Ncc, la Consulta boccia il decreto Salvini: “Viola le competenze regionali”. L’Unione Consumatori: “Il ministro si dimetta”

Lo Stato secondo i giudici ha invaso le competenze regionali sul trasporto pubblico locale

Colpo di scena sul fronte Ncc. La Corte costituzionale ha bocciato il decreto del Ministero dei Trasporti guidato da Matteo Salvini che imponeva nuovi vincoli al servizio di noleggio con conducente.

Con la sentenza n. 163 del 2025, depositata oggi, la Consulta ha accolto il ricorso della Regione Calabria, guidata da Roberto Occhiuto, riconoscendo che il decreto ministeriale aveva invaso le competenze regionali in materia di trasporto pubblico locale.

Secondo i giudici costituzionali, le restrizioni introdotte dal provvedimento – presentato dal dicastero come misura a tutela della concorrenza – erano in realtà sproporzionate e lesive della libertà d’impresa, finendo per favorire il servizio taxi a discapito degli Ncc.

In particolare, la Corte ha annullato tre punti chiave del decreto:

l’obbligo di attendere almeno 20 minuti tra la prenotazione e l’inizio del servizio, se la corsa non parte dalla rimessa;

il divieto per hotel, agenzie di viaggio e tour operator di stipulare contratti di durata con operatori Ncc;

l’obbligo per gli autisti di usare esclusivamente l’applicazione informatica ministeriale per compilare il foglio di servizio elettronico.

Un tris di vincoli che, secondo la Consulta, viola la Costituzione e reintroduce, “dalla finestra”, limiti già dichiarati illegittimi nel 2020 con la sentenza n. 56.

L’attacco dei consumatori: “Regalo ai tassisti, Salvini si dimetta”

Durissimo il commento dell’Unione Nazionale Consumatori, che parla apertamente di “regalo alla lobby dei tassisti” e chiede le dimissioni del ministro Salvini.

“Il ministro ha ignorato le precedenti sentenze della Consulta e del Tar, cercando di aggirarle con un atto amministrativo che limita la libertà economica garantita dall’articolo 41 della Costituzione”, ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’associazione.

Dona ha poi definito “assurda” la norma che imponeva ai conducenti Ncc di attendere venti minuti tra una corsa e l’altra:

“Era un modo per far rientrare dalla finestra l’obbligo di rientrare in rimessa già bocciato dalla Consulta: una sorta di siesta forzata che danneggia imprese e consumatori”.

La decisione della Corte rappresenta dunque una nuova battuta d’arresto per il ministero dei Trasporti, già alle prese con le tensioni sul fronte taxi e la regolamentazione delle piattaforme digitali.

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