Laboratorio Analisi Lepetit

Marco De Santis, tappezziere artigiano a Centocelle dal 1966

In via dei Gelsi 19/F sempre al servizio dei clienti
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 9 Ottobre 2012

In via dei Gelsi 19/F a Centocelle si affaccia il laboratorio di tappezzeria artigianale di Marco De Santis, che intervistiamo.

Quando parte la sua attività, signor Marco?

Nasce nel 1966, l’anno dei Mondiali di calcio, con mio padre e mio fratello Antonio che già lavoravano come tappezzieri. La mia avventura qui è iniziata sin da quando ero un bambino all’età di 12-13 anni. Appena dopo aver finito le scuole elementari mio padre mi disse: o continui a studiare oppure vieni a lavorare in bottega. Scelsi la bottega.

Da quali lavori ha iniziato?

Ho cominciato aiutando mio fratello, facendo le pulizie e riordinando il negozio. Con il passar del tempo ho imparato il mestiere e l’ho fatto mio, fino a prendere nel 1983 le redini del laboratorio, non appena mio fratello ha ottenuto un posto pubblico.

E poi?

Ho continuato sempre qui in questa stessa sede e nello stesso laboratorio. Il lavoro è sempre andato abbastanza bene, e a poco a poco sono riuscito a conquistare la fiducia dei clienti.

Il suo è un lavoro di fiducia…

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Sì, infatti i clienti mi accolgono nelle loro case; entro nell’intimità delle camere dove mi presento per vedere il lavoro, prendere le misure, dare consigli. Tanti clienti non sanno neanche dove si trova il mio laboratorio, a loro basta vedere come lavoro e i risultati soddisfacenti che ottengp. Questo genere di attività si sviluppa con il passaparola; per questo è necessario svolgere al meglio il proprio lavoro.

Quali le ragioni e il segreto del successo della ditta?

Lavorare in modo onesto e pulito rispettando sempre gli appuntamenti e le consegne, chiedendo magari qualche giorno in più per terminare. La chiarezza è fondamentale. Per rassicurare i clienti sono solito dire sempre loro che prima finisco prima prendo i soldi come per ogni lavoro.

Come ricorda il quartiere al momento della fondazione della ditta?

Centocelle è sicuramente migliorato nei servizi, ma è peggiorato nei rapporti umani. Non ci si conosce fra vicini di casa e questo mi dispiace molto perché in questo palazzo c’è ad esempio un signore che mi ha visto addirittura nella pancia di mia madre. Ci incontriamo per strada ma non intratteniamo più rapporti accettabili, viviamo da estranei l’uno con gli altri. Per il resto abbiamo più sevizi, negozi, ospedali, supermercati… e questo è il mio quartiere, dove vivo e lavoro e per nessuna ragione andrei mai via da Centocelle.

Come sono cambiati i comportamenti dei clienti?

In questo momento, come lavorazioni ci dividiamo tra il modernariato e lo stile più antico ed elaborato. Il contatto rimane sempre la cosa più importante. Ho servito intere generazioni tenendomi sempre aggiornato sulle nuove esigenze del mercato e i mutati gusti dei clienti. Proprio questo fa la differenza nel nostro mestiere: quella tra l’arte ed il lavoro, non per nulla siamo artigiani. Amo rendere partecipe il cliente del mio lavoro in laboratorio, facendogli vedere ogni passaggio sino alla consegna.

Come si prospetta la situazione attuale di grave crisi riferita alla sua attività?

Impedire la chiusura dei piccoli negozi non dipende solo dai negozianti, ma gli affitti che diventano sempre più cari e non si riesce davvero ad andare avanti perché i margini di guadagno si sono assottigliati e sono diventati sempre più aleatori. Io rimango in piedi perché ho solo questo da fare, e solo questo mi piace fare, anche se non lo nascondo, se mi proponessero un lavoro da 2.000 euro al mese, lascerei subito, anche se mi dispiacerebbe per i miei clienti. Ma mantenere un’attività come la mia sta diventando sempre più insostenibile. 


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