, con patologie ereditarie. I proprietari piangono, si indignano, oppure accettano un altro cucciolo di sostituzione. Il commercio illegale intanto prospera, indifferente e sprezzante della normativa sanitaria, del benessere degli animali e degli obblighi fiscali. Il motore che muove questo commercio è il grosso risparmio per l’acquirente finale. Un cucciolo straniero, infatti, vale fino a 20 volte in meno del suo corrispettivo italiano. Un cane di razza, di origine ungherese, può essere venduto a 200 euro. Lo stesso cane, una volta “trasformata” la sua origine da Est europea a italiana costerà anche 1500 euro.
Durante un convegno tenutosi nella capitale, la Lav ha messo in evidenza come importare animali non vaccinati sia altamente pericoloso anche per l’uomo: «Esiste il rischio di reintrodurre malattie pericolose come la rabbia, ormai scomparsa nel nostro Paese ma endemica nell’Est Europa».
Da Libero 14.04.2009
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.