Mercato di Casal Bertone: la parola ai commercianti

Il punto di vista dei proprietari dei venticinque banchi della storica sede di via Cesare Ricotti in attesa dell'allestimento del nuovo mercato rionale
di Elena Chimenti - 31 Maggio 2010

Nel progetto di riqualificazione urbanistica di Casal Bertone varato nel 2005 era previsto espressamente, fra le altre cose, lo spostamento del mercato rionale dall’attuale ubicazione ad un altro spazio posto in via A. Pollio – angolo via Di Casalbertone, dirimpetto al Centro Commerciale Auchan. Quanto ai tempi di esecuzione, l’accordo di programma prevedeva la conclusione dei lavori entro due anni dalla posa in opera dei rispettivi cantieri: in realtà, come spesso accade per le opere pubbliche, a causa di una serie di fermi e rallentamenti di varia natura, i lavori non sono ancora stati terminati.

“Abitare a Roma” si era occupato della questione raccogliendo le testimonianze di alcuni abitanti del quartiere contrari allo spostamento del mercato. Sulla vicenda, si esprimono oggi i proprietari delle venticinque licenze, ansiosi di illustrare il loro punto di vista.

E’ così che si entra in contatto con uno spaccato di vita quotidiana molto diverso da quello che si immagina, fatto di condizioni di vita e di lavoro precarie e disagiate: i negozianti dicono che il mercato di via Ricotti rappresenta una realtà da sempre abbandonata a sé stessa, mai presa in seria considerazione dai vertici del V municipio, nonostante le numerose richieste e proteste susseguitesi nel corso degli anni. Qui le condizioni di lavoro sono sempre state difficili: le strutture in ferro dove si trovano taluni dei banchi sono arrugginite e logorate dall’usura e dalle intemperie, si soffre il freddo in inverno ed il caldo in estate, mancano gli allacci alle utenze, mancano i servizi sanitari. Di conseguenza, i venditori vivono tutti i giorni una situazione di estremo disagio, aggravata dal fatto di dover commerciare i loro prodotti, per larga parte alimentari, facendo i conti con il continuo passaggio di autovetture di ogni tipo in una strada mai chiusa al traffico, coi relativi ed ovvi inconvenienti anche per i cittadini.

In questa situazione precaria e difficile, nei primi mesi del 2004 le Amministrazioni si interessano finalmente al problema, prospettando agli ambulanti la possibilità di essere spostanti in un’area di nuova concezione. Vengono predisposti una serie di incontri congiunti che vedono i commercianti e le associazioni rappresentative del quartiere da una parte e le istituzioni municipali e comunali dall’altra, all’esito dei quali si vara il nuovo progetto del mercato, che prevede per l’appunto l’allestimento di una zona riservata, molto più spaziosa, rigorosamente chiusa al passaggio delle auto, fornita delle utenze e dei servizi di base più volte richiesti e mai ottenuti. E’ ovvio che i banchisti pretendono garanzie, interloquiscono più volte con i vertici municipali e con la società esecutrice dei lavori, nell’alveo di una procedura partecipata volta ad ottenere il serio impegno che le promesse fatte non vengano disattese nella pratica dei permessi, delle licenze e delle burocrazie.

Il progetto di allestimento del nuovo mercato rionale, così come concepito, rappresenta per i negozianti una conquista: essi si augurano che la relativa area venga realizzata in aderenza ad esso, che non disattenda le loro legittime aspettative e che sia data in consegna prima dell’inverno, per non dover sopportare la rigidità dei mesi freddi nelle condizioni indecorose di vita e lavoro ingiustamente subite fino ad oggi.

Va segnalato come i lavori sul cantiere di via A. Pollio siano stati bloccati a causa del ritrovamento di reperti archeologici nel sottosuolo. Proprio in questi giorni, è previsto un incontro fra i proprietari dei banchi, i loro rappresentanti e l’Ingegnere responsabile dei lavori per concordare le necessarie variazioni esecutive e le relative tempistiche.
Si spera e ci si augura che il quartiere guardi con rinnovato entusiasmo allo spostamento, per il bene soprattutto dei proprietari delle licenze, che meritano condizioni di vita e di lavoro di gran lunga migliori rispetto a quelle sopportate ingiustamente per molti, troppi anni.

La Sposa di Maria Pia

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