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Malattie cardiovascolari prima causa di morte in Italia

Cardiologi Sic: Ascoltate il cuore e prendetevene cuore. Fedele: Allarme per il cuore dei giovani

“Arrivare al cuore dei giovani di tutta Italia!” è l’invito lanciato da Francesco Fedele, presidente Fondazione Italiana Cuore e Circolazione-Onlus, durante il 72esimo Congresso nazionale della Sic (Società italiana di cardiologia). Il congresso, che si è svolto a Roma dal 10 al 12 dicembre, ha messo in primo piano il cuore dei giovani: su 100 ragazzi apparentemente sani 19 hanno un problema di cuore.

Durante il Congresso ben due tavole rotonde hanno discusso i risultati relativi allo screening elettrocardiografico eseguito su più di 4.000 studenti delle ultime classi degli istituti di istruzione secondaria della Calabria, del Lazio, della Lombardia, del Piemonte, della Sicilia, della Toscana e del Veneto. “I risultati, alquanto significativi, – dichiara Fedele – confermano i dati ottenuti lo scorso anno su un campione più piccolo relativo a Roma e provincia. In una popolazione di ragazzi apparentemente sani, nel 19% sono presenti anomalie elettrocardiografiche meritevoli di approfondimento diagnostico. Anche i dati anamnestici sono degni della massima attenzione, poiché circa il 13% dei ragazzi presenta familiarità per malattie cardiovascolari, il 18% presenta abitudine tabagica, l’11% fa abuso di alcol e pratica il cosiddetto binge drinking, il 6% dichiara di fare uso di sostanze stupefacenti”.

Oltre al cuore dei giovani i cardiologi italiani sono preoccupati del considerevole aumento negli ultimi anni delle malattie cardiovascolari. Ancora una volta le malattie cardiovascolari si confermano come prima causa di morte in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat nel Lazio, su 51.296 decessi, 20.314 sono dovuti a patologie cardiovascolari e 15.889 a tumori. La provincia più colpita è stata quella di Roma (14.085 decessi).

“Che le malattie cardiovascolari siano la principale causa di morte in Italia non è una novità. Ma non è sempre stato così – afferma Salvatore Novo, presidente della Sic – Nei 150 anni dell’Italia è un primato che ‘conquistato’ negli anni, correndo di pari passi ai cambiamenti sociali (si è allungata la vita media) e ai progressi scientifici (pensiamo solo agli antibiotici). All’indomani dell’Unità d’Italia le malattie dell’apparato respiratorio, dell’apparato digerente, le malattie infettive e parassitarie facevano molte più vittime delle malattie del sistema circolatorio e dei tumori”. Il presidente Sic prosegue e fa un appello: “E’ necessaria una maggiore cultura cardiologica nella società e nelle istituzioni”. “E’ importante – prosegue Novo – avviare una discussione fattiva sul futuro della cardiologia anche tra quanti operano in questo ambito. Per questo sono stati organizzati simposi più squisitamente ‘politici’ proprio per discutere delle prospettive di sviluppo della cardiologia, in campo assistenziale e accademico: anche in un contesto economico di continua riduzione delle risorse, i cardiologi vogliono riaffermare l’unitarietà della cardiologia nell’ambito dell’assistenza sanitaria, universitaria e ospedaliera, pubblica e privata, in accordo a quanto scritto nel Documento sulla struttura e organizzazione funzionale della Cardiologia in Italia”.

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